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Lo sguardo che incontra e salva - XXXI domenica del Tempo ordinario

Zaccheo si lascia incontrare dallo sguardo del maestro, accoglie l’invito e impone una svolta alla sua vita

Lo sguardo che incontra e salva - XXXI domenica del Tempo ordinario

Il racconto lucano continua a offrire prospettive sempre nuove al discepolo che accetta di rimanere in cammino con Gesù: nessuna situazione umana, per quanto compromessa, è preclusa alla possibilità della salvezza.

Venuto a cercare e salvare ciò che era perduto
Per due domeniche consecutive l’attenzione è stata posta sulla necessità della preghiera e sulle sue modalità: una povera vedova è diventata un riferimento esemplare sulla necessità di pregare con insistenza, fino a ottenere quanto richiesto (Lc 18,1-8) e gli atteggiamenti di un pubblicano che ha saputo riconoscersi umilmente come peccatore sono stati additati come via sicura affinché la preghiera possa essere gradita a Dio (Lc 18,9-14).
Prima del brano odierno un notabile ricco, apparentemente ben disposto a seguire il Maestro, se ne va via triste, perché troppo attaccato alle proprie ricchezze; di fronte a questa scena, Gesù afferma che è impossibile per un ricco entrare nel regno di Dio: ma “ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio” (Lc 18,18-27). Le tre scene successive riportano di seguito un incoraggiamento offerto da Gesù per coloro che decidono di seguirlo (Lc 18,28-30), il terzo annuncio della passione (Lc 18,31-34) e l’episodio del cieco di Gerico che, guarito con la sola forza della parola di Gesù, si mette a seguirlo lodando Dio e suscitando gratitudine in tutto il popolo (Lc 18,35-43).
L’episodio di questa domenica conferma che “nulla è impossibile a Dio” (Lc 19,1-10): non sappiamo se il pubblicano descritto in umile preghiera di affidamento, una volta ottenuto il perdono del Signore, abbia effettivamente cambiato vita; abbiamo invece notizie riguardo al più celebre dei pubblicani del Vangelo: di lui sappiamo anche il nome, forse perché poi è entrato a far parte del gruppo dei discepoli di Gesù. Zaccheo, descritto in maniera da enfatizzare tutto ciò che lo rende “inadatto” a quell’incontro che gli sconvolgerà la vita, si lascia incontrare dallo sguardo del maestro, accoglie il suo invito e impone una svolta radicale alla sua esistenza: “Do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato qualcosa, restituisco quattro volte tanto” (Lc 19,8).

Signore, amante della vita
L’evangelista, diversamente da altre volte, nelle quali aveva sottolineato che erano i farisei e gli scribi a mormorare contro Gesù, questa volta sottolinea che “tutti” mormoravano: “È entrato in casa di un peccatore!” (Lc 19,6). L’auto-invito di Gesù era stato percepito come un compromesso con il peccato. Eppure, alla luce della prima lettura, appare chiaro che si tratta di una manifestazione di quello che è sempre stato l’atteggiamento di Dio nei confronti degli uomini peccatori. Nel libro della Sapienza, infatti, l’autore loda Dio in questi termini: “Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento” (Sap 11,23). Il sapiente afferma il motivo della pazienza verso i peccatori: “Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita” (Sap 11,26). Non c’è alcuna creatura che non sia voluta e amata da Dio: è questo il motivo per cui la sua pedagogia viene descritta in maniera molto dettagliata: “Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore” (Sap 12,2).

Non lasciatevi confondere la mente
Il pericolo di fraintendere il modo di agire di Dio, o addirittura di mettersi dalla sua parte, pretendendo di giudicare gli altri e attribuendo a Dio i propri giudizi impietosi, è ricorrente nella storia degli uomini. Altrettanto pericoloso, però, è fraintendere la pedagogia di Dio, ritenendo che egli sia “tollerante” con il male e non chiami invece l’uomo a una vita di santità. Qualcosa di simile stava accadendo nella comunità di Tessalonica, probabilmente qualche anno dopo il primo passaggio dell’Apostolo, a cui era seguita subito la Prima Lettera ai Tessalonicesi. In questo primo scritto Paolo aveva annunciato il ritorno definitivo del Signore come “imminente”. Qualcuno, pensando che questa ultima venuta fosse già realizzata, stava evadendo dalla concretezza della vita di ogni giorno, con forme di disimpegno che potevano causare “disordini” di vario tipo: la fede cristiana non porta mai a fuggire dalla storia, ma piuttosto a rispondere concretamente alla chiamata di Dio, chiedendo che egli “porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera dalla fede” (2Ts 1,11).

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