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Purificati, ritroviamo la comunione - I Domenica di Quaresima

Il regno di Dio è veramente vicino e, perciò, ha senso cambiare radicalmente vita

Purificati, ritroviamo la comunione - I Domenica di Quaresima

La prima domenica di Quaresima, che tradizionalmente presenta l’episodio delle tentazioni di Gesù, nella narrazione di Marco non sottolinea tanto la dimensione della prova – che pure aveva caratterizzato i quarant’anni vissuti dal popolo di Israele –, quanto piuttosto la piena realizzazione dell’alleanza di Dio con l’uomo e con tutte le creature: alleanza che era stata anticipata sul monte Sinai, ma non si era pienamente realizzata per la mancata risposta del popolo.
Stava con le bestie selvatiche
Subito dopo l’episodio del battesimo al Giordano, l’evangelista Marco sottolinea che lo Spirito, che era sceso su Gesù, lo spinge subito nel deserto (Mc 1,12-15): d’ora in poi, sarà lo Spirito a guidare le sue azioni. Rispetto ai racconti di Matteo e di Luca, manca qui una descrizione delle tentazioni, così come risulta assente il riferimento esplicito alle Scritture, mediante le quali Gesù risponde alle provocazioni di Satana. Nella sua brevità, però, Marco nota qualcosa che gli altri non ricordano: mentre ancora era tentato da Satana, “stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano” (Mc 1,13). Matteo riporta il riferimento agli angeli che “gli si avvicinarono e lo servivano” (Mt 4,11), ma solo dopo l’ultima risposta di Gesù al diavolo, quando questi si era ormai allontanato da lui. Secondo l’evangelista Marco, Gesù, condotto dallo Spirito nel deserto, pur essendo tentato da Satana, come ogni altro uomo, vive già nella stessa condizione in cui si trovava l’uomo nel giardino di Eden, prima del peccato delle origini. La realizzazione dell’alleanza con Dio, in effetti, è spesso presentata nell’Antico Testamento come un ritorno alla piena riconciliazione con tutte le creature e tra tutte le creature: “La mucca e l’orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso” (Is 11,7-8).
Coerentemente con questa prospettiva di fiducia, i versetti seguenti presentano l’inizio del ministero di Gesù con l’annuncio di una buona notizia: il regno di Dio è veramente vicino e, perciò, ha senso cambiare radicalmente vita.
Io stabilisco la mia alleanza con voi
Nella prima lettura, in effetti, si descrive l’alleanza tra Dio e Noè, dopo il diluvio (Gen 9,8-15): “Io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi...”. L’arcobaleno, che continua a suscitare meraviglia anche in noi, che pure ne conosciamo l’origine scientifica, viene presentato come segno di alleanza tra cielo e terra. Si tratta di un’alleanza unilaterale, di un dono di Dio che prescinde dalla risposta dell’uomo, di un impegno solenne a rinunciare ad ogni tentativo di vincere il male eliminando i malvagi: “Non ci saranno più le acque per il diluvio”.
Sembrerebbe un Dio “volubile”, che prima si pente di aver fatto l’uomo, mandando il diluvio per purificare la terra (Gen 6,6), ma poi si pente di quella scelta e pone l’arco sulle nubi come un promemoria, per non rischiare di tornare a distruggere: “Quando apparirà l’arco sulle nubi, ricorderò la mia alleanza” (Gen 9,14-15). Il testo, invece corregge una “proiezione su Dio” del modo di pensare e agire dell’uomo che, oggi come allora, si immagina un Dio che manda castighi per distruggere i malvagi: non è lo stile di Dio, ma quello degli uomini, i quali ritengono che il problema del male sia legato a quello commesso da “altri” che, perciò, dovrebbero essere eliminati o, quanto meno, dovrebbero cambiare: loro…
Nella sua magnanimità, pazientava
Ma non è questo lo stile di Dio che traspare da tutto l’AT e che si rivela in pienezza in Gesù: “Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio” (1Pt 3,18-22). Il male nel mondo non si sconfigge eliminando il malvagio, ma lasciandoci coinvolgere nella morte di Gesù per la salvezza di ogni uomo. L’acqua, dunque, che ha effettivamente la forza di distruggere, non serve a rimuovere l’uomo dalla faccia della terra ma, piuttosto, mediante il battesimo, a purificare l’uomo dal male. È questo il programma che ci viene consegnato nella Quaresima da poco iniziata: ogni volta che ci sembrerà di poter eliminare il male, prendendocela con qualcuno al di fuori di noi, sforziamoci di tornare, in forza del battesimo ricevuto, a lasciare che Cristo purifichi il nostro cuore dal male, per ritrovare la comunione con Dio, tra di noi e con tutte le creature.

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