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Marcia per la pace, sulle strade di Francesco

L'intervento di padre Marco Moroni, già padre guardiano del convento di San Francesco a Treviso e ora custode del sacro convento di Assisi, copromotore della marcia

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Marcia per la pace, sulle strade di Francesco

Padre Marco Moroni, trevigiano di “adozione” (è stato padre guardiano di San Francesco) e ora custode del sacro convento d’Assisi, è stato co-promotore della marcia. Dal palco di Assisi durante il suo intervento, ha espresso la sua gioia per il fatto che “il popolo della pace si faccia vedere e si faccia sentire”, richiamando così le parole dette all’Angelus qualche ora prima da papa Francesco. “Non è quella delle armi la risposta, portano solo distruzione, non ci sarà mai nessuna vittoria di nessuno”.

Nei giorni che hanno preceduto la Marcia si sono svolti ad Assisi un convegno e un momento di preghiera per invocare la pace. Padre Marco nel suo intervento ha indicato tre postulati per la via della pace: “La condanna senza se e senza ma della brutale aggressione scatenata dal Governo russo contro l’Ucraina. Poi, la ferma certezza della sacralità e quindi dell’intangibilità della vita umana. Di ogni vita: dell’aggredito e dell’aggressore, del civile e del soldato, senza alcuna distinzione. Ogni guerra - ha concluso padre Moroni -, questa guerra tremenda alle porte dell’Europa e le altre in corso e semi dimenticate, così come quelle del passato - e, possiamo purtroppo immaginare, anche del futuro -, è un drammatico fallimento della diplomazia e della stessa ragione umana, ed è originata da una logica di paura, di dominio, di violenza e di contrapposizione”.

L’appello risuonato durante la marcia di quest’anno, “Fermatevi! La guerra è una follia”, ha richiamato una frase di papa Francesco ed è stato un richiamo plurale contro l’uso delle armi. C’è una condanna chiara dell’attacco, ci dice padre Marco al telefono, nella convinzione, però, che la corsa agli armamenti non sia una risposta “giusta” per la risoluzione del conflitto. Nella sua riflessione si chiede se ci possa essere un “limite” alla legittima difesa. Oltre alla proporzionalità che fa parte della dottrina, di fronte alle morti e alla violenza il richiamo non può essere che questo: “Fermatevi!”, lasciando spazio al dialogo più che alle bombe.

Papa Francesco ci richiama a una conversione del cuore in ottica di giustizia sociale. Padre Moroni, nell’indicare alcuni possibili gesti quotidiani per costruire la pace, sottolinea come il primo sia quello della “preghiera, non per far cambiare l’altro ma per cambiare io. Perché la preghiera trasforma il cuore e ci porta a intuire delle nuove prassi di pace”. E aggiunge: “Certo, esistono delle esperienze di difesa popolare nonviolenta, ma prima di tutto delle scelte personali nel cercare di guardare la ragione dell’altro, andandogli incontro e riconoscendolo fratello, pur con tutte le difficoltà. E’ la prassi quotidiana dalla famiglia alla società, dalla città alla parrocchia”. Ciascuno dovrebbe chiedersi quanti conflitti affrontiamo e come li affrontiamo nella nostra quotidianità.
Conclude padre Marco: “Se ci mettiamo dentro la prospettiva del Signore, attraverso la preghiera vedremo tutto in maniera diversa”. La pace è, perciò, un contenitore che si riempie delle relazioni nel contesto in cui si trova a vivere.

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