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Pietà, cuore traboccante di tenerezza

Lo Spirito di pietà si incarna nel quotidiano in un abbraccio, in una telefonata a un anziano che è rimasto solo, in un sorriso che rasserena, in una parola che rappacifica, nello sforzo di vincere il male con il bene; esso infatti non si esercita solo verso chi è buono, o ci piace, o ci asseconda

Parole chiave: pietà (1), spirito santo (10), doni spirito santo (5), pentecoste (16), assunta steccanella (4)
Pietà, cuore traboccante di tenerezza

Quanti colori ha l'umana pietà? È una parola che usiamo spesso, a volte in modo un po’ ambiguo. Descrive il sentimento di compassione per coloro che si trovano nel bisogno, ma può trasmettere anche un senso di superiorità, a volte perfino un sottile disprezzo. Come se “fare pietà” fosse un limite.

E cosa significa invece “provare pietà”? È una forza o una debolezza? Anche questo non è chiaro: “non lasciarti impietosire” è l’invito che a volte ci sentiamo ripetere, magari davanti a qualcuno che chiede l’elemosina perché “non si sa poi dove finiscono i soldi”. È strano come in realtà il suo vero significato sia stato distorto, a livello umano prima che religioso. Per comprenderlo è utile considerare la parola greca che è stata tradotta poi con il latino pietas (da cui deriva pietà), ossia eleos(che risuona nell’invocazione kyrie eleison): significa benevolenza, amore misericordioso. Nella forma latina il termine rimanda in primo luogo all’amore verso Dio, e poi verso i genitori, ossia al bene che proviamo per qualcuno nei confronti del quale non possiamo vantare alcuna superiorità, piuttosto il contrario. Solo in seconda battuta la parola media il concetto di compassione verso il bisognoso ed è anche questo assai interessante, perché in questo sviluppo si delinea un capovolgimento della prospettiva: il bisognoso è colui al quale devo amore riconoscente, perché attraverso di lui io incontro il Signore che, per raggiungerci, si è fatto povero (2Cor 8,9).

Lo Spirito di pietà è quindi ben di più che provare commiserazione per qualcuno, in modo paternalistico e un po’ supponente: esso riempie il cuore di tenerezza verso Dio che ci è padre e rende possibile credere di poter amare come lui. Questo bene traboccante si riversa grato su coloro ai quali dobbiamo ciò che siamo (i nostri genitori, i maestri, i compagni di cammino) e su coloro che si affidano ogni giorno a noi (i piccoli, i deboli, i poveri), dentro e fuori la nostra famiglia. Essi, tutti, ci permettono di esercitare la pietà, ossia di buttarci in Dio per attingere da Lui la capacità di amare, e quindi fare della nostra vita un dono. Sarebbe una prospettiva ardua, addirittura eroica se la dovessimo affrontare da soli, ma è invece possibile perché proviene da una fonte inesauribile, da Colui che non solo ha amore da darci, ma è in se stesso amore sussistente: chi ama lo ha conosciuto, perché Dio è amore (1Gv 4,8).

Lo Spirito di pietà si incarna nel quotidiano in un abbraccio, in una telefonata a un anziano che è rimasto solo, in un sorriso che rasserena, in una parola che rappacifica, nello sforzo di vincere il male con il bene; esso infatti non si esercita solo verso chi è buono, o ci piace, o ci asseconda: poiché viene da Dio che «fa sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti» (Mt 5,45) questo dono è pacificante, aiuta a smorzare i conflitti e a superare le divisioni, senza annullare ma esaltando la nostra dignità. Spirito Santo, donaci la pietà.

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