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Prossimi, perciò eredi del Regno - XV domenica del Tempo ordinario

L’esperto conoscitore della Legge non sembra disponibile all’ascolto; eppure, proprio a partire dalla sua provocazione, Gesù ci offre una delle parabole più belle, quella del Buon Samaritano

Prossimi, perciò eredi del Regno - XV domenica del Tempo ordinario

La parabola del Buon Samaritano ci interpella senza sconti: siamo disposti a farci prossimi di chi è nel bisogno? L’appello della Parola di Dio appare chiaro ed evidente.

Questa parola è molto vicina a te

Il racconto del ritorno dalla missione dei settantadue inviati, con il quale si concludeva il vangelo di domenica scorsa (Lc 10,17-20), apre una breve sezione caratterizzata dal sentimento della gioia. Si dice, infatti, che i settantadue “tornarono pieni di gioia”; subito dopo l’evangelista rende i lettori partecipi di un momento di profonda esultanza vissuto da Gesù: “In quella stessa ora esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: Ti rendo lode, o Padre… perché queste cose… le hai rivelate ai piccoli” (Lc 10,21); infine, nel passo che precede il brano di questa domenica, Gesù proclama “beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete” (Lc 10,23). Chi è guidato dallo Spirito Santo e si rende disponibile ad essere discepolo di Gesù, sperimenta una gioia profonda, che nasce dalla capacità di contemplare ciò che di bello Dio sta compiendo nella sua vita.
Per contrappunto, il passo odierno si apre con un’annotazione negativa: “un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova” (Lc 10,25). L’esperto conoscitore della Legge non sembra affatto abitato dalla gioia, né disponibile all’ascolto; eppure, proprio a partire dalla sua provocazione, Gesù ci offre una delle parabole più belle. È singolare che, dopo aver interrogato Gesù su ciò che bisogna fare per “ereditare la vita eterna”, egli dimostri di avere già la risposta corretta! Riesce a elaborare una mirabile sintesi di tutta la Legge, raccogliendola nel duplice comandamento dell’amore verso Dio (Dt 6,5) e verso il prossimo (Lv 19,18). Certo, egli partiva forse da una posizione privilegiata perché, in quanto “dottore”, probabilmente conosceva gran parte della Bibbia a memoria. Colpisce, però, il fatto che già Mosè, nel brano del Deuteronomio che viene proposto come prima lettura (Dt 30,10-14), avesse dichiarato: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te” (Dt 30,11), anzi, “questa parola è molto vicina a te” (Dt 30,14). Le richieste del Signore non sono difficili da comprendere: è la mancanza di disponibilità che impedisce alla Parola di Dio di attuarsi pienamente nella vita dell’uomo.

Va’ e anche tu fa così

Comunque sia, quest’uomo, messo di fronte a tale evidenza, non si arrende, ma rilancia un ulteriore interrogativo, come per dire che il problema non consiste nell’amare il prossimo, quanto piuttosto nel capire “chi” sia il prossimo che merita di essere amato (cf. Lc 10,29). Gesù risponde con un racconto che costringe l’interlocutore – e anche i lettori di ogni tempo – a prendere posizione.
Già con il suo modo di raccontare Gesù ci interpella, scegliendo di porsi dal punto di vista del malcapitato che è stato picchiato e derubato dai briganti. È lui l’unico che può essere in grado di descrivere quei particolari, colui che patisce l’indifferenza di due passanti, colui che sperimenta, alla fine, la cura amorevole da parte di uno straniero. Come se Gesù dicesse, indirettamente: prima di chiederti chi sia degno o meno del tuo amore, prova intanto a metterti nei suoi panni.
Dal suo sofferto punto di vista, dunque il malcapitato protagonista della parabola constata che l’aiuto gli è giunto dalla persona più improbabile: un Samaritano. Forse Gesù voleva che Giacomo e Giovanni ripensassero a coloro sui quali volevano far scendere il fuoco dal cielo per consumarli (Lc 9,54)? Comunque sia, se quell’uomo avesse considerato come suo “prossimo” solo gli appartenenti al suo gruppo, certamente non si sarebbe sentito in dovere di aiutare un “non Samaritano”.

Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa

La tradizione della Chiesa ha sempre visto in quel “buon Samaritano” lo stesso Gesù che si prende cura di ogni uomo ferito dalla vita. Sembrerebbe un po’ forzata, invece, l’interpretazione che vede nell’albergatore, incaricato di prendersi cura di quell’uomo (Lc 10,35), l’immagine della Chiesa, chiamata ad agire così in attesa del ritorno di Cristo. Ma la liturgia incoraggia proprio tale tipo di lettura, soprattutto a partire dall’inno con cui si apre la Lettera ai Colossesi (Col 1,15-20). Dopo aver descritto alcune caratteristiche di Cristo in rapporto alla creazione (vv. 15-17), presenta la sua relazione nei confronti della Chiesa: Egli è il capo, la Chiesa è il suo corpo: quando questa vive in comunione con il suo Capo, ne prolunga l’azione per gli uomini di ogni tempo e luogo.

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