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Lettera del Vescovo in vista del 26 gennaio: nell'ascolto della Parola l'incontro con Gesù

"La frequenza assidua della Scrittura ci aiuta a dare un nome alle situazioni di peccato e ci rende capaci di uscirne in maniera creativa, ci libera e ci salva, ci fa scoprire l’appello di bene presente in ogni situazione di vita", invitando a partecipare alla prima Domenica della Parola indetta dal Papa.

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Lettera del Vescovo in vista del 26 gennaio: nell'ascolto della Parola l'incontro con Gesù

Care sorelle e fratelli in Cristo, papa Francesco ha stabilito che “la III Domenica del Tempo Ordinario sia dedicata alla celebrazione, riflessione e divulgazione della Parola di Dio” (Aperuit illis 3). Gliene sono davvero grato, perché ci invita così a mettere al centro dell’attenzione la nostra relazione con le Scritture, con la Parola di Dio, che è di fondamentale importanza.

 

Dio ci parla

La costituzione del Concilio Vaticano II Dei Verbum, sulla divina rivelazione, afferma che “le sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio” (Dei Verbum, 24). Sappiamo bene che è così, lo sentiamo ripetuto ogni volta che le Scritture vengono proclamate all’interno della celebrazione dell’Eucaristia, e siamo certamente disposti a crederci. Ma fermiamoci un momento e gustiamo appieno questa affermazione: nelle Scritture è Dio che ci parla. Certo, dovremo poi capire in che modo questo avvenga, sicuramente nascono e possono nascere molte domande. Pensiamo, però, per un attimo di riuscire a superare ogni ostacolo e giungere a crederci davvero: nelle Scritture, nella Bibbia Dio ci parla! Quante parole sentiamo ogni giorno, ogni istante.

Ad alcune - talvolta forse a troppe - diamo anche molto ascolto. Significa che prestiamo attenzione a quello che ci dicono, che ci lasciamo modellare da esse e che permettiamo tutto sommato a queste parole di dettarci i criteri di valutazione della realtà che poi ci guidano nelle nostre decisioni.

Ma se c’è una Parola di Dio, se Dio davvero ci parla, non vale allora la pena di dargli ascolto?

 

L’esperienza dell’ascolto

Se Dio si comunica attraverso la sua Parola, significa che dobbiamo essere capaci di ascolto. “Ascolta Israele” (Dt 6,4) è il primo richiamo che il Signore fa al suo popolo quando gli propone di vivere l’esistenza assieme a lui dopo la liberazione dall’Egitto.

“La fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo” (Rm 10,17) insegna l’apostolo Paolo ai cristiani di Roma.

“Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!” (Mc 9,7) è quanto la voce del Padre dice a Pietro, Giacomo e Giovanni sul monte della trasfigurazione, dopo che essi hanno visto la gloria di Dio trasparire dal volto del Cristo. 

Quando ascolto qualcuno che mi parla, gli sto donando tempo e spazio, mi faccio presente a lui e gli presto attenzione. In questo caso il suo racconto e lui stesso diventano il punto su cui mi concentro, verso cui oriento tutte le mie facoltà. Mettendomi in ascolto pongo un gesto in cui non sono io al centro, bensì colui che mi parla. Allo stesso tempo però questa è un’attività del tutto mia: sono io che accolgo in me quanto mi viene detto, io che mi impegno per capire, per far rientrare nel mio orizzonte quanto mi viene comunicato, io che provo a sentire in me gli stessi sentimenti che riconosco presenti in chi mi sta narrando le sue preoccupazioni e le sue attese: ciò che gli sta a cuore diventa ciò che sta a cuore a me. È coinvolta la mia attenzione per accogliere i dati che mi vengono comunicati, l’intelligenza per comprenderli, il giudizio per continuare a porre domande finché esse non trovino risposta e io possa riconoscere in esse il loro contenuto di verità. È coinvolto il sentimento per cogliere i valori in gioco, ciò che veramente interessa, si mette in moto la volontà per prendere l’iniziativa di una risposta che inizi qualcosa di nuovo che non ci sarebbe stato senza quel dialogo, quell’ascolto.

Questo avviene ogni volta che ascoltiamo qualcuno, che ci ascoltiamo reciprocamente. Pensate quanto diventa bello quando l’interlocutore è Dio stesso che ci parla. L’iniziativa è di Dio, è lui che ha qualcosa di bello, di nuovo, di vero da dirci: non siamo noi a costruire una teoria o a darci dei contenuti. Non ci è chiesto però di rimanere solamente passivi: possiamo e dobbiamo certo uscire da noi stessi, ma lo facciamo con tutto noi stessi, con tutte le nostre facoltà all’opera, come soggetti che desiderano essere autentici. Ci poniamo liberamente in ascolto di una Parola donata gratuitamente, che ci precede e ci viene donata, e ci impegniamo con tutto noi stessi ad ascoltarla. Al principio di tutto c’è il dono e l’iniziativa piena di Dio che attiva, mette in moto e al contempo richiede la soggettività autentica delle persone.

