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Preghiera per i migranti morti promossa dalla Caritas. Il Vescovo invita a "ripartire dalla compassione e dalla pietà"

"Siamo qui per pregare per dei fratelli e sorelle che sono morti in un viaggio di speranza". Ha esordito così il vescovo Michele Tomasi venerdì 11 ottobre, intervenendo alla Casa della Carità di Treviso durante la veglia promossa dalla Caritas "Ascoltiamo il silenzio". E ha ricordato: "Ogni incontro è benedizione e ferita".

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Preghiera per i migranti morti promossa dalla Caritas. Il Vescovo invita a "ripartire dalla compassione e dalla pietà"

"Siamo qui per pregare per dei fratelli e sorelle che sono morti in un viaggio di speranza. Partiamo da qui, dalla compassione, dalla pietà". Ha esordito così il vescovo Michele Tomasi venerdì 11 ottobre, intervenendo alla Casa della Carità di Treviso durante la veglia promossa dalla Caritas "Ascoltiamo il silenzio", promossa dalla Caritas tarvisina per pregare in ricordo dei migranti morti durante il loro cammino per terra o per mare. La veglia, molto partecipata e svoltasi in un clima di silenzio, si è sviluppata attraverso momenti di riflessione, silenzio e ascolto della Parola. Sono stati letti alcuni brani del Messaggio di papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e rifugiato dello scorso 29 settembre. "Non si tratta solo di migranti", la frase che spesso è tornata, per far riflettere sul fatto che l'accoglienza a chi bussa alle nostre porte investe le varie dimensioni del nostro essere cristiani e della missione della Chiesa.

Nella sua densa riflessione, mons. Tomasi ha ricordato il biblico "cuore di carne" che Dio ha posto in noi al posto del "cuore di pietra", e il cuore di Gesù, "vero Dio e vero uomo", dal quale sono sgorgati acqua e sangue. "Ripartiamo da qui", ha detto, senza cedere alla tentazione di voler riprendere quel "cuore di pietra".

Il Vescovo ha ricordato che l'incontro con l'altro è insieme "benedizione" e "ferita", anzi "non è benedizione se non è anche ferita". E ha proseguito: "Devo accettare il rischio della ferita, del dolore dell'altro". Certo, c'è un nesso anche tra ferita e paura. "Ciò che è nuovo mette paura" e questa si innesta "nella solitudine e nell'isolamento". "Nella paura ho bisogno di amici, dell'amore fraterno, ho bisogno di trovare ogni giorno l'ospitalità. E senza saperlo accogliamo angeli", come ci ricorda san Paolo nella Lettera agli Ebrei. Cioè, ha detto il vescovo, "chi apre nuovi orizzonti".

La veglia si è conclusa con un gesto simbolico: ogni partecipante ha gettato della terra o della sabbia in un'ampolla, ricevendo un "passaporti", un simbolico omaggio che voleva ricordare la nostra appartenenza alla famiglia umana.

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