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Mons. Cevolotto. Oggi il giuramento da vescovo nella Casa del clero: "Qui molta della mia storia"

Nella cappella della Casa del clero di Treviso, il significativo momento, prima dell’ordinazione, con la Professione di fede e il Giuramento di fedeltà al Papa in vista dell’assunzione del servizio di Vescovo

Mons. Cevolotto. Oggi il giuramento da vescovo nella Casa del clero: "Qui molta della mia storia"

Nel giorno della festa della Natività della Vergine Maria, mons. Adriano Cevolotto, vescovo eletto di Piacenza – Bobbio, ha pronunciato il suo giuramento di fedeltà alla Sede Apostolica prima dell’ordinazione episcopale, preceduto dalla professione di fede.
Si tratta di un atto previsto dal diritto canonico in vista dell’inizio del nuovo servizio da vescovo. Nel testo, il vescovo eletto dichiara la propria fedeltà al Papa, alla Chiesa e l’impegno a svolgere il suo servizio a fianco della comunità. Erano presenti come testimoni mons. Mauro Motterlini, presidente del Capitolo della Cattedrale, e mons. Maurizio De Pieri, direttore della Casa del clero.
Una cerimonia semplice, vissuta dopo la messa, concelebrata con il vescovo Michele Tomasi, il cancelliere, mons. Fabio Franchetto, il vicario per la Pastorale, mons. Mario Salviato e molti altri sacerdoti, nella cappella della Casa del clero diocesana. Particolare il luogo dove mons. Cevolotto ha voluto vivere questo momento: nella Casa che accoglie tanti sacerdoti anziani, dove “è raccolta la testimonianza di fede e presbiterale della nostra diocesi – ha detto mons. Cevolotto nell’omelia -. Qui c’è una parte della mia genealogia presbiterale. Quello che sono è debitore di una storia della quale voi siete una parte importante: qui c’è chi mi ha portato in Seminario, don Giuseppe Rizzo, c’è il rettore con il quale sono diventato prete, don Cleto Bedin, e poi alcuni professori e molti preti che ho incontrato e che mi hanno testimoniato la cura pastorale, la fede, la carità, la missione. Vi sento parte del mio cammino e della mia storia”.
Commentando il Vangelo del giorno, mons. Cevolotto ha sottolineato come ogni storia sia riassunta dal verbo “generare”. “Quello che rimane, che fa storia, è generare, dare vita a qualcosa di nuovo che è tuo ma che alla fine non ti appartiene, che, come un figlio per un genitore, ha una sua storia, anche se è generato dalla tua fede, dal tuo amore, dalla tua carità”. Come il mistero della salvezza, il compimento di questa storia – ha ricordato – avviene dentro un intreccio di fedeltà e di infedeltà, in una storia in cui Dio mette insieme trame diverse, ma è sempre lui il protagonista del nostro generare, della nostra fecondità. Sul modello di Giuseppe, allora, è possibile “metterci al servizio della vita che Dio genera nello Spirito Santo in noi e negli altri, entrando così in una paternità diversa: è ciò che ci è chiesto, che ci è affidato, che ci è donato. Essere padri perché ri-conoscenti, cioè capaci di riconoscere quanto Dio continua ad operare per la salvezza. «Non temere!» è l’invito che il Signore rivolge a Giuseppe, quando gli chiede di prendersi cura di Maria e del figlio che porta in grembo. Un invito che il Signore rivolge anche a me oggi, a noi, perché, nel prendere con noi il mistero di amore di Dio, ci permette di entrare nel compimento del mistero di Dio nella storia. «Non avere paura!» ci dice, anche se può sorprendere quello che Dio ci chiede, scombinando i nostri progetti. Oggi posso pronunciare il giuramento di fedeltà in forza di quella professione di fede nel Dio di ciascuno di voi e di coloro che mi hanno testimoniato, come voi, che veramente Dio è fedele e che ogni nostra fedeltà è unita alla sua ed è condizionata alla sua fedeltà di amore”.
Il vescovo Michele, rivolgendosi a mons. Cevolotto, gli ha ricordato che il giuramento di fedeltà è “la conferma di una promessa, la riconferma di un vincolo che vivi già, ma che ora diventa più esplicito, con il Santo Padre e, attraverso lui, con la Chiesa universale: ci stai facendo un bel regalo di ecclesialità”. Il Vescovo si è detto fiero di essere chiamato a testimoniare che “tu sei un uomo di fede, di comunione” e che “possiamo accompagnarti nella gioia di essere vescovo, guida fedele e lieta di una Chiesa in comunione con tutte le Chiese”.

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