Così avviene un incontro, l’incontro con Gesù Cristo. La Dei Verbum ci insegna che “non conoscere la Scrittura significa non conoscere Cristo” (DV 25). È una grande responsabilità. Ma è anche vero il contrario: se conosciamo le Scritture conosciamo ed incontriamo lui. È una consolazione, una gioia grande!

 

Un ascolto per la vita

Papa Francesco in Evangelii Gaudium consegna alla chiesa il compito di un duplice ascolto: ascoltare la Parola di Dio e ascoltare il popolo. Il papa ci chiede di cercare e di nutrire “una vera sensibilità spirituale per saper leggere negli avvenimenti il messaggio di Dio”, per cercare di scoprire “ciò che il Signore ha da dire in questa circostanza” (EG 154). 

L’ascolto della Parola di Dio ci rende capaci anche di questo ascolto reciproco, ci insegna a trovare nelle vicende della nostra vita la traccia dell’amore di Dio, della sua presenza e della sua azione con noi ed in noi. Stare con una certa regolarità assieme al Signore ci insegna a vedere le nostre relazioni e la nostra storia con uno sguardo nuovo, a scoprire in esse tutte le potenzialità di bene e ci permette di convertirci sempre di nuovo. L’esperienza della grazia di Dio è ampia tanto quanto l’esperienza della vita dei cristiani: ogni esperienza quotidiana ha in sé un potenziale di vita, un germe di eternità.

La frequenza assidua della Scrittura ci aiuta a dare un nome alle situazioni di peccato e ci rende capaci di uscirne in maniera creativa, ci libera e ci salva, ci fa scoprire l’appello di bene presente in ogni situazione di vita.

L’ascolto della Parola ci fa capaci di ascoltare la vita, ci dona una nuova forma, ci rende simili a Gesù Cristo. Papa Francesco lo sottolinea nel documento di indizione della Giornata della Parola. “Ascoltare le Sacre Scritture per praticare la misericordia: questa è una grande sfida posta dinanzi alla nostra vita. La Parola di Dio è in grado di aprire i nostri occhi per permetterci di uscire dall’individualismo che conduce all’asfissia e alla sterilità mentre spalanca la strada della condivisione e della solidarietà” (Aperuit illis 13).

La scuola dell’ascolto diventa scuola di condivisione e di trasformazione del mondo, fucina di uomini e di donne nuovi. San Paolo lo ricorda nella seconda lettera a Timoteo: “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Tm 3, 16-17).

La Parola ha però anche un’energia ed una forza in se stessa: “la Parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4, 12). È viva ed efficace, compie ciò che dice, ci permette di crescere nella conoscenza della nostra vita e della nostra missione.

Questo ascolto della Parola ci insegna il discernimento spirituale, la capacità cioè di cogliere ciò che in me, nei miei pensieri e desideri è secondo il Vangelo, e di scoprire nelle situazioni (personali, ecclesiali, sociali, civili) le consonanze e le dissonanze con il messaggio evangelico. Esso ci permette dunque di “sentire in noi ciò che è in Cristo Gesù” e di confermarci che “non c’è distacco tra lectio e vita; la vita evangelica nasce proprio dalla lectio” (Carlo Maria Martini, La Scuola della Parola, Milano, 2018, 93).

Ecco perché è importante questa giornata della Parola. Ecco perché invito tutti ad accostarsi con fiducia e con gioia all’ascolto della Parola. Innanzitutto nella liturgia, che ci nutre ogni domenica, anche ogni giorno, con un banchetto abbondante di testi della Scrittura, nell’Eucaristia e nella celebrazione della liturgia delle ore. Poi nelle varie esperienze di lettura comunitaria della Parola, come “Il Vangelo nelle case” o altre forme di ascolto della Scrittura, in gruppi e incontri biblici regolari, o nella lettura monastica (in diocesi, ad esempio, la comunità monastica di Santa Maria in Colle a Montebelluna). Anche la lectio personale è una ricca e feconda esperienza di ascolto ordinato, assiduo ed orante della Scrittura alla quale invito con convinzione.

Per dirlo ancora con le parole di papa Francesco: “Il giorno dedicato alla Bibbia vuole essere non «una volta all’anno», ma una volta per tutto l’anno, perché abbiamo urgente necessità di diventare familiari e intimi della Sacra Scrittura e del Risorto, che non cessa di spezzare la Parola e il Pane nella comunità dei credenti. Per questo abbiamo bisogno di entrare in confidenza costante con la Sacra Scrittura, altrimenti il cuore resta freddo e gli occhi rimangono chiusi, colpiti come siamo da innumerevoli forme di cecità” (Aperuit illis, 8).

Dio ci parla: diamogli ascolto!

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