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Nella chiesa accogliere tutti i disabili

“A un sacerdote che non accoglie tutti, che consiglio darebbe il Papa? Chiuda la porta della Chiesa, per favore: o tutti o nessuno!”. Lo ha detto sabato scorso papa Francesco, ai partecipanti al convegno Cei per il 25° del Settore per la catechesi delle persone disabili.

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Nella chiesa accogliere tutti i disabili

“A un sacerdote che non accoglie tutti, che consiglio darebbe il Papa? Chiuda la porta della Chiesa, per favore: o tutti o nessuno!”. Lo ha detto sabato scorso papa Francesco, parlando “a braccio”, nell’aula Paolo VI, in Vaticano, ai partecipanti al convegno Cei per il 25° del Settore per la catechesi delle persone disabili. E se un prete dice: “Non posso accogliere tutti perché non tutti sono capaci di capire”, il Papa risponde: “Sei tu che non sei capace di capire!”. “Quello che deve fare il prete, aiutato dai laici, dai catechisti, da tante persone, è aiutare tutti a capire la fede, l’amore, come essere amici, le differenze, come si ‘complementano’ le cose”. Francesco ha quindi sottolineato due parole, “accogliere e ascoltare”. Accogliere, “cioè ricevere tutti”, e “ascoltare tutti”. “Oggi – ha concluso – credo che nella pastorale della Chiesa si facciano tante cose belle, tante cose buone nella catechesi, nella liturgia, nella Caritas, con gli ammalati”, “ma c’è una cosa che si deve fare di più”, soprattutto da parte dei sacerdoti: “L’apostolato dell’orecchio, ascoltare”.

Nella Chiesa “si registra una diffusa attenzione alla disabilità nelle sue forme fisica, mentale e sensoriale, e un atteggiamento di generale accoglienza. Tuttavia le nostre comunità fanno ancora fatica a praticare una vera inclusione, una partecipazione piena che diventi finalmente ordinaria, normale. E questo richiede non solo tecniche e programmi specifici, ma prima di tutto riconoscimento e accoglienza dei volti, tenace e paziente certezza che ogni persona è unica e irripetibile, e ogni volto escluso è un impoverimento della comunità”. Così papa Francesco nel discorso preparato per i partecipanti al convegno Cei per celebrare i 25 anni del Settore per la catechesi delle persone disabili dell’Ufficio catechistico nazionale, ricevuti oggi in udienza. Un testo che il Papa ha fatto distribuire al termine dell’udienza, ma non ha letto, preferendo parlare “a braccio”. Bergoglio sottolinea come sia “decisivo il coinvolgimento delle famiglie, che chiedono di essere non solo accolte, ma stimolate e incoraggiate”. “Le nostre comunità cristiane – chiede – siano ‘case’ in cui ogni sofferenza trovi com-passione, in cui ogni famiglia con il suo carico di dolore e fatica possa sentirsi capita e rispettata nella sua dignità”.

 

La messa di domenica

“Il mondo non diventa migliore perché composto soltanto da persone apparentemente perfette, per non dire truccate, ma quando crescono la solidarietà tra gli esseri umani, l’accettazione reciproca e il rispetto”. Papa Francesco celebra in piazza San Pietro la messa conclusiva del Giubileo dedicato ai malati e alle persone disabili. In trentamila assistono al rito che vive di tante particolarità: la liturgia è tradotta nel linguaggio dei segni, la seconda lettura è proclamata da una donna non vedente che fa scorrere la mano sul leggio, sul testo in braille. Il Vangelo è letto e, per la prima volta, è anche rappresentato visivamente da un gruppo di persone disabili mentali. All’offertorio, la processione vive un altro momento particolare: una piccola disabile grave, in braccio alla mamma, sembra quasi diventare lei stessa offerta, così come le lacrime di un padre che tiene per mano la propria figlia. “Il modo in cui viviamo la malattia e la disabilità è indice dell’amore che siamo disposti a offrire”, afferma Papa Francesco, che aggiunge: “Il modo in cui affrontiamo la sofferenza e il limite è criterio della nostra libertà di dare senso alle esperienze della vita, anche quando ci appaiono assurde e non meritate”.

Fonte: Sir
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