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Messa del Crisma, una sofferta rinuncia

Avrei voluto tanto non perdere questo momento: la convocazione attorno al Vescovo dei presbiteri e dei diaconi che con lui rinnovano le promesse fatte il giorno dell’Ordinazione è davvero un momento significativo della vita della Diocesi, scrive mons. Tomasi, che spiega i motivi che lo hanno portato a prendere questa decisione. Affettuoso saluto al vescovo emerito Gianfranco Agostino Gardin, nel 50° di ordinazione sacerdotale.

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Messa del Crisma, una sofferta rinuncia

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo,

quest’anno non abbiamo potuto celebrare insieme il Triduo pasquale, a causa della diffusione del contagio Covid – 19. Tra tante celebrazioni che abbiamo vissuto in forme molto limitate, con grande fatica e non certo a cuor leggero, abbiamo rinviato in tutta la Chiesa cattolica la celebrazione della Messa del Crisma. Sarebbe stato possibile celebrarla ancora durante il tempo di Pasqua, vale a dire fino alla solennità di Pentecoste, se si fossero presentate le condizioni.
Mentre eravamo, fino ad alcuni giorni fa, ancora in tempo utile per provare ad organizzare la celebrazione della Messa dal Crisma in Diocesi, era già evidente che – malgrado l’allentamento delle restrizioni – ad essa non avrebbero potuto partecipare tutti i presbiteri e nemmeno tutti i rappresentanti dei fedeli, laici e religiosi, la cui presenza e la comune preghiera rende così unica e significativa questa solenne celebrazione.
Quando poi, in aggiunta, è stato disposto un limite massimo di 200 partecipanti alle celebrazioni, è risultata ancora più limitata la possibilità di una rappresentanza significativa. Eravamo, inoltre, anche nell’incertezza di fronte agli adattamenti necessari per tornare alle celebrazioni con il concorso della comunità, ricominciate appena domenica scorsa.
Questa situazione presentava e presenta ancora ulteriori difficoltà per la preparazione di una celebrazione sicura e dignitosa, che potesse garantire al contempo sicurezza e valore liturgico ed ecclesiale. Non ultimo, il timore per un eventuale contagio che avrebbe coinvolto sacerdoti provenienti da tutte le zone della Diocesi.
Non mi sono sentito di convocare alla celebrazione in queste condizioni.
Mi sono consultato, ho pregato.
Avrei voluto tanto non perdere questo momento: la convocazione attorno al Vescovo dei presbiteri e dei diaconi che con lui rinnovano le promesse fatte il giorno dell’Ordinazione è davvero un momento significativo della vita della Diocesi.
In questa occasione, poi, avviene la consacrazione dei santi oli che sono i segni della vita sacramentale della Diocesi che continua nei battesimi, nelle cresime, nelle ordinazioni diaconali e presbiterali, nelle consacrazioni degli altari, e poi ancora nel cammino dei catecumeni e nell’unzione degli infermi. Si tratta, dunque, di un momento in cui la vita della Chiesa si fa presente e si rinnova con un’evidenza e una forza particolari.
In questo periodo abbiamo vissuto – distanti ma assieme – moltissimi passaggi nuovi, del tutto inediti. Su molti ci siamo trovati concordi, su alcuni abbiamo discusso e ci sono state, come è normale e forse anche giusto, differenti opinioni. Abbiamo dovuto rinunciare a tante forme di vita, non solo di celebrazione, che ci sono care e che sono importanti per nutrire la nostra vita cristiana, per dare ad essa spessore e significato. In ogni passaggio abbiamo sentito in molti modi la presenza forte e tenera di Gesù Cristo, Signore nostro, Crocifisso e Risorto.
Abbiamo accompagnato con una preghiera intensa e silenziosa tanti nostri cari al loro passaggio verso la dimora eterna, sentendoci talvolta impotenti e fragili. Abbiamo cercato in ogni circostanza di ascoltare la Parola del Signore, che mai ci ha abbandonati, che ci ha fatto sentire la sua presenza misteriosa, reale e potente, proprio quando non potendo più contare sulle nostre forze e capacità siamo stati costretti al gesto di affidamento totale della fede.
In questo momento di ripartenza, dove sembra che questo nostro percorso accidentato debba venir dimenticato o rimosso, ma in cui siamo invece chiamati ancora a gesti di fiducia, di speranza e di responsabilità, vi presento con semplicità questa mia decisione di non celebrare per quest’anno la Messa del Crisma.
La decisione andava presa, ed è questa. Non pretendo che sia la migliore, ma è quella che assumo davanti al Signore e davanti a voi tutti.
Cari confratelli in Cristo, ci ritroveremo quando sarà possibile in sicurezza e in condizioni di maggiore serenità per una celebrazione insieme, per rinnovare le nostre promesse di fedeltà al Signore e alla Chiesa. Le abbiamo del resto già confermate in un momento di preghiera comune nel giorno del Giovedì santo. Le stiamo confermando nei fatti – ci proviamo, almeno – nell’impegno pastorale, là dove ciascuno di noi si trova a vivere per quanto possibile la fedeltà alla vocazione, alla chiamata che la Parola del Risorto ci rivolge. Rivolgo un saluto e un ricordo soprattutto ai confratelli con cui avremmo ringraziato insieme il Signore per i loro giubilei sacerdotali. Ricordo con gratitudine – quasi a rappresentare tutti – i cinquant’anni di ordinazione sacerdotale del Vescovo padre Gianfranco Agostino Gardin: si rinnova il legame con la Diocesi di Treviso anche nel fatto che utilizzeremo ancora quest’anno il Crisma consacrato da lui l’anno scorso.
Cari fedeli, viviamo assieme la nostra comune vocazione battesimale ad essere membra vive del corpo di Cristo nella storia, nel mondo.
Cristo continua a essere presente nella sua Parola, nei Sacramenti, nella comunità, nei piccoli e nei poveri. Vi chiedo di accettare anche questa povertà e questa spoliazione come un passo mosso nella fiducia in Lui che si fa presente proprio là dove ci pare che sia impossibile, là dove ne abbiamo davvero bisogno.
A tutti voi chiedo di pregare per me, affinché il mio compito di pastore sia mosso e guidato solamente dalla carità di Cristo, e perché insieme possiamo continuare a fidarci di Lui, a camminare con Lui, a vivere di Lui. (Michele, vescovo)

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