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"Quella del Vangelo è la regola del servizio"

“Il vescovo non è il più importante, il vescovo deve essere il più servitore”. Perché “la regola di Gesù, la regola del Vangelo” è “la regola del servizio”. Con queste parole, pronunciate a braccio come tutta l’omelia, il Papa ha spiegato il gesto della lavanda dei piedi a 12 detenuti del carcere di Velletri, che ha compiuto subito dopo.Al mattino la messa crismale.

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"Quella del Vangelo è la regola del servizio"

“Il vescovo non è il più importante, il vescovo deve essere il più servitore”. Perché “la regola di Gesù, la regola del Vangelo” è “la regola del servizio”. Con queste parole, pronunciate a braccio come tutta l’omelia, il Papa ha spiegato il gesto della lavanda dei piedi a 12 detenuti del carcere di Velletri, che ha compiuto subito dopo. “Ho ricevuto una lettera da voi”, ha esordito Francesco, ringraziando i detenuti per le tante “cose belle” che hanno scritto e dichiarandosi “molto unito a tutti, a coloro che stanno qui e a quelli che non ci sono”. “Abbiamo sentito cosa ha fatto Gesù”, ha detto Francesco riferendosi al brano del Vangelo letto poco prima: “Sapendo Gesù che il Padre aveva dato tutto nelle sue mani, incomincia a fare questo gesto del lavare i piedi, un gesto che facevano gli schiavi”. “A quel tempo non c’era l’asfalto nelle strade, e quando qualcuno arrivava in una casa aveva la polvere nei piedi, e c’erano gli schiavi che lavavano i piedi. Gesù fa un gesto da schiavo: lui che aveva tutti i poteri, che era il Signore, fa un gesto da schiavo. E poi consiglia a tutti: fate voi questo gesto tra di voi, cioè servite l’uno all’altro, siate fratelli nel servizio, non con l’ambizione di chi domina l’altro. Servizio. Questa è la fratellanza, e la fratellanza è umile, sempre”. “Io farò questo gesto”, ha detto il Papa: “La Chiesa vuole che il vescovo lo faccia tutti gli anni, almeno una volta l’anno, il Giovedì Santo, per imitare Gesù”.
“Il vescovo non è il più importante, il vescovo deve essere il più servitore”, ha puntualizzato Francesco: “Ognuno deve essere servitore degli altri, è la regola di Gesù, la regola del Vangelo: la regola del servizio, non di fare del male, di umiliare gli altri”. “Una volta, quando gli apostoli litigavano tra di loro e discutevano su chi fosse più importante tra di loro – ha raccontato il Papa – Gesù prese un bambino e disse: ‘Se il vostro cuore non è un cuore di bambino, non sarete miei discepoli’. Un cuore di bambino, semplice, umile ma servitore. E Gesù aggiunge una cosa interessante, che si collega con quello che faremo dopo: ‘State attenti, i capi delle nazioni dominano. Fra voi non deve essere così: il più grande deve servire il più piccolo. Chi si sente più grande deve essere servitore. Anche noi dobbiamo essere così. È vero che ci sono problemi, litighiamo tra noi, ma deve essere una cosa passeggera. Ci deve essere sempre questo amore di servire all’altro, di essere al servizio dell’altro”. “Sia per tutti noi un gesto che ci aiuti a essere più servitori, più amici, più fratelli l’uno dell’altro nel servizio”, l’auspicio di Francesco per il gesto che ha compiuto subito dopo.

La messa crismale

“Non dobbiamo dimenticare che i nostri modelli evangelici sono questa gente, questa folla con questi volti concreti, che l’unzione del Signore rialza e vivifica”. È l’invito lanciato dal Papa, in primo luogo, ai cardinali, vescovi e sacerdoti che concelebrano con lui, nell’omelia della Messa del Crisma celebrata oggi nella basilica di San Pietro, primo atto dei riti del Triduo pasquale. “Essi sono coloro che completano e rendono reale l’unzione dello Spirito in noi, che siamo stati unti per ungere”, ha proseguito Francesco: “Siamo stati presi in mezzo a loro e senza timore ci possiamo identificare con questa gente semplice”. “Ognuno di noi ha la propria storia: un po’ di memoria ci farà tanto bene!”, ha esclamato a braccio. “Essi sono immagine della nostra anima e immagine della Chiesa”, ha proseguito: “Ciascuno incarna il cuore unico del nostro popolo”. “Noi sacerdoti siamo il povero, e vorremmo avere il cuore della vedova povera quando facciamo l’elemosina e tocchiamo la mano al mendicante e lo guardiamo negli occhi”, il commento del Papa: “Noi sacerdoti siamo Bartimeo, e ogni mattina ci alziamo a pregare chiedendo: ‘Signore, che io veda di nuovo!’. Noi sacerdoti siamo, in qualche punto del nostro peccato, il ferito picchiato a morte dai ladri. E vogliamo stare, noi per primi, tra le mani compassionevoli del Buon Samaritano, per potere poi con le nostre mani avere compassione degli altri”. “Vi confesso che quando confermo e ordino mi piace spandere bene il Crisma sulla fronte e sulle mani di quanti vengono unti”, ha rivelato Francesco: “Ungendo bene si sperimenta che lì si rinnova la propria unzione”. “Non siamo distributori di olio in bottiglia”, ha ammonito il Papa: “Siamo unti per ungere”, ha aggiunto. “Ungiamo distribuendo noi stessi, distribuendo la nostra vocazione e il nostro cuore”, ha proseguito: “Mentre ungiamo siamo nuovamente unti dalla fede e dall’affetto del nostro popolo. Ungiamo sporcandoci le mani toccando le ferite, i peccati, le angustie della gente; ungiamo profumandoci le mani toccando la loro fede, le loro speranze, la loro fedeltà e la generosità senza riserve del loro donarsi, che tanti qualificano come superstizione”. “Colui che impara a ungere e a benedire si sana dalla meschinità, dall’abuso e dalla crudeltà”, la ricetta del Papa: “In mezzo alla nostra gente: è il posto più bello!”.

Fonte: Sir
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