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Quaresima: dalla cenere al fuoco

I riti e i testi delle celebrazioni liturgiche, insieme agli inviti della Parola biblica che verrà proclamata nelle prossime settimane, ci invitano a lasciarci riconciliare con Dio per camminare insieme al Signore verso la Vita nuova dei risorti. Un cammino “al rovescio”...

Quaresima: dalla cenere al fuoco

“In principio era la Pasqua!” Così potrebbe iniziare il racconto di una vita cristiana. Tutto ha avuto origine dall’impatto che la morte e la risurrezione di Gesù hanno avuto sulla vita dei primi discepoli. Ancora oggi, attraverso le pagine del Nuovo Testamento e la liturgia, riceviamo dai primi cristiani la testimonianza di quell’indimenticabile esperienza che essi stessi hanno iniziato a comprendere dopo aver ricevuto lo Spirito del Signore.
A partire dal fuoco che illuminava la notte durante i primi riti liturgici in memoria della Risurrezione, si è lentamente organizzato nel corso dei primi secoli anche un itinerario di preparazione alla memoria annuale della Pasqua, chiamato “Quaresima”. Si può, dunque, accogliere il dono che il Signore ci fa in questo Tempo di conversione del cuore e di rinnovamento della vita solo tenendo presente l’orizzonte pasquale entro cui la Quaresima si colloca.
I riti e i testi delle celebrazioni liturgiche, insieme agli inviti della Parola biblica che verrà proclamata nelle prossime settimane, ci invitano a lasciarci riconciliare con Dio per camminare insieme al Signore verso la Vita nuova dei risorti. Si tratta di un cammino…“al rovescio”. La natura, infatti, ci insegna che prima c’è il fuoco che brucia la legna e solo alla fine rimane la cenere. La liturgia, invece, capovolge l’ordine delle cose: si parte da un po’ di fredda cenere posata sul nostro capo e solo alla fine si ritrova il fuoco. A partire dalla grande Veglia pasquale, infatti, il fuoco nuovo brillerà sul cero fino a Pentecoste, quando finalmente l’itinerario quaresimale-pasquale si completerà e sopra la nostra testa non si poserà più la cenere, ma “lingue come di fuoco”, cioè lo Spirito del Signore Gesù (cf. At 2,3), un Fuoco acceso e alimentato in noi dall’Acqua battesimale: altra provocazione “contronatura” della simbologia liturgica!
Nel suo messaggio per la Quaresima Papa Francesco invita tutti «a vivere questo tempo come un percorso di formazione del cuore…per superare l’indifferenza e le nostre pretese di onnipotenza». Non a caso, il primo invito profetico del Tempo quaresimale (cf. 1^lettura del Mercoledì delle ceneri) è il grido: «Ritornate a me con tutto il cuore!» (Gl 2,12). Proprio in vista di questo cammino, che dalle Ceneri conduce verso il Fuoco dello Spirito, trovano il loro senso le tradizionali pratiche quaresimali: la preghiera, il digiuno, la carità (cf. Mt 6,1-6.16-18). Infatti, per compiere questo cammino formazione del cuore è necessario passare attraverso alcuni “faccia a faccia” decisivi.
Il primo “faccia a faccia” è con Dio, nella preghiera. I testi liturgici e biblici del Tempo quaresimale, nella cornice cosmica del passaggio dall’inverno alla primavera, possono diventare una sorgente di silenzio e di contemplazione per riscoprirsi figli perdonati, desiderati, amati. Ritrovare il primato di Dio nella nostra vita è il primo vero frutto della penitenza (dal latino “paenitere”, “mancare di qualcosa”). “Fare penitenza” non è, infatti, una pena o un castigo, ma il riconoscimento di un profondo desiderio: è aver sete di Dio e cercarne la sorgente. Attraverso la preghiera, entrando nella nostra stanza interiore, presi per mano dalla preghiera liturgica della Chiesa, potremo riconoscere questa sete profonda e prepararci a ricevere il dono dell’acqua viva di Cristo, nostra Pasqua.
Il secondo “faccia a faccia” è con se stessi. La storia della salvezza è iniziata in un giardino rigoglioso, ma è stata guastata dal cibo (cf. il frutto dell’albero in Eden) e così il cuore umano si è inaridito. La Buona Notizia, al contrario, si apre in un deserto inospitale, ma proprio con il digiuno Gesù ha reso di nuovo rigoglioso il cuore dell’uomo. Il digiuno e l’astinenza quaresimali (dal cibo e dalle abitudini che rischiano di imprigionare la nostra vita) possono diventare lo specchio davanti al quale sostare per ritrovare un più autentico sguardo su di sé, sulle proprie energie e stanchezze. Ne potrà derivare la gioia di un nuovo equilibrio, di uno stile di vita sobrio e creativo, ma soprattutto l’ebbrezza di gustare, almeno in parte, la libertà di Gesù, che proprio attraverso il lungo digiuno nel deserto è diventato Uomo libero e, per questo, vincitore sul Male e sulla morte. La Quaresima può essere l’occasione anche per noi, ad esempio, di digiunare dal bisogno di metterci in mostra, nelle relazioni e nelle piazze reali o virtuali della nostra vita.
Infine, il “faccia a faccia” con gli altri, nella storia in cui viviamo e che è ferita dalle ingiustizie e, forse, anche dal nostro silenzio complice. Nella Bibbia la carità non è la beneficenza, ma un deciso impegno per la giustizia. Il tempo della Quaresima è “il momento favorevole” (cf. 2Cor 6,2) per fare giustizia, cioè per reimpostare un corretto rapporto con Dio, con il Creato e con gli uomini. L’opera della giustizia è quella che dona agli oppressi una speranza di liberazione, non solo una mancia per la sopravvivenza o un salvagente per non affogare. Riconoscersi anzitutto i primi destinatari dell’amore di Dio è il passo necessario per diventare operatori di carità e giustizia. Non sentirsi onnipotenti, ricorda papa Francesco, è la condizione per diventare “isole di misericordia” per altri fratelli. Stare faccia a faccia con la storia degli altri è, dunque, un serio lavoro di conoscenza e di coscienza che la Quaresima può favorire.
Così il cammino quaresimale, ritmato da questi passi, potrà condurci a quel Fuoco d’Amore sulle cui braci il Signore continua a cuocere il Pane della Vita per sostenere il nostro cammino nella storia rendendo il nostro cuore simile al suo.

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