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Pasqua, l'amore vince la morte. Le omelie del Vescovo

Mons. Gardin, nel giorno della Risurrezione di Gesù, dopo la veglia del sabato santo, ha invitato a riflettere: “La morte appare - almeno in condizioni di «normalità» - come la «nemica della vita». Il nostro bisogno di vivere si infrange contro la morte. Ma forse c’è qualcosa che la morte non riesce a infrangere".

Parole chiave: pasqua (56), diocesi di treviso (20), vescovo gardin (184)
Pasqua, l'amore vince la morte. Le omelie del Vescovo

Le celebrazioni del Triduo pasquale presiedute dal Vescovo sono iniziate giovedì 18 aprile in cattedrale con la Messa del Crisma. Moltissimi i sacerdoti diocesani che hanno concelebrato, oltre a numerosi sacerdoti di altri Paesi, che vivono nel nostro territorio e seguono le comunità cattoliche di immigrati, i sacerdoti che prestano il loro servizio pastorale di sostegno alle nostre parrocchie durante questo tempo forte dell’anno liturgico, i religiosi di diverse comunità, i diaconi permanenti e i cinque giovani diaconi che presto saranno ordinati presbiteri. Hanno concelebrato anche i vescovi Paolo Magnani, emerito di Treviso, Angelo Daniel, emerito di Chioggia, e Alberto Bottari De Castello, già nunzio apostolico in Ungheria.

Mons. Gardin ha voluto anche ricordare “con un sentimento di vivissima gratitudine e di profonda comunione spirituale, i nostri presbiteri fidei donum che lavorano in Ciad, Brasile, Ecuador, Paraguay e Perù”. Mons. Gardin ha centrato la sua riflessione “sulla nostra condizione di ministri ordinati, chiamati dal Signore ad essere nel mondo umili strumenti della sua salvezza” richiamando il senso dell’invito di Gesù “fate questo in memoria di me”. “Nella Chiesa noi siamo chiamati a essere, anzitutto, memoria viva di Cristo - ha detto il Vescovo -. Una memoria continuamente attinta dalla Parola, che rende presente nella nostra vita, e nella vita della Chiesa, il suo mistero pasquale, sintesi perfetta di ciò che Egli è per noi, vera attuazione di quanto annunciato nella sinagoga di Nazaret. Il tutto di Gesù si racchiude nel suo mistero pasquale, e dunque nell’Eucarestia”. “La nostra irrinunciabile memoria non è solo il gesto eucaristico nel cenacolo - ha sottolineato il Vescovo -; è la sua intera vita, rivelazione e dono dell’amore sconfinato del Padre”.

“Fratelli presbiteri e diaconi, camminiamo nell’unità - l’appello conclusivo del Vescovo -, nell’amore reciproco, nel portare con disponibilità gli uni il peso degli altri, e anche nel praticare una convinta e paziente sinodalità ecclesiale, quale contesto necessario per praticare quelle conversioni pastorali a cui papa Francesco ci sollecita e che abbiamo deciso, insieme, di perseguire nel nostro Cammino sinodale. Il Signore ci ha chiamati e insieme ci ha dato e ci dà la grazia di rispondere, nonostante le nostre fragilità, che Lui conosce e non disprezza, ma risana”.

Liturgia del Venerdì Santo. La Liturgia ci propone, ha detto il Vescovo il Venerdì santo, “l’adorazione della Croce: un gesto semplice, silenzioso, un sobrio atto di venerazione, di gratitudine, di affetto, toccando o baciando il Crocifisso”. In seguito, “la processione con la croce esprime il desiderio e la preghiera che questo dono si irradi nella vita di tutti i giorni, e continui a dare senso e coraggio alle fatiche, alle sofferenze, e anche allo spendersi di tante persone, e continui a riempire di speranza e di vangelo la nostra esistenza che si svolge nella storia, nel mondo, nella città”.

Domenica di Pasqua. Mons. Gardin, nel giorno della Risurrezione di Gesù, dopo la veglia del sabato santo, ha invitato a riflettere: “La morte appare - almeno in condizioni di «normalità» - come la «nemica della vita». Il nostro bisogno di vivere si infrange contro la morte. Ma forse c’è qualcosa che la morte non riesce a infrangere. Questo qualcosa è l’amore. Certo, la morte colpisce anche relazioni di amore, si abbatte su rapporti personali. Dopo la morte tali rapporti non sono più come prima, ma non scompaiono. Basti vedere le tombe dei nostri cimiteri a novembre, e non solo: sono piene di fiori, di segni di un amore che continua. Ha scritto qualcuno: «La morte, che tutto divora, trova nell’amore un nemico capace di resisterle». Ora, non dimentichiamo che la risurrezione di Gesù fa seguito a un atto di amore immenso, al suo totale donarsi all’umanità intera, un donarsi che ha trovato l’apice nella sua morte come libero atto di amore, ma che è stato espresso lungo tutta la sua vita”.

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