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Pio X e il rinnovamento della nostra Chiesa

Nella lettera con la quale dava inizio alle celebrazioni per il centenario della morte di san Pio X, il Vescovo esprimeva il desiderio “che tutti i fedeli della diocesi trovassero motivo per rivolgersi a lui non solo come intercessore, ma anche come ispiratore di qualche santa novità da realizzare nella vita personale e, ancor più impegnativamente, nella vita delle comunità cristiane e della Diocesi”.

Pio X e il rinnovamento della nostra Chiesa

Con queste celebrazioni si vuole quindi non solo approfondire la figura e l’opera del santo papa trevigiano ma anche, rivisitando il passato, cogliere stimoli e indicazioni per un rinnovamento personale ed ecclesiale, quanto mai necessari oggi per essere e vivere una “contemporaneità” nuova che ci consenta di “stare” tra gli uomini e le donne del nostro tempo e ri-dire il vangelo della salvezza.Il Convegno internazionale di studi che inizierà tra qualche giorno dal titolo significativo. “Riforma del cattolicesimo? Le attività e le scelte di Pio X”, vuole recuperare alcuni aspetti innovativi di questo papa, ridimensionando e anche scalzando certi stereotipi che lo hanno spesso confinato, quasi esclusivamente, dentro la polemica modernista/antimodernista. Si tratta di fare, per quanto possibile, verità e giustizia su un pastore che ha profondamente rinnovato alcuni aspetti non secondari della vita della chiesa.Come scriviamo in altra parte del giornale, il Convegno vuole capire come papa Sarto ha saputo rispondere ai movimenti culturali e sociali del suo tempo e se dalle scelte che ha operato possiamo riconoscere uno stile nuovo di Chiesa, capace di essere interlocutrice autorevole con le istanze e i problemi che il nuovo contesto culturale poneva alla trasmissione della fede. Il rinnovamento catechistico e liturgicoA me sembra che Pio X almeno su due fronti “pastorali” abbia innescato un rinnovamento del quale ancora oggi sentiamo i benefici perché ha inciso profondamente sulla prassi ecclesiale.Penso anzitutto alla catechesi. Fin dai tempi del “Catechismo di Salzano” egli era cosciente della necessità di un profondo rinnovamento del catechismo a causa soprattutto di due fattori che condizionavano la formazione cristiana verso la fine dell’ottocento: il processo di secolarizzazione legato alla industrializzazione con il nuovo fenomeno dell’urbanizzazione e l’esclusione, a partire dal 1870, dell’insegnamento della religione dalla scuola. Per Pio X, come per tanti pastori, i mali morali della chiesa avevano tra le principali cause la grande ignoranza religiosa dovuta alla carenza di catechesi. Il suo “Catechismo della dottrina cristiana”, pur con i suoi limiti divenne una pietra miliare e la catechesi un vero fatto popolare. Certamente quel catechismo ha contribuito a unificare nella chiesa cattolica il linguaggio della fede. Proprio a partire da esso si porrà successivamente il fecondo e ancora attuale problema delle mediazioni metodologiche.Anche il nascente movimento liturgico ha avuto nell’opera di “restaurazione” (intesa come rinnovamento), di Pio X un elemento di stimolo e di riferimento. Sappiamo che il Papa mirava a tre obiettivi: ordinare il canto e le cerimonie alla pietà interiore e alla santificazione del cristiano; promuovere la partecipazione attiva dei fedeli; ricollocare il Salterio al centro della autentica preghiera cristiana. Agli studiosi di liturgia del tempo non è passato inosservato quell’inciso del Motu proprio “Tra le sollecitudini” del 1903 nel quale il papa affermava che era necessario tornare alla liturgia come prima e indispensabile fonte del genuino spirito cristiano. Espressione recepita integralmente dal Concilio quando in SC 14 parla della partecipazione alla liturgia. Un po’ di coraggio per innovareNel suo insieme, dunque, un Papa con una forte carica riformista che certamente affondava le radici nel contesto culturale Veneto del XIX secolo di cui Pio X era figlio, caratterizzato da un forte desiderio di aggiornamento della chiesa nella fedeltà alla tradizione; da una liturgia, al di là delle molteplici devozioni accessorie, fondata sull’essenziale; da una vita religiosa più esigente.Un pastore che ci testimonia come, di fronte a cambi culturali che provocano la fede, serva un po’ di coraggio per individuare vie nuove, non sperimentazioni avventate, per la catechesi e la formazione cristiana e per il rinnovamento delle celebrazioni, altrimenti corriamo il rischio con le nostre proposte tradizionali, un po’ ripetitive e ingessate, di diventare estranei e incomprensibili alla gente. Senza dimenticare che non è possibile alcun rinnovamento nella chiesa senza un pieno coinvolgimento dei laici. Pio X ne era ben cosciente, tanto che da parroco e poi da patriarca di Venezia, si impegnò non poco nella promozione di varie forme associative laicali, incrementando anche il lavoro dell’Opera dei congressi.

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