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Quaresima: la fretta dell'amore

Arriva presto quest’anno il tempo quaresimale. La “fretta” del cosmo di farci fare Pasqua sembrerebbe quasi una provvidenziale vibrazione della fretta che ha il Padre di correrci incontro per farci sperimentare la gioia liberante della sua Misericordia.

Parole chiave: quaresima (47), misericordia (45)
Quaresima: la fretta dell'amore

Perché tanta fretta? Arriva presto, quest’anno, la Quaresima! La spiegazione logica è semplice: in questo anno solare l’equinozio di primavera (20 marzo) e la prima luna piena ad esso successiva (23 marzo) sono molto ravvicinate e, pertanto, la data della Pasqua (che si basa proprio sul calendario lunare) è anticipata rispetto al solito. Conseguentemente, anche i quaranta giorni del tempo quaresimale che preparano alla Pasqua iniziano prima.
La spiegazione “tecnica” potrebbe però lasciare spazio anche ad un’altra suggestiva interpretazione simbolica. Questa “fretta” del cosmo di farci fare Pasqua sembrerebbe quasi una provvidenziale vibrazione della fretta che ha il Padre di correrci incontro per farci sperimentare la gioia liberante della sua Misericordia! Sembra che, nell’anno del Giubileo straordinario, anche la luna voglia affrettare i nostri passi verso questa esperienza dell’Amore di un Padre che corre incontro ai suoi figli che, dopo un tempo di vagabondaggio speso nell’illusione di trovare felicità e libertà altrove, in altre case, per altre strade, tornano finalmente a casa. Sembra che tutto il cosmo voglia cantare al più presto la gioia di quell’abbraccio che nell’edizione del Vangelo di Gesù secondo Luca – che ci guida in questo anno liturgico – converte il cuore del figlio “lontano” e scandalizza la presunta e presuntuosa ‘giustizia’ del figlio “vicino”. La Quaresima è il tempo più fecondo per fare esperienza di questa “rivoluzione” della giustizia di Dio.
Sviluppatasi nei primi secoli della Chiesa come un tempo di più intensa preparazione dei catecumeni alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana nella notte di Pasqua, e come tempo di ascolto della Parola e di penitenza per coloro che si riconoscevano pubblicamente peccatori chiedendo il perdono di Dio e la riammissione nella comunione con la Chiesa, la Quaresima custodisce ancora oggi l’intenzione di riportarci alla freschezza della nostra vita battesimale attraverso un itinerario di ritorno alla sorgente, che è l’amore pasquale di Dio in Cristo. Un itinerario che continua a realizzarsi attraverso la preghiera, il digiuno e la carità. Non si tratta, tuttavia, di opere umane con le quali si presume di piegare Dio ai propri bisogni o di “strappargli” un condono per i propri peccati. Se fossero vissuti con questa logica, sarebbero sforzi vani e, addirittura, pericolosi per la fede, perché costruiti su un’immagine falsa di Dio.
Iniziativa di Dio. Papa Francesco, nel suo messaggio per la Quaresima, citando la Bolla di indizione del Giubileo, ci ricorda che la misericordia non è il premio o il risultato dei nostri sforzi, ma che è sempre e solo di Dio l’iniziativa della misericordia, proprio perché questa «esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità di ravvedersi, convertirsi e credere, ristabilendo proprio così la relazione con Lui». Questo primato della misericordia rispetto a qualsiasi opera umana si è manifestato in maniera definitiva nell’annuncio degli Apostoli che, come sintetizza papa Francesco, «è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto». E’ proprio in Gesù crocifisso, da contemplare soprattutto nel tempo quaresimale, che «Dio arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza».
La Misericordia incarnata. Gesù, nell’ora della Croce, l’ora della sua più intensa rivelazione come Amore di Dio, si identifica non solo a parole, ma nei fatti con l’affamato e l’assetato, con il nudo, il malato e il forestiero, fino a morire condannato come il peggiore dei carcerati. Se a Natale abbiamo iniziato a contemplare il mistero di un’Incarnazione di Dio nell’Uomo Gesù, la liturgia quaresimale e l’impegno personale di conversione ci prepara a riconoscere in Gesù crocifisso e risorto la “Misericordia incarnata”, il volto irripetibile di quell’Amore che «trasforma il cuore dell’uomo e gli fa sperimentare un amore fedele e così lo rende a sua volta capace di misericordia».
Solo chi si riconosce sfamato, dissetato, rivestito, curato, visitato, consolato, perdonato, corretto e sorretto da Cristo può diventare capace di quella carità che la tradizione della Chiesa ha riconosciuto nella duplice ma non alternativa dimensione delle opere di misericordia corporale e spirituale. Esse, ricorda il Papa, «non vanno mai separate. E’ infatti proprio toccando nel misero la carne di Gesù crocifisso che il peccatore può ricevere in dono la consapevolezza di essere egli stesso un povero mendicante», raggiunto dalla cura amorevole di Dio.
La porta santa delle opere. E allora ecco che alla fretta della luna si aggiunge la fretta della liturgia quaresimale, che con i suoi testi e i suoi riti, e con un tempo particolarmente propizio per la celebrazione del sacramento della Penitenza, non vuole che perdiamo tempo in astratte riflessioni “sulla” misericordia, ma vuole farcela sperimentare in modo che la misericordia diventi azione. Tutti siamo, dunque, chiamati a diventare “missionari” dell’Amore di Dio, attraverso l’attenzione e la cura verso le membra deboli della Chiesa e del mondo, attraverso quelle opere che sono la più autentica ed efficace “porta santa” attraverso cui la Misericordia passa e raggiunge coloro che ne sono più o meno consapevolmente affamati.
Dio ha fretta di un nuovo abbraccio con i suoi figli e come la luna anche la liturgia quaresimale si mette a servizio di questa fretta. Ricordando l’esortazione del Papa, allora, «non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione!». No, non perdiamo tempo: la misericordia ha fretta di farci sentire amati anche in ogni nostra lontananza, in ogni nostra povertà.

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