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Nuovo umanesimo, mosaico da costruire insieme

Si è aperto, in uno scenario splendido caratterizzato dalla grande bellezza di Firenze, il quinto Convegno della Chiesa italiana. Nella relazione introduttiva l'arcivescovo Nosiglia ha auspicato che lo stile del convegno sia sinodale e che guardi con sguardo amorevole alla realtà del nostro tempo. Grande attesa per l'arrivo del Papa

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Nuovo umanesimo, mosaico da costruire insieme

C'è un'invitata speciale al V Convegno nazionale della Chiesa italiana, che si è aperto lunedì 9 novembre a Firenze. E' la bellezza delle opere d'arte, è quell'inno all'umanesimo che è nel suo complesso la città di Firenze. Un convegno, più di ogni altro, "incarnato" nella città dove si svolge. Se ne sono accorti i 2.500 partecipanti giunti già nella mattinata di oggi da tutta Italia, quando hanno iniziato la processione da quattro chiese verso il Duomo, passando per le vie del centro, camminando dentro lo splendido battistero, dove hanno fatto memoria del proprio battesimo, giungendo infine di fronte alla scintillante facciata della Cattedrale di S. Maria del Fiore. Una processione tutta con lo sguardo rivolta verso l'alto.

Il saluto del cardinale Betori e del sindaco Nardella

Poi, alla spicciolata, i delegati sono entrati in chiesa ed hanno ascoltato la poesia del fiorentino Mario Luzi, citato dal cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, e dal sindaco Dario Nardella hanno ascoltato parole forti sul ruolo della fede cristiana per la città di Firenze, sul ruolo della Cattedrale rispetto alla "piazza" e sul "compito" singolare per la costruzione del dialogo e della pace che tocca alla città di Firenze, come aveva intuito il grande sindaco Giorgio La Pira.

Firenze, ha detto Betori, è una città in cui “l'affermazione dell'umano, nelle sue espressioni migliori, ha saputo legare insieme il senso alto della cultura e dell'arte con la cura del debole e l'esercizio della misericordia”. Questa città, ha proseguito, “vi indica come un traguardo e una missione: una sintesi di ricerca sincera e intensa del vero, di espressione in superbe forme di bellezza, di passione generosa e multiforme di carità”.

Mons. Nosiglia: sguardo amorevole verso l'uomo d'oggi

Dopo i vespri, l'intervento centrale della prima giornata, la prolusione di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente del Comitato preparatorio.

“Non siamo qui per predisporre dei piani pastorali, né per scambiarci informazioni, neppure per partecipare a dotte conferenze o a un corso di aggiornamento: lo scopo del nostro appuntamento fiorentino è quello di fare il punto sul nostro cammino di fedeltà al rinnovamento promosso dal Concilio e aprire nuove strade all’annuncio del Vangelo”. Così mons.Nosiglia all'inizio del suo intervento. Ed ha proseguito: "Siamo qui per inaugurare uno stile. Lo stile sinodale -  vissuto sia a livello di Comitato preparatorio al Convegno, sia nel cammino delle chiese locali -  deve accompagnare il lavoro di questi giorni e sarebbe già un grande risultato se da Firenze la sinodalità divenisse lo stile di ogni comunità ecclesiale. Il cammino (syn-odos) ci consegna innanzitutto un met-odos: non una mera metodologia, ma il desiderio di cercare e di crescere insieme per una chiesa capace di tenere il passato, ma di slanciarsi con forza e coraggio verso il futuro". Per questo l'arcivescovo di Torino ha parlato di "mosaico che siamo chiamati a tessere insieme".

Ha proseguito mons. Nosiglia: "Il grido dell'umanità ferita che a noi giunge dalle tante "periferie esistenziali":la frontiera drammatica dell'immigrazione, la frontiera sempre più tragica delle povertà anche a causa della crisi economica e occupazionale, la frontiera delicata dell'emergenza educativa, chiedono che cammino di fede e cammino ecclesiale diventino vie o almeno sentieri di umanizzazione  non da declinare in prospettiva intellettuale, bensì esistenziale". Per questo "mi auguro che in questi giorni sappiamo mantenere quella nota caratteristica che è emersa nella fase di preparazione: lo sguardo amorevole sulla realtà e sugli uomini del nostro tempo, fatto di riconoscenza e di gratitudine, che scaccia ogni timore e ci permette di leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell’amore come ci ha ricordato papa Francesco".

Aree prioritarie d'impegno

E' seguito il riferimento ai Convegni precedenti, all’attuale piano decennale della Cei incentrato sull’Educare alla vita buona del Vangelo e all’attesa per l’intervento di domani di Papa Francesco. Nosiglia indica, quindi, “alcune aree di impegno prioritarie per la vita della nostra gente e del Paese”: la famiglia, bisognosa di “una accoglienza compassionevole e di un accompagnamento e sostegno della sua esistenza”; i giovani, con l’impegno a operare per qualificare la proposta della scuola e l’inserimento nel mondo del lavoro; l’ecologia, intesa – sulla scorta della Laudato si’ – come cura della casa comune, in contrasto con ogni cultura dello scarto.

“Attorno a queste aree, come ad altre ugualmente importanti – ha evidenziato l’Arcivescovo – è necessario attivare un adeguato supporto di pensiero e di azione concreta da parte dei laici soprattutto, che hanno diritto e dovere di ‘fare coscienza’ e operare uniti”. Un’unità che si esprime in uno stile di ricerca comune e in un metodo preciso: quello della sinodalità che “sarebbe già un grande risultato se da Firenze divenisse lo stile di ogni comunità ecclesiale”.

Grande attesa per l'arrivo del Papa che martedì 10 novembre sarà a Firenze per tutta la giornata.

La delegazione trevigiana

Al convegno stanno prendendo parte anche tredici delegati della diocesi di Treviso, guidati dal vescovo, mons. Gianfranco Agostino Gardin. La delegazione trevigiana ha raggiunto Firenze in treno (sullo stesso scompartimento c'erano anche i deelgati delle diocesi di Padova e Vicenza). Tra i partecipanti trevigiani, che sono partiti in processione dalla chiesa di S. Maria Novella, si è fin da subito instaurato un bel clima di fraternità.

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