Chiesa
stampa

Messe, ritorno atteso: la testimonianza di una famiglia e di un sacerdote

"Lunedì 18 maggio, giorno in cui sarebbe stato possibile partecipare, di nuovo, alla celebrazione eucaristica dal vivo, lo abbiamo proprio aspettato. Non è stato neanche necessario dircelo che saremmo andati. Di fatto non ce l’eravamo detti", scrive un coppia di sposi. Don Giacometti: " I fedeli rispondevano e cantavano più del solito".

Parole chiave: messe (26), riapertura (3), messe con fedeli (2), don gerardo giacometti (4), castello di godego (21), noale (89)
Messe, ritorno atteso: la testimonianza di una famiglia e di un sacerdote

La relazione a “distanza” con Gesù, in questo tempo di isolamento, è stata una escalation di scoperte. Forse abbiamo provato un po’ di smarrimento all’inizio. Niente messa, niente Prima comunione di nostra figlia, niente catechismo, niente scout, niente gruppi vocazionali, niente chiacchierate, dal vivo, col nostro parroco.

 

Desiderosi anche della relazione con la Chiesa

Una grossa fetta della vita nostra e dei nostri figli ha subito, inevitabilmente, uno stop. Un fermo che ci ha però regalato due cose molto importanti. La prima è che, appunto, abbiamo scoperto che il nostro essere cristiani “occupa”, pacificamente, moltissimo del nostro quotidiano. Non che non lo sapessimo. Ma ci sono mancati molti momenti di “quel” tipo di incontro. La seconda è stata quella di riscoprirci desiderosi, in un modo mai sperimentato prima, non solo di una relazione con Gesù, ma anche della nostra “solita” relazione con la Chiesa. Chiesa che, in quest’ultimo periodo, ha assunto forme diverse. Ma che c’è sempre stata.

Nei giorni di isolamento abbiamo cercato di pregare, seguire la liturgia, abbiamo partecipato a messe su Facebook e, perfino, su Zoom.

Non possiamo dire che non è stato intenso e bello. Anzi.

Ma lunedì 18 maggio, giorno in cui sarebbe stato possibile partecipare, di nuovo, alla celebrazione eucaristica dal vivo, lo abbiamo proprio aspettato. Non è stato neanche necessario dircelo che saremmo andati. Di fatto non ce l’eravamo detti.

E’ stato complicato immaginarsi a messa con queste restrizioni. Ma, evidentemente, il cuore, ci ha istruito e condotto. Non senza tentennamenti.

Eravamo emozionati. Anche curiosi. Prima di uscire, Lorenzo, il nostro terzogenito, ha inscenato un improbabile mal di pancia. Segno che, almeno rispetto all’andare a messa, tutto era tornato, come prima, alla normalità. Gli altri due figli, invece, hanno perfino scelto cosa indossare.

Mascherine e igienizzante in saccoccia e siamo partiti.

 

Un popolo di Dio in fermento

In chiesa tutti erano in fermento. I “don” nella chiesa di Noale che facevano avanti e indietro tra le navate, i volontari che disinfettavano i banchi e davano indicazioni precise su come muoversi e dove prendere posto.

Rivedere quelle quattro mura, i visi e i gesti di una comunità che si ritrova, dopo un tempo di prova, è stato nutrimento per noi e, ne siamo certi, per tutti i presenti. Abbiamo potuto godere dell’Eucaristia e anche della gioia dei celebranti.

E’ stato bello il ri-incontro. Nonostante i vincoli. Ed è stato inevitabile chiedersi, sebbene il desiderio ardente, se eravamo lì, in chiesa, a messa, per abitudine, perché sentivamo la mancanza, o perché siamo, realmente, in cammino, mano nella mano, con Lui.

Al momento, l’unica cosa che sappiamo e che possiamo, di certo, affermare, è che è stato bello.

E che, lasciando fuori ogni dubbio e ogni polemica, noi ce lo facciamo bastare. (Maria Cibella e Giovanni Affatigato)

CASTELLO DI GODEGO, DON GIACOMETTI: "SIAMO TORNATI A NUTRIRCI DEL DONO"

“Da questo ci riconosceranno, anche dalla pazienza verso chi, nella fede, vede più pericoli che risorse o verso chi di pericoli non ne vede proprio. Torneremo a nutrirci con gioia e gratitudine di quel dono, auguriamoci presto. Ma lo faremo se alle rivendicazioni di chi se lo è visto strappare di mano, lasceremo spazio allo stupore di chi se lo vede restituire e se quel Pane che solo qualcuno cerca, sarà capace di liberare profumo buono per tutti”. Aveva scritto queste parole don Gerardo Giacometti, parroco di Castello di Godego, nel mezzo delle polemiche sulla mancata riaperture delle celebrazioni con il popolo.
Ora quel momento è, finalmente, arrivato. E dopo due mesi e mezzo di messe in “streaming”, possiamo dire che la prima messa “live” è stata una grande emozione per tutti i presenti. Sì, anche senza la possibilità di fermarsi tanto a commentare, per non creare assembramento, la partecipazione alla prima messa lunedì 18 maggio è stata un’emozione viva, sincera. La chiesa di Castello di Godego è capiente (circa 700 posti) e tutti i posti consentiti dal distanziamento interpersonale erano occupati. Era piena, con il significato che in questo periodo dobbiamo attribuire a questo aggettivo. Secondo le norme imposte, quindi un terzo della capienza che per una messa feriale è comunque molto. Ma era la “prima messa”. E con gioia anche il parroco don Gerardo Giacometti, insieme a don Stefano Grespan e ai collaboratori anziani don Bortolo Gastaldello e don Alessandro Dussin hanno potuto celebrare avendo di fronte non una telecamera che li riprendeva e lasciava presagire al di là dei fedeli attenti, ma parrocchiani presenti in chiesa. Insomma, un insieme di emozioni, condivise, come spiega anche lo stesso parroco don Gerardo: “E’ stata una messa molto partecipata, nonostante le limitazioni imposte, naturalmente. Ma ho potuto notare e apprezzare che la gente era informata e prendeva posto in chiesa senza troppe difficoltà. Si è percepita subito la responsabilità nella gioia di un incontro tanto atteso”. Una gioia, come detto, che viene esemplificata da un calzante esempio:” “Pensavo - prosegue il parroco - che le mascherine inibissero la partecipazione, invece i fedeli rispondevano e cantavano più del solito. E siccome la comunione si è protratta e le strofe del canto erano finite, lo hanno ricominciato dall’inizio!”.
V’è anche una nuova mimica che avanza, come spiega ancora don Gerardo: “Infatti, ho notato che ora si parla molto con gli occhi e il segno di pace è diventato inchino o breve cenno con le mani. Insomma la gente non si rassegna all’assenza della corporeità, importante nella vita e anche nella liturgia”. E questa emergenza, queste restrizioni e anche queste mascherine hanno cambiato il nostro modo di porci, anche in chiesa: “Ma si impara a comunicare con gli occhi - conclude don Gerardo - e riconoscere la voglia di ricominciare, la bellezza di essere insieme, anche il grazie che ci giunge perché la comunità non è stata abbandonata”.
Gli orari delle messe domenicali a Castello di Godego (con massimo 200 persone) rimarranno invariati. Mentre al Santuario della Madonna della Crocetta che quest’anno celebra i 600 anni dall’apparizione ci saranno due messe la domenica mattina. (Gabriele Zanchin)

Tutti i diritti riservati
Messe, ritorno atteso: la testimonianza di una famiglia e di un sacerdote
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento