Chiesa
stampa

Quel dono gratuito - PENTECOSTE

Il dono più specifico offerto dallo Spirito Santo al credente è quello di sperimentare una rinnovata relazione con Dio che permette di rivolgersi a lui chiamandolo “Papà”. Una confidenza straordinaria che, cambiando il modo di relazionarsi a Lui, rende anche possibile una vita secondo la sua volontà

Quel dono gratuito - PENTECOSTE

La Pentecoste porta a compimento il Tempo Pasquale: con il dono dello Spirito la comunità cristiana può accogliere pienamente i frutti della risurrezione di Cristo. Si tratta di un dono gratuito e sovrabbondante, ma ci sono delle “condizioni” perché possa agire nel credente.
    
Un altro Paràclito che rimanga con voi
La liturgia ripropone alcuni passaggi del capitolo 14 di Giovanni nel quale, come già visto nella sesta domenica di Pasqua, Gesù prepara i discepoli alla sua partenza, offrendo risposte ai loro interrogativi. L’accento, nell’attuale contesto liturgico, cade sulla duplice promessa del Paràclito, ma anche su una “condizione” decisiva, segnalata da due frasi ipotetiche e da una costruzione negativa. Nella prima, il dono dello Spirito risulta condizionato dall’amore verso Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre” (Gv 14,15); nella seconda, ancora l’amore permette al Padre di “prendere dimora” presso il credente (Gv 14,23). Nell’ultimo passaggio, espresso in negativo, Gesù afferma: “Chi non mi ama, non osserva le mie parole” (Gv 14,24).
Oltre all’amore verso Gesù, anche l’osservanza dei suoi comandamenti e delle sue parole è condizione per l’accoglienza del dono di Dio. Il verbo greco tradotto in italiano con “osservare” (terein) significa anche “custodire”, “conservare” o “sorvegliare”. Comandamenti e parole devono essere custoditi, conservati nel cuore, a volte anche “difesi”. Solo in questo modo lo Spirito Santo, a suo tempo, potrà “insegnare ogni cosa e ricordare” tutto ciò che Gesù ha detto (Gv 14,26). Può capitare, infatti, che alcune sue parole ascoltate non risultino subito chiare; altre volte, nonostante la buona volontà, risulta difficile osservare alcuni comandamenti: ciò che conta è non rinunciare a conservarli nel cuore, custodendoli gelosamente. A suo tempo, lo Spirito renderà possibile quello che, per il momento, appare impossibile.
Per mezzo dello Spirito gridiamo “Abbà, Padre!”
Nel brano proposto come seconda lettura (Rm 8,8-17), san Paolo vuole rafforzare nei credenti la convinzione che lo Spirito – se lo lasciamo abitare in noi – risulta più forte di ogni altro potere che tende a dominarci. Colpisce, in particolare, un’affermazione che risulta centrale: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio” (Rm 8,14). Non dice, in questo caso, “se” siete guidati dello Spirito di Dio, ma “quelli che sono” guidati “sono”, di fatto, “figli di Dio”. Come a dire che solo chi – con gratitudine – si scopre “guidato” dallo Spirito Santo può riconoscere e sperimentare il dono di essere realmente “figlio di Dio”. Il dono più specifico offerto dallo Spirito al credente è quello di sperimentare una rinnovata relazione con Dio che permette di rivolgersi a lui chiamandolo “Papà” (in aramaico, “Abbà”). Una confidenza straordinaria che, cambiando il modo di relazionarsi a Lui, rende anche possibile una vita secondo la sua volontà.
Tornano a parlare la stessa lingua...
Nel disegno della volontà di Dio – disatteso già a partire da Babele (Gn 11,1-9, dove si racconta della torre di Babele, è uno dei testi previsti per la messa della vigilia) – gli uomini sono chiamati a riconoscersi come fratelli, tornando a parlare la stessa “lingua”. L’evangelista Luca racconta, negli Atti degli Apostoli, il momento in cui lo Spirito Santo scende per la prima volta sulla comunità che era in attesa della “potenza” promessa da Gesù (cf. Lc 24,49). Stava per compiersi la Pentecoste, la festa ebraica che celebra i primi frutti della mietitura, cinquanta giorni dopo la Pasqua. Si ricordava anche la manifestazione di Dio sul Sinai, quando aveva dato a Mosè la Legge, il dono più grande. I segni più evidenti del dono dello Spirito, in effetti, sono simili a quelli che manifestavano la presenza di Dio nei racconti dell’Antico Testamento: un fragore di vento impetuoso e lingue come di fuoco. Questi però spariranno, mentre il segno permanente della presenza dello Spirito, quello che sarà riconosciuto come “distintivo” della sua presenza (cf. At 10,46), è indicato da alcuni dei presenti, provenienti dalle località più disparate: “Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio” (At 2,11). Si tratta di un dono duplice: la possibilità di parlare in modo che anche persone di lingua e cultura diversa possano comprendere e saper riconoscere con gratitudine le grandi opere che Dio ha compiuto nella propria vita.

Tutti i diritti riservati
Quel dono gratuito - PENTECOSTE
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Log in o crea un account per votare questa pagina.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento