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Quaresima, il gusto dell'essenziale

Promessa di futuro. La cenere non è solo quello che resta di ciò che si è eliminato, ma è anche promessa di futuro: il contadino, una volta bruciati i rami secchi, sparge sulla terra la cenere affinché, dopo l’inverno, diventi più feconda. Dio vuole che la nostra vita sia più feconda e piena di opere di bene.

Parole chiave: segni (1), elemosina (1), quaresima (47), ceneri (3), preghiera (43), digiuno (4)
Quaresima, il gusto dell'essenziale

Un pizzico di cenere posto sulla testa, il digiuno. Questi segni che caratterizzano il mercoledì delle ceneri aprono il tempo della Quaresima. Il gesto dell’imposizione delle ceneri è per molti di non facile comprensione, un rito indubbiamente antico, ma non antiquato! Nella tradizione biblica e negli usi contadini della cenere possiamo cogliere tutta la forza spirituale: i significati di fragilità, conversione, rinascita... Il Libro della Genesi ci parla dell’uomo-polvere, l’uomo-cenere che si è allontanato da Dio, ha respinto la sua proposta di vita (Cfr. Gn 3,19ss.). Ma la polvere è anche la “materia prima” con la quale Dio ha creato l’uomo (Cfr. Gn 2,7). La cenere sul nostro capo serve a riportarci al fango della creazione, ad aiutarci a deporre ogni illusorio disegno di autodeterminazione e di presunzione.
Promessa di futuro. La cenere non è solo quello che resta di ciò che si è eliminato, ma è anche promessa di futuro: il contadino, una volta bruciati i rami secchi, sparge sulla terra la cenere affinché, dopo l’inverno, diventi più feconda. Dio vuole che la nostra vita sia più feconda e piena di opere di bene: ecco perché dobbiamo accettare di essere potati e che i nostri rami secchi vengano bruciati. Il rito di imposizione delle ceneri è un gesto di umiltà, non di umiliazione. Il gesto delle ceneri è un gesto pasquale: l’ulivo bruciato è il segno di Cristo morto e risorto. Con questo segno lasciamo che nella nostra vita entri sempre più la vita del Signore risorto. È un gesto di fede!
Il cammino quaresimale di quest’anno, caratterizzato dalle letture del Lezionario C, ha un carattere più marcatamente penitenziale: ci dona di contemplare la pazienza e la misericordia di Dio, ci esorta al rinnovamento e alla conversione di vita. La meta è il santo Triduo pasquale, centro e culmine dell’anno liturgico. Per prepararsi a celebrare questo prossimo tempo liturgico sono utili le indicazioni suggerite dall’ufficio Liturgico nazionale nel sussidio on line, “Quaresima e Pasqua 2019” (disponibile anche nella pagina dell’ufficio Liturgico di Treviso). Un sussidio, si legge nella presentazione, «per preparare le celebrazioni affinandone la qualità misterica e la bellezza, in profonda sintonia con le indicazioni dei libri liturgici e delle possibilità da essi offerte, per lasciarci condurre nel cuore del mistero. Il santo padre Francesco ci ricorda, infatti, che la via mistagogica è quella più “idonea per entrare nel mistero della liturgia, nell’incontro vivente col Signore crocifisso e risorto. Mistagogia significa scoprire la vita nuova che nel Popolo di Dio abbiamo ricevuto mediante i Sacramenti, e riscoprire continuamente la bellezza di rinnovarla”».
Sobrietà e cura speciale. I suggerimenti liturgico-pastorali sono dettati da un’esigenza di sobrietà per rendere agile e intenso il cammino verso la meta pasquale. La liturgia quaresimale dovrebbe aiutare a ritrovare il gusto dell’essenziale, a farci deporre i vestiti della festa per indossare quelli della conversione: l’ascolto, il silenzio, il digiuno, l’uso sobrio delle parole, il ritmo calmo della meditazione, il canto e la musica discreti… Ma la spogliazione deve essere accompagnata da una cura che non lascia spazio all’improvvisazione e alla mediocrità: «Se il canto tace, il silenzio deve vibrare; se la parola è moderata, il gesto deve essere eloquente; se i fiori o le immagini vengono tolte, occorre valorizzare l’ambone, l’altare, la croce» (M. Baldacci). Anche l’uso della parola dovrebbe conoscere una cura tutta particolare: la valorizzazione della liturgia della Parola, attraverso una proclamazione della Scrittura più calma, con lettori preparati e non improvvisati, la cura per l’omelia, l’attenzione ad una preghiera dei fedeli intensa. Si potrebbero valorizzare alcuni momenti rituali: il canto del Kyrie eleison e dell’Agnello di Dio; il canto del Salmo responsoriale (almeno il ritornello); una processione offertoriale che lasci poi spazio al dialogo di benedizione, l’acclamazione al mistero della fede. Sempre con l’attenzione a scegliere, per i vari momenti della messa, canti adatti a questo tempo e in sintonia con i testi liturgici.
Il silenzio. Infine, si raccomanda di valorizzare il silenzio prima dell’inizio della celebrazione (evitando le prove di canto troppo lunghe o i preparativi dell’ultimo momento) e nei vari momenti celebrativi in cui esso è previsto o possibile: durante l’atto penitenziale, dopo la proclamazione della Parola di Dio, dopo l’omelia, dopo le intenzioni della preghiera universale, dopo la comunione. Tutto ciò saprà creare quel giusto clima di raccoglimento che predispone all’ascolto, alla condivisione, all’incontro. In questo tempo è inoltre importante coltivare una sintonia fra prassi liturgica, catechesi e carità. «Tu ami tutte le tue creature, Signore, e nulla disprezzi di ciò che hai creato; tu dimentichi i peccati di quanti si convertono e li perdoni, perché tu sei il Signore nostro Dio» (Antifona d’ingresso, cfr. Sap 11,23-26). «Tu ami, Signore…» canta l’antifona d’ingresso del mercoledì delle ceneri: è la prima parola per questo tempo di Quaresima, parola di speranza per chi vuole tornare a Lui, perché proclama la certezza che il Signore ci viene incontro a braccia aperte.

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