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Religioni e fraternità

Inaugurato l’anno accademico della Facoltà teologica del Triveneto con la prolusione del card. Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso: “I confini esistono, ma non possono diventare muri né disegnare il futuro”. Sviluppare la globalizzazione della solidarietà

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Religioni e fraternità

Si è svolta quest’anno in un contesto del tutto particolare l’inaugurazione dell’anno accademico della Facoltà teologica del Triveneto. Mentre alle porte dell’Europa è in corso la guerra fra Russia e Ucraina, nell’aula magna della Facoltà è stata letta la prolusione del card. Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, sul tema delle religioni a servizio della fraternità universale. Il Cardinale, che per sopraggiunti motivi personali non ha potuto essere presente, ha così esordito nel suo testo: «Vi confesso che mai mi sarei immaginato di dover parlare di fratellanza in un contesto di guerra. A maggior ragione ritengo ancor di più necessario che, attraverso il dialogo che costruisce la fraternità, si risponda all’appello di papa Francesco a essere tutti “artigiani di pace”, perché la guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male (Fratelli tutti, 261)».

Nella riflessione, dal titolo “Religioni e fratellanza in Europa, oggi. L’esortazione dell’enciclica Fratelli tutti”, il card. Ayuso ha affermato che la fraternità costituisce, al tempo stesso, il metodo e l’obiettivo da perseguire nella costruzione di società pacifiche e inclusive. Essa è anche «la manifestazione di atti concreti, per l’integrazione tra diversi e tra Paesi ed è l’affermazione che il dialogo, quando è perseverante e coraggioso, non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo renderci conto».

«L’uomo - ha spiegato - condivide con i suoi fratelli non solo una comune origine e discendenza, ma anche un destino comune, quello di creature fragili e vulnerabili nella salute e nella sorte, come il periodo storico che stiamo vivendo ci ha mostrato con evidenza. Non si può restare indifferenti, siamo esortati alla speranza e alla responsabilità, sulla base della parabola del buon samaritano, paradigma della necessità di una cultura della cura l’uno per l’altro, e non dell’indifferenza».
I confini esistono, ma non possono diventare muri né disegnare il futuro. Le religioni lo insegnano da millenni: l’umanità, le persone, i popoli, hanno tutti un comune destino. «C’è bisogno non di meno Europa bensì di più Europa: solo un’Europa più unita e solidale può affrontare le sfide della globalizzazione». Un’Europa più forte non aiuta solo gli europei: è una grande spinta anche per sviluppare la globalizzazione della solidarietà di cui parla papa Francesco: «Si tratta di una grande impresa in cui il ruolo delle religioni e delle chiese è fondamentale, per il bene dei popoli europei e del mondo intero, per contrastare i nazionalismi e per costruire la pace». Il card. Ayuso ha concluso: «Quando si crede che ogni persona umana abbia ricevuto dal Creatore una dignità unica; quando si crede che ogni persona umana sia soggetta a diritti e a libertà inalienabili; quando si crede che servire il prossimo, cioè la persona che non abbiamo scelto, sia crescere in umanità; quando si crede che la Terra e le sue risorse siano affidate alla gestione degli uomini perché le conservino e le facciano fruttificare per servire il bene comune; allora sì, si può capire l’importanza della collaborazione tra i credenti in vista del bene comune perché, in realtà, tutte le religioni professano queste fondamentali convinzioni».
La prolusione è stata preceduta dagli interventi di mons. Claudio Cipolla, vescovo di Padova e vice gran cancelliere della Facoltà, e di mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia e gran cancelliere.

Il preside, prof. Andrea Toniolo, ha proposto la relazione annuale sulla Facoltà, che nell’anno accademico in corso conta 1.654 studenti tra la sede di Padova e i 12 Istituti collegati nel Triveneto (7 Istituti superiori di Scienze religiose e 5 Istituti teologici affiliati riservati alla formazione dei seminaristi). Fra gli studenti, 1.295 sono laici e laiche; 136 sono seminaristi, 77 presbiteri, 146 religiosi/e.

«La guerra in Ucraina, che coinvolge anche tre chiese diverse, - ha affermato il preside - è un banco di prova della credibilità del cristianesimo e della sua effettiva valenza per il dialogo e l’incontro tra i popoli». Senza la fede e la sua mediazione culturale, «la società perderebbe una dimensione importante, ovvero la capacità di guardare l’intero, e la stessa fede cadrebbe nei vicoli dell’irrazionalità o della strumentalizzazione violenta».
La ricorrenza degli 800 anni dell’Università di Padova, ha ricordato Toniolo, «è occasione propizia per riflettere sul valore della ricerca teologica in dialogo con il mondo universitario laico. Il sapere serio della fede si costruisce inter-agendo con gli altri saperi accademici, in modo da superare il rischio del ripiegamento e dell’autoreferenzialità». Rilevanza culturale ed ecclesiale, ricerca e terza missione (le interazioni costruite con il mondo esterno, con la società civile, economica, con altri Paesi e continenti mediante collaborazioni e scambi) rappresentano - ha concluso il preside - le 4 prospettive di sviluppo della Facoltà.

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