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Realizzati solo nell'amore - XXVI domenica del tempo ordinario

Un abisso separa il povero Lazzaro dal ricco epulone

Realizzati solo nell'amore - XXVI domenica del tempo ordinario

Il suo nome è diventato proverbiale, destinato a riassumere quello di tutti i poveri della terra: Lazzaro. Così si chiamava il povero, coperto di piaghe, che stava alla porta di un uomo ricco. Di quest’ultimo nessuna indicazione di nome, rimarrà sempre un illustre sconosciuto. In questo modo appare già chiaro il giudizio di Gesù. Se il nome esprime l’identità profonda di una persona, quello di Lazzaro, il cui significato è “Dio viene in aiuto”, svela il segreto prezioso della vita di quel povero. Del benestante e gaudente imbanditore di lauti pranzi, non è rimasta, invece, alcuna traccia nel registro dei “nomi scritti in cielo”. Quando la ricchezza è unico scopo della propria esistenza, rende anonimi.

Ecco, però, un giorno, arrivare la più sgradita degli invitati: la morte. Sembra che abbia una preferenza per il povero Lazzaro, dal momento che se lo porta via per primo. Se ciò accade, non è solo perché i poveri soccombono per primi ma, forse, anche per abbreviargli i giorni della sofferenza fisica e morale del suo stato di abbandono.

Poi la morte arriva anche per ricco, perché ben si sa che a lei “nullo omo vivente po’ scappare” (S. Francesco). Eppure, quale disparità di trattamento nei confronti dei due defunti. Per Lazzaro, all’ultimo posto nel banchetto terreno, ora il posto è quello più in alto, accanto ad Abramo, padre di tutti i credenti. Sono gli angeli stessi a sollevarlo ad una tale altezza. Colui che giaceva a terra affamato e coperto di piaghe, non ce l’avrebbe fatta… sfinito com’era!

Ben diversa la sorte del ricco dalle vesti preziose e ben sazio di cibo. Con sottile ironia Gesù ricorda che lui dopo la morte venne anche sepolto! Di Lazzaro non si parla di sepoltura. Ai poveri spetta la fossa comune. Chi dovrà mai ricordarsi di loro? Quell’uomo ricco, senza nome, la sua tomba se l’era certamente preparata per tempo. Doveva essere più bella delle altre, perché vedendola tutti si ricordassero di lui. Ma quanta differenza ora tra lui e Lazzaro. Se il ricco giace in una tomba , questa altro non è che il seno della morte, mentre Lazzaro, in Abramo, si trova nel seno della vita.

Un grande abisso ormai separa i due. Lazzaro in cielo, il ricco all’inferno. Non si pensi che questo sia il giusto castigo di Dio, perché quell’abisso il ricco se l’era scavato giorno per giorno durante la sua vita, chiudendo la porta al povero. L’inferno inizia sulla terra quando chiudiamo la porta all’amore. “Si ricordi signora – dice un personaggio di Bernanos ad una donna chiusa nell’odio – l’inferno è non amare più”. Negare l’inferno è non conoscere gli abissi del cuore umano. Sempre più il nostro tempo si affaccia su abissi quotidiani di odio, egoismo, violenza, che possiamo definire solamente infernali. Colui che è Amore non solo non vuole, ma non può mandare nessuno all’inferno. Il dramma dell’uomo è il dramma di Dio: sottraendosi all’amore l’uomo destina sé stesso al fallimento. Fatti ad immagine di Dio - Amore, ci realizziamo solo nell’amore.

Non saranno miracoli, segni, visioni a scuoterci dall’indifferenza verso la possibilità di questo fallimento eterno. “Se non ascoltano Mosè e i profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi”, avverte Gesù. Solo la potenza della Parola di Dio può scuoterci dall’incredulità e infiammare i cuori.

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