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Pio X: riforme arrivate fino a noi

Intervista al prof. Romanato che interviene al convegno internazionale di studi
“Pio X è stato sicuramente il papa che ha maggiormente inciso in senso riformatore sulla Chiesa del Novecento, con riflessi che arrivano al Concilio Vaticano II e anche oltre”. Ne è convinto Gianpaolo Romanato, docente di Storia contemporanea e Storia della Chiesa moderna e contemporanea all’Università di Padova, e membro del Pontificio Comitato di Scienze storiche. 

Prof. Giampaolo Romanato

In questo periodo sta rivedendo e riscrivendo la sua biografia su Pio X, pubblicata nel 1992. L’uscita è prevista per i primi mesi del 2014, anno del centenario della morte di papa Sarto.

Relatore al convegno internazionale di studi che si svolge il 24 e 25 ottobre fra Treviso e Venezia, Romanato mette in luce nel suo intervento proprio la figura di Pio X “tra storia e storiografia”.Professore, quali sono le differenze più importanti tra la figura storica di Pio X e la narrazione che ne ha fatto gran parte della storiografia ufficiale?Pio X è stato un papa aperto alla modernità. Pensiamo alle riforme della Curia, all’abolizione del diritto di veto sul conclave da parte dei capi di Stato e, soprattutto, alla creazione del Codice di Diritto canonico. E poi gli interventi in ambito liturgico, catechistico e molti altri che hanno inciso fino al Vaticano II. Viceversa, però, da parte della storiografia, è stata veicolata un’immagine molto riduttiva della sua figura e del suo pontificato. Per tre “fraintendimenti”, soprattutto. Prima di tutto “a causa” della canonizzazione (nel 1951 fu proclamato beato e nel 1954 santo, unico papa santo dai tempi della Controriforma): di Pio X passò fin da subito un’immagine agiografica, ad uso dei fioretti per i fedeli. Il secondo fraintendimento si è avuto dopo il Concilio Vaticano II, quando della sua figura e del suo nome si impadronirono i tradizionalisti, diventando quasi l’emblema della ribellione alla Chiesa e poi dello scisma. Infine, la responsabilità di una certa immagine di Pio X si deve anche alla sovrabbondante letteratura sul modernismo degli ultimi decenni, che ha fatto della sua condanna del modernismo quasi il paradigma storico dell’intero pontificato.Ma gli studi recenti stanno facendo nuova luce…Sì, per fortuna la storiografia va avanti. Papa Sarto è uno dei pontefici su cui si sta lavorando di più in termini storiografici e di produzione di documenti e il vero Pio X sta emergendo da questi studi. Emerge, in particolare, la fondamentale importanza del Codice di Diritto canonico, che ha fondato l’identità della Chiesa nel mondo contemporaneo e il rapporto della Chiesa con gli Stati.Pensa che occasioni come il convegno di Treviso e Venezia siano utili al “recupero” del vero Pio X?Ritengo che sia un’occasione importante per fare il punto su questa figura fuori dalla semplice agiografia e dentro un quadro complessivo del suo pontificato. Il maggiore storico della Chiesa del ‘900, Roger Aubert, belga, in tempi non sospetti definì Pio X “il più grande riformatore della vita interna della Chiesa dopo il Concilio di Trento”. Sottolineare questo di papa Sarto non significa sminuire l’importanza della questione modernista e degli eccessi disciplinari spesso sgradevoli che certamente ci furono al tempo, ma significa restituire verità storica a questo papa e al suo operato. Un contributo ad una maggiore conoscenza di Pio X lo diede senz’altro all’inizio la Fondazione Sarto di Riese: lo stesso Aubert fu presidente del Comitato tecnico – scientifico per sette anni. Importante è adesso il ruolo del Centro studi San Pio X voluto dalla diocesi di Treviso che ha promosso le celebrazioni per il centenario della morte del papa trevigiano.Si può parlare di “attualità” di Pio X?Sono restio ad usare questi termini. Nessun personaggio del passato è attuale, parlerei piuttosto di incisività di papa Pio X sulla Chiesa del suo tempo. Oggi è necessario studiare correttamente quella incisività e che cosa è rimasto, nella Chiesa, delle riforme volute e attuate da Pio X. Credo che serva attenzione per quello che Giuseppe Sarto ha fatto e per come ha interpretato il pontificato.Ci sono, a suo avviso, delle somiglianze tra papa Francesco e Pio X?C’è un secolo di distanza tra i due e un vero e proprio accostamento sarebbe improponibile, ma sono evidenti alcune caratteristiche simili, alcune “vicinanze”. Prima di tutto entrambi hanno origini famigliari modeste, poi hanno un retroterra culturale e carriere ecclesiastiche totalmente estranee a Roma e all’ambiente di Curia. Entrambi sono stati eletti dopo eventi eccezionali: Pio X dopo il veto austriaco sul cardinale siciliano Rampolla del Tindaro, e Francesco dopo le dimissioni del suo predecessore, Benedetto XVI. Entrambi, infine, hanno interpretato il pontificato in maniera libera ed autonoma, con grande semplicità e senza una certa “pompa” romana. 

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