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Questione di famiglia

Le famiglie si formano sulla Dottrina sociale in un progetto voluto dal Forum. Una coppia racconta l'esperienza, che ha coinvolto genitori e figli, per vivere da protagonisti l'impegno nella comunità

Questione di famiglia

Famiglie che si formano sulla Dottrina sociale della Chiesa. Un progetto voluto dal Forum delle associazioni familiari e curato, in Veneto, dalla Fondazione Centro della Famiglia e OL3 Veneto. Un impegno che in regione ha coinvolto 12 famiglie, che si sono interrogate sul perché è importante appassionarsi del mondo ed essere protagoniste. Si tratta di un’attività di formazione e crescita condivisa che mette assieme i genitori e i figli adolescenti in un percorso inedito, capace di coinvolgere persone, ruoli, età, sensibilità, priorità e speranze differenti, cercando un’armonia che valorizza i punti di vista diversi per un bene comune generativo. Ben 15 gli incontri, con formatori qualificati, iniziati a maggio dello scorso anno con l’aiuto e l’impegno anche di Damiano Caravello. Tra i partecipanti, la famiglia Bernardi di San Martino di Lupari. Flavio e Diana, sposati da 22 anni, si sono messi in gioco, con la figlia Giada e altre famiglie, per partecipare al progetto “Accogli” organizzato dal Forum nazionale delle famiglie. “Abbiamo anche un’altra figlia più grande, Alice, che non rientrava per età nel percorso - spiegano -. Amiamo stare in relazione con gli altri e crediamo sia importante impegnarsi nella comunità”.

Cosa vi ha motivati ad aderire al percorso?

Ci ha spinto il titolo “Accogli”, acronimo di “Agire le competenze di cittadinanza in ottica globale lavorando insieme”, mirato a sostenere noi famiglie a vivere da protagoniste attive nelle nostre comunità. “Questo è il miglior tempo che ci è dato da vivere… non quello che deve ancora venire ma il qui e ora”. È quello che ci è stato detto al primo incontro. Questo ci ha permesso di uscire dalla nostra visione di singole famiglie e realizzare la dimensione del bene sociale. Nel quotidiano abbiamo il compito “di creare e lavorare il terreno sul quale piantare il seme”, che siamo noi, ogni membro della nostra famiglia, ogni persona che ci sta vicino. Anche Giada, con i suoi 17 anni, ha avuto la possibilità di realizzare che può essere membro attivo della sua realtà, se solo noi adulti lasciassimo loro la possibilità di esprimersi. Inoltre, per lei questo progetto è stato motivo di crescita e di rivalutazione di alcuni temi trattati, tra cui la giustizia e la partecipazione.

Un percorso fatto assieme tra genitori e figli adolescenti è cosa nuova...

E’ stato motivo di confronto tra noi e nostra figlia, venendo a conoscenza del suo punto di vista su temi apparentemente lontani dal nostro quotidiano, che in realtà si sono rivelati incredibilmente vicini. È stato educativo il modo in cui l’accento del progetto sia stato messo tanto su noi genitori quanto sui nostri figli, come opportunità per dar loro motivo di crescere e acquisire consapevolezza e fiducia in loro stessi.

È stato utile per la vostra famiglia?

Grazie agli stimoli ricevuti, al prezioso confronto con le altre famiglie, alla passione degli organizzatori, abbiamo preso consapevolezza delle nostre potenzialità, abbiamo imparato a prenderci un momento per fare chiarezza su punti fondamentali per poi ripartire da questi. Non sappiamo cosa porterà il futuro, ma quello di cui siamo consapevoli è che come famiglia abbiamo molte risorse da mettere a frutto nel contesto in cui viviamo. Con questo bagaglio guardiamo al futuro con più speranza, perché abbiamo la certezza di non essere soli come singole famiglie e anche perché al nostro fianco abbiamo una generazione di figli, che è consapevole di non aver tutte le risposte in mano, ma è desiderosa di conoscere e pronta a mettersi in gioco per tutte le sfide che dovranno fronteggiare.

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