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Natale di speranza e appello per il Congo

Udienza prenatalizia, in Aula Paolo VI, davanti a 4 mila fedeli. "La speranza in Dio" è l'unica sicurezza che salva, ricorda il Papa, che addita la semplicità del presepe. Al termine, un appello per la riconciliazione e la pace nella Repubblica democratica del Congo.

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Natale di speranza e appello per il Congo

Dio che si fa uomo “dona una nuova speranza all’umanità: la vita eterna”. Nell’ultima udienza generale prima del Natale, mercoledì 21 dicembre, Papa Francesco torna a parlare di speranza, nell’Aula Paolo VI, di fronte a circa 4mila pellegrini giunti, oltre che dall’Italia, da Polonia, Francia, Australia, Usa, Giappone, Germania, Spagna e Argentina. E a dare ragione della speranza è proprio quel momento in cui “la speranza è entrata nel mondo, con l’incarnazione del Figlio di Dio”, allorquando “Dio adempie la promessa facendosi uomo; non abbandona il suo popolo, si avvicina fino a spogliarsi della sua divinità”. “Il Natale di Cristo”, sottolinea Bergoglio, parla di “una speranza affidabile, visibile e comprensibile, perché fondata su Dio”. “Sperare allora per il cristiano significa la certezza di essere in cammino con Cristo verso il Padre che ci attende” e fa “stare in maniera nuova nel presente, benché faticoso”. 

Francesco, in questo mercoledì, pone l’attenzione sul presepe, che “nella sua semplicità” trasmette “speranza” e dove “ognuno dei personaggi è immerso in quest’atmosfera”. Innanzitutto va osservato il luogo della nascita di Gesù: Betlemme “non è una capitale, e per qusato è preferita dalla provvidenza divina, che ama agire attraverso i piccoli e gli umili”. Poi Maria, che “con il suo ‘sì’ ha aperto a Dio la porta del nostro mondo”. “Il suo cuore di ragazza era pieno di speranza, tutta animata dalla fede; e così Dio l’ha prescelta e lei ha creduto alla sua parola”. Accanto a lei Giuseppe, che pure “ha creduto alle parole dell’angelo”. Quindi i pastori, “che rappresentano gli umili e i poveri che aspettano il Messia” e “in quel Bambino vedono la realizzazione delle promesse e sperano che la salvezza di Dio giunga finalmente per ognuno di loro”. Guardando ai pastori, il Papa sottolinea: “Chi confida nelle proprie sicurezze, soprattutto materiali, non attende la salvezza di Dio”.

“Le proprie sicurezze non ci salveranno”, rimarca a braccio, ricordando che l’unica “sicurezza che ci salva” è la “speranza in Dio”. “Quella ci salva, è forte, ci fa camminare nella vita con gioia, con voglia di fare il bene, con voglia di diventare felici per tutta l’eternità”. Infine, il coro degli angeli “annuncia dall’alto il grande disegno che quel Bambino realizza”, a ricordare che “la speranza cristiana si esprime nella lode e nel ringraziamento a Dio, che ha inaugurato il suo Regno di amore, di giustizia e di pace”.

“Buon Natale di speranza a tutti” è l’augurio finale di Papa Francesco. Il Natale del Signore “sarà veramente una festa se accogliamo Gesù, seme di speranza che Dio depone nei solchi della nostra storia personale e comunitaria. Ogni ‘sì’ a Gesù che viene – conclude – è un germoglio di speranza. Abbiamo fiducia in questo germoglio di speranza, in questo ‘sì’”.

Da ultimo, dopo la catechesi, il Papa ha rivolto un pensiero alla delicata situazione della Repubblica democratica del Congo, dove il presidente Kabila non ha convocato le elezioni nonostante il termine del suo mandato. Bergoglio esprime nuovamente “un accorato appello a tutti i congolesi perché, in questo delicato momento della loro storia, siano artefici di riconciliazione e di pace”, chiedendo a quanti hanno responsabilità politiche di ascoltare “la voce della propria coscienza”, “vedere le crudeli sofferenze dei loro connazionali” e avere a cuore “il bene comune”.

Fonte: Sir
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