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Le sei tappe della risalita battesimale

Aperto il nuovo anno pastorale diocesano. Sei tappe tematiche per coinvolgere tutte le comunità, con l'obiettivo di essere testimoni e missionari nella comunità cristiana, nel mondo, nella storia.

Parole chiave: anno pastorale (24), diocesi treviso (171), vescovo gardin (184)
Le sei tappe della risalita battesimale

Invitare, testimoniare, sperare, servire, allargare, rimanere nell'amore. Sono sei verbi che caratterizzano la vita del battezzato adulto nella fede. O, meglio i sei verbi scelti dal vescovo di Treviso, mons. Agostino Gardin, per sottolineare le caratteristiche della “risalita battesimale”. Se infatti lo scorso anno pastorale ci aveva visto riflettere sul nostro essere “immersi” in Cristo nel Battesimo, quest’anno l’accento sarà posto proprio sulla risalita, sulla nostra vita cristiana nella vita di ogni giorno, sul nostro essere al tempo stesso discepoli e missionari. Per questo, in sei domeniche dell’anno liturgico, tutte le comunità della diocesi saranno chiamate a sostare su questi sei verbi, attraverso momenti di catechesi e la valorizzazione di un momento della liturgia domenicale attraverso un segno.

Ad annunciare l’obiettivo dell’anno pastorale è stato lo stesso Vescovo, nel corso della veglia, come sempre molto partecipata, che si è svolta nel tempio di San Nicolò venerdì 19 settembre. L’anno pastorale, ha detto, mons. Gardin, è "tempo di grazia per la nostra storia personale ed ecclesiale - ha ricordato mons. Gardin -, tempo unico e irripetibile, che domanda la nostra responsabilità, il nostro essere desti”. Un tempo, il nostro caratterizzato a livello sociale da una fase difficile, di crisi. A livello ecclesiale il Vescovo, ringraziando tutti coloro che hanno concluso o iniziano un servizio, ha sottolineato i rilevanti cambi avvenuti sia a livello di responsabilità diocesane che nelle parrocchie. Sottolineando che questi cambiamenti avvengono con l’intento di sostenere le nostre comunità cristiane. Gli stessi cambiamenti possono essere intesi come potature che liberano energie nuove e che ci richiamano comunque all’essenziale della vita cristiana.

"Vorrei allora invitare voi e tutta la nostra chiesa, le nostre comunità parrocchiali - ha ribadito il Vescovo -, a continuare ad entrare ancora con interesse e con responsabilità dentro la nostra storia segnata radicalmente dal battesimo e chiamata ad essere storia battesimale, cioè storia di una vita resa continuamente nuova dall’amore salvifico e sanante di Cristo; con la capacità di scorgere e guardare con fiducia alle cose nuove che il Signore pone davanti a noi: «le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). E poiché questo obiettivo si colloca dentro il più ampio percorso di divenire “cristiani adulti in una chiesa adulta”, e dentro l’impegno di essere chiesa evangelizzante, che sa trasmettere la fede, credo che siamo tutti rimasti colpiti dalle parole di papa Francesco che sono state lette poco fa: «La prima motivazione per evangelizzare è l’amore di Gesù che abbiamo ricevuto». Ma, osserva il Papa, «se non proviamo l’intenso desiderio di comunicarlo, abbiamo bisogno di soffermarci in preghiera per chiedere a Lui che torni ad affascinarci» (Evangelii gaudium 264"). Le sei tappe, ha concluso mons. Gardin, “si inseriscono in questo cammino, richiamo ad essere missionari e discepoli. Impieghiamo molte energie organizzative, quante per scoprire Gesù? Vi chiedo di accogliere l'invito a compiere questo percorso di sei tappe, utilizzando gli strumenti predisposti”.

Ma in che cosa consiste il segreto della vita “in Cristo”? Consiste nell’essere “afferrati” da Lui, come emergeva dalle Letture risuonate durante la veglia e commentate da don Paolo Pigozzo, il quale ha raccontato di un sms ricevuto da un giovane ventenne che sta compiendo un cammino non semplice  di riscoperta della fede: “Sembra quasi che quello lì mi abbia agganciato”, ha scritto questo giovane in riferimento a Cristo. E don Pigozzo nella sua riflessione ha sottolineato infatti  la necessità che tutti noi abbiamo di essere ricondotti, come usava fare l’apostolo Paolo con i cristiani delle sue comunità, all’”evento-sorgente”, a ciò che si colloca alla radice del nostro essere cristiani. Che è poi quell’essere posseduti da Cristo messo in luce da Paolo in apertura dalla celebrazione: «Fratelli, l’amore di Cristo ci possiede» (2Cor 5,14).

A conclusione della Veglia il nuovo vicario per il Coordinamento della Pastorale, don Mario Salviato, ha ribadito l’importanza delle sei tappe, illustrando il sussidio che accompagna questo cammino e sottolineando inoltre i principali appuntamenti di un anno che si presenta come sempre assai ricco di proposte.

Sul sito della Diocesi di Treviso ulteriori approfondimenti e materiali

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