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Maria ci aiuti a crescere nella fraternità, nella solidarietà, nella ricerca del vero bene

Nella celebrazione eucaristica per la solennità dell’Assunzione di Maria, presieduta stamattina nella basilica di santa Maria Maggiore a Treviso da mons. Gianfranco Agostino Gardin, amministratore apostolico della nostra diocesi, si è rinnovato il dono del cero alla Madonna da parte dell'Amministrazione comunale della città, omaggio che richiama una tradizione di 700 anni fa. "La Vergine Assunta ci aiuti tutti, aiuti in particolare la nostra città e chi esercita in essa il servizio e la responsabilità di governo, a crescere nella fraternità, nella solidarietà, nella ricerca del vero bene. Ci apra ad una speranza attiva e condivisa"

Maria ci aiuti a crescere nella fraternità, nella solidarietà, nella ricerca del vero bene

Maria, nel suo inno di ringraziamento a Dio, "pensando a ciò che Egli è e compie, e ha compiuto anche in lei e per il suo popolo, di fatto, riconosce e canta due caratteristiche di Dio - ha ricordato mons. Gardin -: l'opera di rovesciamento di tante condizioni e situazioni umane negative" cosicché "coloro che i comuni criteri umani pongono all’ultimo posto, per Dio sono al primo posto" e "la sua misericordia, che si estende «di generazione in generazione»" ed è "al cuore del suo modo di essere e di agire verso di noi". Una preghiera di lode, quella di Maria, che deve ispirare anche la nostra preghiera. Mons. Gardin, in particolare, ha espresso gratitudine al Padre "per la presenza tra noi di tutti coloro che non si lasciano guidare dalla logica perversa dei forti e dei potenti che ignorano e addirittura schiacciano gli umili e i poveri, ma riconoscono e si prendono cura degli ultimi, dei sofferenti, dei piccoli, dei soli, dei rifiutati, dei disperati, di chi vive situazioni diverse di precarietà, solitudine, abbandono, sofferenza". "Il nostro grazie sale a Dio perché Egli continua a suscitare atteggiamenti che si ispirano al suo cuore ricco di misericordia. Penso ancora a tutti coloro che si lasciano guidare dalla compassione, dalla partecipazione alle fatiche dei più fragili, dei più sfortunati; coloro che cercano di capirli entrando nella loro storia; che sanno perdonare, ascoltare, dialogare, aiutare, accompagnare, sostenere, senza subito giudicare e condannare, magari considerandosi  giusti e puri di fronte ad empi e a malvagi. A me pare che tutti questi modi di porsi accanto agli altri, questo farsi fratelli e sorelle miti e accoglienti dove altri vorrebbero azioni disumane per difendere la propria tranquillità, costituiscano per la città e per la società una “vittoria” di umanità e di bene assai più significativa di quella piccola vittoria armata del 1300 che motivò l’omaggio odierno rivolto a Maria".

Ecco l'omelia integrale pronunciata da mons. Gardin:

"Carissimi fratelli e sorelle, carissimi sacerdoti, illustre Signor Sindaco, illustri membri della Giunta e del Consiglio Comunale, illustri Autorità,

sappiamo bene che il gesto dell’offerta del cero alla Vergine, compiuto ancora una volta da parte della città, per le mani del Sindaco, che ringrazio vivamente, è una tradizione che viene da lontano: da oltre 700 anni.

  1. Non possiamo non osservare che quelli erano tempi in cui esisteva un legame diverso, rispetto ad oggi, tra la comunità civile e la comunità religiosa. Vi era una specie di coincidenza, almeno esteriore, tra le due comunità. Oggi, dopo tanti anni, abbiamo imparato giustamente a separare i due ambiti, quello civile e quello religioso, in un reciproco rispetto, ma anche spesso in una reciproca e serena collaborazione. Del resto è evidente che, mentre non si può non essere cittadini, cioè membri di una comunità civile, si può invece non essere credenti, cioè membri convinti e partecipi della vita di una comunità cristiana.

Dovremmo anche dire che gli eventi che hanno determinato questo gesto di omaggio alla Vergine non appartengono più alla vita e alle condizioni odierne della città: mi riferisco al fatto, accaduto nel 1300, di aver vinto una piccola battaglia dovuta ad una contesa circa alcuni confini del comune di Treviso; e al fatto, forse più significativo, accaduto nel 1312, della deposizione di un signore della città che tiranneggiava gli abitanti di Treviso. Oggi sono altri i problemi o le vicende che ci preoccupano o che ci coinvolgono. E forse eventuali vittorie o realizzazioni della società non suscitano più il bisogno di esprimere gratitudine alla Madonna. Qualcuno, in verità, anche ad alti livelli istituzionali, è solito ringraziare la Madonna, ma, a quanto pare, per ragioni che non sembrerebbero proprio trovare il consenso o la protezione della Vergine, almeno quella vera, quella che il Vangelo, come il brano odierno, ci fa conoscere e riconoscere. Suscitando, tra l’altro, il disappunto o l’indignazione dei veri credenti.

