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Pellegrinaggio diocesano al Santo. Il Vescovo ricorda sant’Antonio, predicatore della Parola

Un pellegrinaggio “per rappresentanza” quello vissuto dalla nostra Diocesi venerdì pomeriggio 5 giugno a Padova, alla basilica di Sant’Antonio durante la Tredicina per la festa del Santo. Così l’ha definito il vescovo Michele, nel suo saluto all’inizio della celebrazione. Un centinaio, infatti, i fedeli partecipanti dalla diocesi di Treviso.

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Pellegrinaggio diocesano al Santo. Il Vescovo ricorda sant’Antonio, predicatore della Parola

Un pellegrinaggio “per rappresentanza” quello vissuto dalla nostra Diocesi venerdì pomeriggio 5 giugno a Padova, alla basilica di Sant’Antonio durante la Tredicina per la festa del Santo. Così l’ha definito il vescovo Michele, nel suo saluto all’inizio della celebrazione. Un centinaio, infatti, i fedeli partecipanti dalla diocesi di Treviso, in una basilica apparentemente semivuota, ma nella quale, ha ricordato mons. Tomasi, “ciascuno di noi porta con sé le comunità, le famiglie, gli amici, le persone che hanno più bisogno, anche i soli e gli abbandonati. Portiamo le loro necessità sull’altare, perché vengano accolte da una comunità che prega, dall’intercessione di sant’Antonio, dalle braccia misericordiose di Gesù Cristo, crocifisso e risorto”.

Una ventina i sacerdoti dalla nostra diocesi che hanno concelebrato insieme al Vescovo Michele, al vescovo emerito di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin, e a padre Oliviero Svanera, rettore della Basilica.

Alla messa hanno partecipato anche i rappresentanti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Padova. Ogni sera, infatti, alla celebrazione in basilica, i frati hanno voluto invitare, durante la Tredicina, le diverse categorie di persone che con il loro servizio hanno accompagnato la società civile durante la pandemia.

E’ stata dedicata a “Sant’Antonio predicatore della Parola di Dio” l’omelia del vescovo Michele. La predicazione è la caratteristica per cui Antonio è universalmente conosciuto.

“Chi annuncia il Vangelo è un credente – ha ricordato il Vescovo -. È un predicatore, una catechista, un papà e una mamma che parlano di Dio ai loro figli, un testimone silenzioso della fede nei comportamenti e nelle scelte. Uno – una – che crede fermamente e che in quello che ha imparato rimane saldo. È persona perseverante, che vive la sua vita nell’orizzonte della fede. Non vive esistenze separate – quella della fede e quella della quotidianità. È persona che vive nella corrente continua dell’esperienza e nel flusso vivo di una tradizione”, come Timoteo, al quale san Paolo raccomanda di rimanere “saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente”. “Chi l’ha educato alla fede lo ha fatto incontrare con il Signore, con colui che dà vera libertà, autentica salvezza. Loro non lo hanno legato a sé stessi. Perché la salvezza la si ottiene soltanto mediante la fede in Cristo Gesù, perché “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22). Se vogliamo trovare veramente noi stessi dobbiamo guardare a colui che ci mostra la vera umanità e alla cui immagine e somiglianza noi siamo stati creati: Gesù di Nazareth, il Crocifisso Risorto, vero uomo, vero Dio.”.

“Questo avviene nella Chiesa, nella sua continua trasmissione della fede viva, nelle parole, nelle dottrine, nelle opere, nella comunità, nella vita concreta e in costante ascolto della Parola. Così per Paolo. Così per Timoteo. Così per Antonio, tutti accomunati dall’incontro con Gesù Cristo, colui che, Crocifisso, è Risorto. Lo hanno incontrato e hanno colto la grandezza quasi inconcepibile del dono della sua vita sulla Croce per la nostra salvezza, la nostra liberazione, la nostra vita. La Croce è legge di amore per il cristiano. Legge di donazione completa di sé”.

Sul predicatore, se solo saprà fidarsi del Maestro, Antonio assicura che scenderà “la parola del Signore, parola di vita e di pace, parola di grazia e di verità, […] sopra l’anima fedele e che vive in pace con sé stessa”.

“Chi annuncia la Parola non può farlo che trasformato dall’amore di Cristo, dal quale impara “la compassione verso il prossimo. Il predicatore deve scendere e mettersi al livello del prossimo, per poter rialzare chi giace a terra”. Compagno degli uomini e delle donne del suo tempo, servo dei piccoli e dei poveri. I predicatori – ha ricordato il Vescovo Michele -, non sono lontani, astratti, ma carichi della speranza che si affida fino in fondo al Risorto, al vivente, all’amante della vita, capaci di uno sguardo che abbraccia larghi orizzonti, in cui trova posto la molteplice varietà della vita e delle relazioni, e in cui ogni attimo sa ospitare un germe di eternità”.

E parafrasando le parole di sant’Antonio, mons. Tomasi ha tratteggiato l’identikit dei predicatori santi: “Essi saranno leggeri, liberi, delicati o impetuosi, avranno parole che illuminano le situazioni o che spronano all’azione, saranno calati profondamente nella realtà, fedeli alla Parola di Dio, trasformati dalla sua potenza, appassionati insieme e casti”.

Così può manifestarsi almeno in parte nella Chiesa, oggi, l’azione della Parola di Dio. Chi annuncia e vive la Parola potrà essere una persona completa, non spaesata o smarrita, ma che conserva legami saldi con la realtà, con il tempo presente, nella Chiesa e nella società. E sarà anche persona ben preparata, al passo con i tempi, ben istruita, capace di dialogo autentico e di una parola buona per questi tempi difficili e complicati”.

Al termine della celebrazione il vescovo Michele ha voluto ringraziare le forze dell’Ordine presenti per il loro servizio del bene comune. “Spero che almeno una cosa l’abbiamo imparata in questo tempo – ha sottolineato il Vescovo -, che il bene comune è indivisibile, che non ci salviamo da soli”.

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