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"Oggi si è compiuta questa Scrittura” - III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno C

Così si presenta Gesù a Nazaret, ed è anche il nostro “oggi” quando ascoltiamo la Parola

"Oggi si è compiuta questa Scrittura” - III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO anno C

Il Vangelo di questa domenica ci presenta due “inizi”: quello del racconto evangelico lucano (Lc 1,1-4) e quello del ministero pubblico di Gesù nella sinagoga di Nazaret (Lc 4,14-21).

Una parola affidabile

Nel breve prologo l’evangelista Luca espone le caratteristiche e lo scopo del suo scritto. Egli vuole fare un “resoconto ordinato”, a partire dai racconti dei testimoni oculari: infatti non faceva parte del gruppo dei Dodici, né era tra i primi discepoli di Gesù; perciò si propone di scrivere solo dopo aver fatto ricerche molto accurate. Di conseguenza, non dobbiamo aspettarci un racconto “in presa diretta” sui fatti riguardanti Gesù: si tratta, invece, di una rilettura avvenuta parecchi anni dopo gli avvenimenti narrati, tra l’80 e l’85 d.C.

Dedica la sua opera a un personaggio sconosciuto, il cui nome permette idealmente a ciascuno di identificarsi con lui: Teofilo, infatti, significa “amico di Dio”. Si tratta di un cristiano che ha bisogno di essere confermato nella propria fede: “in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”. L’annuncio evangelico non chiede al credente di rinunciare totalmente alla propria capacità critica ma, anzi, offre argomenti di ragionevolezza che possono sostenere le scelte importanti, anche quando i percorsi che il Signore propone non risultano immediatamente chiari.

La fiducia dei cristiani nella forza dell’annuncio della Parola risale chiaramente a Gesù il quale, in piena continuità con le tradizioni del popolo Ebraico, era solito entrare di sabato nelle sinagoghe per mettersi in ascolto delle Scritture, come annota l’evangelista.

Facevano comprendere la lettura

Il valore della proclamazione pubblica dei testi biblici emerge dalla Prima lettura di questa domenica. Il libro di Neemia racconta come quest’uomo, rimasto come “coppiere del re di Persia” dopo l’esilio Babilonese, viene incaricato dal Signore a ricostruire le mura di Gerusalemme. Non appena sono restaurate le mura e la vita ordinaria può riprendere, una solenne liturgia viene vissuta come evento fondante della nuova identità del popolo.

Il rito presenta una prima parte che ci risulta molto familiare: gli incaricati, guidati dal sacerdote Esdra, leggono il libro della Legge a brani distinti e ne spiegano il senso, in modo che tutti possano comprendere. Ma la reazione dell’assemblea appare strana: “Tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge” (Ne 8,9). Un autentico ascolto della Parola suscita una prima decisiva conversione del cuore, che consiste nel prendere coscienza della propria lontananza dall’amore misericordioso di Dio: questo esprimono le lacrime.

Ma il secondo passo non consiste nel prendere decisioni che portino a un cambiamento concreto della propria vita: certo, questo dovrà avvenire; ma il passaggio successivo è indicato con una solenne proclamazione: “Neemia che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo”, tutti concordi, invitano a non fare lutto e a non piangere: “Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio”. Prima dell’impegno alla conversione della vita, si invita a riconoscere con gioia e gratitudine la presenza fedele di Dio nella propria esistenza.

Oggi si è compiuta questa Scrittura

Gesù a Nazaret non solo si inserisce pienamente nella liturgia sinagogale che prevede la proclamazione della Scrittura, ma si pone anche in piena sintonia con tale “priorità”. Il suo annuncio, infatti, non mira a chiedere subito qualche forma di cambiamento in chi ascolta, ma dichiara innanzitutto ciò che Dio intende compiere. Il consacrato del Signore, come aveva annunciato il profeta Isaia, è stato “mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a proclamare l’anno di grazia del Signore”. Come risulta evidente, non si tratta di una richiesta nei confronti dell’uomo ma, di una promessa di vicinanza verso l’uomo, specialmente il più bisognoso. E mentre tutti, con gli occhi puntati su di lui, si aspettano che Gesù spieghi queste parole con una sorta di omelia, come era previsto, egli afferma solamente: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”.

Così Gesù ha deciso di presentarsi ufficialmente. E quell’oggi non riguarda solo il momento in cui Gesù ha pronunciato tali parole a Nazaret, ma anche questo nostro oggi, nel quale le ascoltiamo nuovamente in atteggiamento di fede, specialmente all’interno della celebrazione comunitaria.

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