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Nuovi sacerdoti, un dono che stupisce

“L’ordinazione di un prete è una celebrazione dello stupore cristiano” ha detto il Vescovo che sabato 26 ha ordinato sacerdoti Oscar Pastro e Francesco Bellato. Il Signore, infatti, opera grandi cose attraverso la piccola persona del prete, che arriva a donarsi con la stessa passione di Gesù, inviato al suo popolo

Nuovi sacerdoti, un dono che stupisce

“La solennità della Trinità ci ricorda che per il cristiano tutto viene dal Padre, mediante il Figlio, nello Spirito Santo. Anche il dono del presbiterato che riceveranno Francesco e Oscar”. Così il vescovo Gianfranco Agostino nell’omelia della celebrazione di sabato 26 maggio, in cattedrale, con il rito di ordinazione di don Oscar Pastro e di don Francesco Bellato.
Moltissimi i famigliari, gli amici e i parrocchiani presenti, insieme a un gran numero di sacerdoti concelebranti.
Stupore, servizio, piccolezza, grazie, le parole più ricorrenti nell’omelia di mons. Gardin. La celebrazione stessa della Trinità - ha sottolineato - è la festa dello “stupore cristiano”, come ricordava il Deuteronomio a proposito del Dio di Israele, che si è scelto una piccola nazione, amandola e custodendola. Uno stupore che, dopo la venuta di Gesù, si è fatto ancora più grande, di fronte a un “Dio che ha mandato suo Figlio tra noi a farsi uno di noi, anzi servo e crocifisso per noi. E in Lui ci ha resi fratelli, così, ci ha detto Paolo, da poter gridare: «Abbà! Padre!». E come è possibile - potremmo aggiungere - che Dio scelga dei poveri uomini, peccatori come gli altri, per comunicare a tutti la pienezza della sua vita divina? In certa misura, anche l’ordinazione di un prete è una celebrazione dello stupore cristiano”.
Uno stupore e un’ammirazione che il Vescovo ha chiesto di “ricentrare” sul Signore, piuttosto che sul sacerdote, tanto da farci dire “quanto è piccolo il prete al confronto di ciò che il Signore opera attraverso di Lui; quanto è grande, invece, la benevolenza del Signore che non teme di servirsi di questi strumenti modesti. Come direbbe Paolo: portatori di un immenso tesoro (il Signore)  in fragili vasi di creta (le loro persone), servi della pienezza della vita cristiana”.
Una povertà che non ha impedito al Signore di inviare gli apostoli, e oggi i neosacerdoti come suoi ministri, perché “è Lui che salva” e ciò che li assimila a Cristo non sono i poteri, ma “il suo donarsi richiesto da quell’andate, fate discepoli, trasmettete la vita che scaturisce dalla Trinità (espressamente nominata: «battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo»)”. Andare, ha ricordato mons. Gardin, “pronti a piantare la propria piccola tenda altrove, là dove c’è bisogno di fare discepoli. Con la formidabile convinzione che Lui «è con noi», è con coloro che ha inviato, tutti i giorni”. Andare, come servi, in un dono fedele, senza riserve, andare tra la gente, con la passione per Gesù e per il suo popolo. Ecco, allora, l’invito e l’augurio del Vescovo, ad “amare fin d’ora la gente a cui sarete mandati, a immedesimarvi con quel popolo che sarà il vostro. E’ in mezzo al popolo santo di Dio che avete udito e accolto la chiamata, da lì venite, e lì avete incontrato, a partire dai vostri genitori e fino ai vostri formatori in Seminario, le molte persone che vi hanno aiutato a crescere,  giungendo a dire un sì trepidante ma convinto”. Famiglie,  comunità cristiane, fratelli nel presbiterato, formatori che erano presenti nella cattedrale gremita o che partecipavano nella preghiera, uniti in un solo grazie, a don Oscar e a don Francesco per il loro “Eccomi”, e al Signore, che - ha ricordato il Vescovo - “non finisce di stupirci”.

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