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Nell’Eccomi di Maria la Parola si fa carne - II domenica di Avvento

Ella accoglie senza riserve il disegno di Dio sulla sua vita. Nella seconda domenica di Avvento si celebra la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria

Nell’Eccomi di Maria la Parola si fa carne - II domenica di Avvento

Nella seconda domenica di Avvento si celebra quest’anno la messa per la solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Si tratta di una festa molto sentita a livello popolare, tanto da aver convinto la Conferenza episcopale italiana a tenere per questa domenica un “doppio registro”: le messe saranno della solennità e la Liturgia delle Ore della domenica di Avvento.
Secondo la tua parola
Il Vangelo di Luca sembra portarci a un’altra festa, quella in cui si ricorda il concepimento di Gesù nel grembo della Vergine Maria: è un brano che si legge, infatti, in occasione dell’Annunciazione del Signore, poiché il momento narrato dall’evangelista è quello in cui Maria risponde “Eccomi” all’imprevedibile annuncio che l’angelo Gabriele le ha portato (Lc 1,26-38). Ma perché, allora, nel cuore dell’Avvento, ci viene riproposto questo evento che è stato celebrato il 25 marzo, nove mesi prima del giorno in cui si fa memoria della nascita di Gesù?
L’espressione “Immacolata Concezione” indica che Maria è stata preservata, fin dal momento del suo concepimento, dal “Peccato originale”, ossia dalla condizione di peccaminosità in cui si trova ogni uomo. Non ci sono, però, testimonianze evangeliche riguardanti la nascita di Maria, se non nella tradizione apocrifa (Protovangelo di Giacomo), che però non fa parte della Bibbia. Che cosa “mostra”, dunque, che Maria è stata effettivamente preservata dal peccato originale? Il modo in cui accoglie senza riserve il disegno di Dio sulla sua vita. Il peccato, infatti, nella sua origine, consiste nel rifiuto dell’uomo di accogliersi come creatura di Dio e nel sospettare che il suo “progetto” per la propria vita non sia una possibilità di pienezza straordinaria, ma una limitazione indebita.
Quello che l’angelo annuncia a Maria appare “impossibile” all’uomo, come ammette egli stesso: “Nulla è impossibile a Dio”. Eppure, lei, pur non comprendendo pienamente ciò che le sarebbe successo, dopo aver ricevuto una risposta che, probabilmente, dev’essere stata ancor più incomprensibile, si affida totalmente a quella parola che ha ascoltato: “Ecco la serva del Signore”.
Scelti prima della creazione del mondo
Tutti gli altri esseri umani, esclusa appunto Maria, sono invece segnati da questa “tendenza” a dubitare di Dio e a percepire il suo progetto come un “attentato” alla propria libertà. Ma in forza della morte e risurrezione di Cristo, anche nella vita del battezzato è entrata “ogni benedizione spirituale”, per dirla con il linguaggio utilizzato nella Lettera agli Efesini, che viene proposta come seconda lettura (Ef 1,3-6.11-12). Gesù è venuto per farci comprendere e accogliere con profonda gratitudine la scelta di predilezione che Dio ha attuato fin da “prima della creazione del mondo” nei nostri confronti: quella di essere “santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo” (Ef 1,4). Ma non sarebbe stato sufficiente “conoscere e comprendere”, se quel Figlio non si fosse fatto pienamente “uomo” e non avesse portato, in se stesso, la nostra condizione umana a quella pienezza che rischiava di rimanere preclusa: Egli, perciò, vivendo fino in fondo la sua obbedienza al Padre, ha spalancato per gli uomini, che erano segnati da una “resistenza invincibile” all’amore di quel Dio che è Padre, le porte di una relazione da veri figli.
A Maria questa grazia, realizzata pienamente solo nella morte e risurrezione di Gesù, è stata “anticipata”: solo così avrebbe potuto accogliere “la Parola” fino a permetterle di farsi “carne”.
Ti avevo comandato di non mangiare
Nella prima lettura, che descrive le conseguenze del peccato di origine (Gen 3,9-15.20), si può leggere già l’annuncio di una prospettiva di speranza. All’uomo che, cercato e desiderato da Dio (“Dove sei?”), si nasconde perché si vergogna della propria condizione umana (“Ho avuto paura, perché sono nudo”), appaiono ormai evidenti gli effetti della propria scelta di disobbedienza: quella donna, che poco prima aveva suscitato in lui un senso di stupore e meraviglia (“Questa volta è osso dalle mie ossa e carne dalla mia carne”, Gen 2,23), ora è diventata “La donna che tu mi hai posto accanto” (Gen 3,12). L’uomo tende ormai ad attribuire sempre la colpa a qualcun altro: a Dio, alla donna o al serpente. Eppure, anche in tale situazione “disperata”, risuona una sorta di “protovangelo”: la “stirpe” della donna sarà sempre in lotta con la stirpe del “serpente”, ma certamente gli “schiaccerà la testa”.

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