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"Mio Signor, che mattino"

Ormai lo sappiamo: la vita va verso oriente, verso il sole che sorge e più non tramonta. Lo sapeva Edith Stein (santa Teresa Benedetta della Croce), le cui ultime parole, mentre veniva condotta ad Auschwitz, furono: “Vado verso l'oriente”. 

Parole chiave: pasqua (84), buongiorno di speranza (94), risurrezione (5)
"Mio Signor, che mattino"

“Mio Signor, che mattino, quando il mondo ti vedrà/ Ho vissuto nel dolor, ho pianto tanto, Lui lo sa/ ma viene il giorno del Signor, so che tutto cambierà” (canto spiritual). Sembra la cosa più ovvia pensare la nostra vita come l'arco di una giornata: dal mattino al tramonto. Eppure qualcosa si è modificato per sempre da quel mattino, quando le donne andarono a completare la sepoltura di Gesù. Ciò che vivevano come il tramonto di ogni loro speranza si illuminò della luce di un mattino senza fine. Ormai lo sappiamo: la vita va verso oriente, verso il sole che sorge e più non tramonta. Lo sapeva Edith Stein (santa Teresa Benedetta della Croce), le cui ultime parole, mentre veniva condotta ad Auschwitz, furono: “Vado verso l'oriente”. Quell'indicazione, geograficamente vera, è, però, umanamente assurda in quanto Edith, e con lei milioni di persone, andavano verso “ovest”, il luogo infernale del tramonto di ogni umanità, dove tutto giaceva nell'ombra di morte. Ma dai giorni del Golgota il nostro oriente è Gesù, il crocifisso risorto. E' verso Lui che tutto confluisce, come fa dire a Cristo lo scrittore russo Pasternak: “Scenderò nella bara e il terzo giorno risorgerò/e, come le zattere discendono i fiumi/, a me, come chiatte in carovana, /affluiranno i secoli dall'oscurità”. In passato era normale che le chiese fossero costruite rivolte a oriente, per rendere visibile l'orientamento di tutta la vita al sole di Cristo. Questa nostra Pasqua, che non ci vede partecipi alle celebrazioni nelle chiese, può risvegliare in noi la decisione di orientare tutta la nostra esistenza verso il Risorto. “Svegliati tu che dormi, risorgi da morti, e Cristo ti inonderà di luce” (Efesini 5, 14).

Era una donna anziana, ma quando in parrocchia imparò il canto “Mio Signor, che mattino!”, capitava spesso che i famigliari al risveglio la sentissero cantare quelle parole... Anche lei aveva conosciuto il dolore, aveva pianto, ma lo sapeva: “... tutto cambierà!”

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