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Messa con il vescovo a San Camillo per la festa del fondatore. Ancora un grazie per l'attività di questi mesi

Vescovo, sindaco, religiose e dirigenti Ulss alla messa nella festa di San Camillo de Lellis. Un’occasione per ricordare quanto vissuto durante l’emergenza Covid e per ringraziare il personale, in particolare quanti sono andati in pensione.

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Messa con il vescovo a San Camillo per la festa del fondatore. Ancora un grazie per l'attività di questi mesi

Una celebrazione per ricordare San Camillo De Lellis e per ringraziare e salutare i dipendenti andati in pensione tra il 2019 e il 2020. Domenica mattina 19 luglio il vescovo Michele Tomasi ha presieduto la messa all’ospedale San Camillo di Treviso, a pochi giorni dalla festa liturgica del santo fondatore dei “Ministri degli infermi”, protettore dei malati e degli operatori sanitari. Presenti anche il sindaco Mario Conte e i rappresentanti dell’Ulss 2.

Suor Lancy Ezhupara, direttore amministrativo dell’ospedale, ha ringraziato il Vescovo per la sua presenza oggi e per la sua vicinanza nel periodo dell’emergenza per la pandemia: “ha dimostrato una premura pastorale e paterna con la sua vicinanza alla Comunità e a tutti gli operatori dell’ospedale”. La religiosa ha ringraziato anche il Sindaco per la vicinanza, "che ha cercato di dimostrare con piccoli gesti, anche con una telefonata per sentire se tutto andava bene. Grazie per tutto quello che ha dedicato alla città di Treviso, alle varie necessità”. Il grazie è andato anche ai rappresentanti dell’’Ulss 2 Marca trevigiana, il dott. Roma e il dott. Patelli, per “la premura e continua collaborazione dimostrate soprattutto nel periodo dell’emergenza”, quando l’ospedale San Camillo è stato individuato dall’Unità di crisi regionale come Covid hospital. “Grazie al loro continuo appoggio, e in particolare a quello del direttore generale Benazzi, la nostra struttura è stata in grado di assicurare una continuità assistenziale ai pazienti che arrivavano dopo la fase critica, in una sinergia importante pubblico – privato”. I ringraziamenti della direttrice sono andati anche alla Protezione civile e a tutto il personale che ha lavorato durante il periodo Covid con serietà, diligenza e professionalità. Non potevano mancare un ricordo e una preghiera per i quattro pazienti che non ce l’hanno fatta e hanno concluso la loro esistenza al San Camillo.

Il vescovo Michele, nell’omelia, ha tratteggiato la figura di san Camillo, ricordando la sua storia e la sua conversione proprio in ospedale, lui malato, accanto agli altri compagni malati nei quali vedeva Cristo. “Le parole del Vangelo – avevo fame, avevo sete e mi avete dato da mangiare, da bere – possiamo ripeterle e poi tornare alla nostra vita o possiamo lasciarle arrivare al cuore, come ha fatto san Camillo, che si è lasciato trasformare la vita dedicandosi a questa missione a partire dalla centralità del suo amore per Cristo”. Ma nella sua missione ha coinvolto molti amici, compagni, perché “siamo un solo corpo, membra gli uni degli altri e da soli non possiamo fare nulla – ha ricordato il Vescovo -. La tua vita, il tuo bene, la tua felicità sono importanti per me, siamo importanti gli uni per gli altri, anche se lontani o separati: lo abbiamo imparato in questo tempo? Possiamo portarcelo dietro come insegnamento? Che cosa avremmo fatto da soli? Le suore da sole, gli operatori sanitari da soli, il Sindaco da solo? Avremmo alimentato la paura. Invece, ci siamo sentiti uniti e insieme - pur separati, ma non solitari - abbiamo ricevuto il dono della speranza e siamo qui a lodare il Signore anche per come abbiamo vissuto in questo periodo”.

Il bene, poi, va fatto bene, ha ricordato il Vescovo, con l’organizzazione, l’efficienza, le giuste risorse. Proprio ai tempi di san Camillo nascevano gli ospedali moderni, lui stesso insegnava ai suoi compagni la pratica infermieristica, ma – ha ricordato mons. Tomasi, “chiedeva più cuore, più affetto materno, più anima nelle mani, quello stesso affetto che ci dona Dio, che fa preferenze per i poveri, gli esclusi, gli ammalati. Chiediamo al Signore di essere strumento di bene, chiediamogli che l’incontro con lui ci faccia più umani, segni del suo amore paterno e materno, davvero a servizio li uni degli altri e che si possa vedere che anche nelle nostre mani c’è più amore”.

Al termine della celebrazione ai dipendenti neopensionati sono stati consegnati una targa e un rosario.

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