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Perché siamo immortali

“E lo ridico.../in questi giorni impazziti di polvere e di gloria/ E lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali/ Ora che siamo qui, noi siamo immortali...”. Chissà che cosa intendeva dire con questi versi il cantante Lorenzo Jovanotti Cherubini, ma sappiamo che il senso dell'opera di un artista travalica tante volte la sua stessa intenzione. C'è un'eccedenza di significato che ci conduce dentro una realtà più ampia e profonda di quella stessa immaginata dall'autore.

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Perché siamo immortali

“E lo ridico.../in questi giorni impazziti di polvere e di gloria/ E lo ripeto ancora fino a strapparmi le corde vocali/ Ora che siamo qui, noi siamo immortali...”. Chissà che cosa intendeva dire con questi versi il cantante Lorenzo Jovanotti Cherubini, ma sappiamo che il senso dell'opera di un artista travalica tante volte la sua stessa intenzione. C'è un'eccedenza di significato che ci conduce dentro una realtà più ampia e profonda di quella stessa immaginata dall'autore. Può apparire strano, o meglio... “spiritoso”, il modo di agire dello Spirito che si serve di un testo musicale per ricordarci che il solo fatto di “essere qui”, cioè di esistere, dice che siamo... “immortali”. Non siamo un segmento della storia che inizia e termina, bensì siamo una “semiretta” che una volta iniziata non ha più fine. La resurrezione di Gesù ha messo un seme di vita immortale nell'esistenza umana. Questa energia vitale non è solo di qualcuno, ma è dono per ogni essere umano, al di là delle barriere di spazio e di tempo, per cui “dobbiamo ritenere - afferma il Concilio Vaticano II - che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, col mistero pasquale” della morte e resurrezione di Gesù. Che cos'ha di diverso, allora, il cristiano rispetto a chi non lo è? La consapevolezza della stupenda realtà di una vita piena oltre la morte. Eppure è proprio la presenza di testimoni credibili della resurrezione che sembra oggi tante volte mancare. Fu l'annuncio di Gesù crocifisso risorto a incendiare il mondo in pochi anni all'inizio del cristianesimo. L'apostolo Paolo trascinato in tribunale confessa di essere lì solo “a motivo della speranza nella resurrezione dei morti” (Atti 23, 7). E se dovesse capitare a noi di essere condotti a giudizio? Se lo chiedeva monsignor Tonino Bello   con un provocatorio interrogativo: “Se essere cristiani fosse un delitto, e voi foste condotti in tribunale con l'accusa di essere cristiani, ci sarebbero delle ragioni sufficienti per farsi condannare? Molti di noi sarebbero assolti, purtroppo, per insufficienza di prove, se non addirittura con formula piena”.

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