  1. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato, infatti, ci pone di fronte all’inno di ringraziamento che Maria innalza a Dio pensando a ciò che Egli è e compie, e ha compiuto anche in lei e per il suo popolo. Maria, di fatto, riconosce e canta due caratteristiche di Dio.

Riconosce, anzitutto, una sua opera - potremmo dire - di rovesciamento, o di capovolgimento, di tante condizioni e situazioni umane negative. Sono condizioni di vita create dalle brame e dai progetti degli uomini. L’azione di “rovesciamento” operata da Dio fa sì che i superbi vengano dispersi, i potenti siano deposti dai troni, i ricchi si ritrovino a mani vuote; mentre gli umili e gli affamati, cioè i più poveri, siano innalzati (cf. Lc 1,51-53). È quello che dichiara Gesù, quando afferma, anch’egli con un’affermazione, per così dire, “sovvertitrice”: gli ultimi diventeranno primi (cf. Mt 20,16). Potremmo dire: coloro che i comuni criteri umani pongono all’ultimo posto, per Dio sono al primo posto.

La seconda caratteristica dell’agire di Dio, riconosciuta e cantata da Maria, è la sua misericordia, che si estende «di generazione in generazione», cioè che non viene mai meno, e che è come al cuore del suo modo di essere e di agire verso di noi. “Misericordia” è il nome scritto sulla carta d’identità di Dio. Dice Maria: «ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri» (Lc 1,50.54s.). Dio non può dimenticare la misericordia perché sta al cuore del suo essere. E Paolo, parlando di Gesù, ci ricorda: «Se noi siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso» (2Tm 2,13). Non può rinnegare la sua misericordia.

  1. La preghiera di lode che Maria eleva deve ispirare anche la nostra preghiera.

Penso, in particolare, al bisogno e al dovere di ringraziare il Padre, guardando alla nostra città e alla nostra Chiesa trevigiana, per la presenza tra noi di tutti coloro che non si lasciano guidare dalla logica perversa dei forti e dei potenti che ignorano e addirittura schiacciano gli umili e i poveri, ma riconoscono e si prendono cura degli ultimi, dei sofferenti, dei piccoli, dei soli, dei rifiutati, dei disperati, di chi vive situazioni diverse di precarietà, solitudine, abbandono, sofferenza. Non mancano, anche nella nostra città, coloro che, con un cuore grande e generoso, in forme visibili o nascoste, a livelli più istituzionali o professionali o nell’intimità della loro casa, o nel volontariato, o comunque ponendosi in quelle realtà che papa Francesco definisce “periferie esistenziali”, si fanno “prossimi” verso i molti feriti dalla vita o sono resi emarginati. Tutto questo non sfugge allo sguardo paterno di Dio.

Il nostro grazie sale a Dio perché Egli continua a suscitare atteggiamenti che si ispirano al suo cuore ricco di misericordia. Penso ancora a tutti coloro che si lasciano guidare dalla compassione, dalla partecipazione alle fatiche dei più fragili, dei più sfortunati; coloro che cercano di capirli entrando nella loro storia; che sanno perdonare, ascoltare, dialogare, aiutare, accompagnare, sostenere, senza subito giudicare e condannare, magari considerandosi  giusti e puri di fronte ad empi e a malvagi.

A me pare che tutti questi modi di porsi accanto agli altri, questo farsi fratelli e sorelle miti e accoglienti dove altri vorrebbero azioni disumane per difendere la propria tranquillità, costituiscano per la città e per la società una “vittoria” di umanità e di bene assai più significativa di quella piccola vittoria armata del 1300 che motivò l’omaggio odierno rivolto a Maria.

La Vergine Assunta ci aiuti tutti, aiuti in particolare la nostra città e chi esercita in essa il servizio e la responsabilità di governo, a crescere nella fraternità, nella solidarietà, nella ricerca del vero bene. Ci apra ad una speranza attiva e condivisa.

Noi credenti fondiamo tale speranza in Dio, nel Cristo risorto che – come ci ha ricordato Paolo - è «la primizia» (1Cor 15,20) di ogni Vita vera, è la Via che ci conduce al Padre, è la Verità che illumina la nostra esistenza".

† Gianfranco Agostino Gardin

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