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Riconoscersi figli nella preghiera al Padre - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Gesù introduce i suoi discepoli nella relazione di confidenza con Dio

Riconoscersi figli nella preghiera al Padre - XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L'amore verso il prossimo è la legge fondamentale della vita cristiana; l’accoglienza e l’ascolto della Parola del Signore costituiscono la scelta migliore da fare; la preghiera è la condizione fondamentale per poter vivere da discepoli.

Signore, insegnaci a pregare

La prima scena presentata nel brano di questa domenica (Lc 11,1-4) non ha una collocazione precisa ma, fin dai primi secoli, i pellegrini che visitavano la Terra Santa hanno letto questo testo poco lontano dalla casa di Marta e Maria: dopo aver ascoltato la parabola del buon Samaritano camminando sulla strada che sale da Gerico verso Gerusalemme (Lc 10,25-37), e aver ascoltato l’episodio di Marta e Maria nel villaggio di Betania, che si trova alla fine di quella salita (Lc 10,38-42), leggevano questo splendido episodio sulla cima del Monte degli Ulivi. Non possiamo avere alcuna certezza storica in proposito, poiché san Luca non offre indicazioni precise; eppure, la tradizione dei pellegrinaggi coglie molto bene lo sviluppo narrativo del testo, portando a tenere uniti tre episodi successivi: dopo l’invito a farsi prossimo e a rimanere in ascolto della parola di Gesù, si insiste sulla centralità della preghiera per la vita di ogni cristiano. Ancora oggi, sotto i resti di una grande basiliL’ ca costruita in epoca bizantina, si trova una grotta nella quale i pellegrini si raccolgono in preghiera, contemplando i discepoli che, affascinati dal modo di pregare di Gesù, gli chiedono: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1). A differenza di quanto riportato da Matteo (Mt 6,9-13), secondo Luca Gesù non insegna a dire “Padre nostro”, ma semplicemente “Padre”. Forse non sapremo mai quale sia la formula più antica, o quale sia stata utilizzata personalmente da Gesù, ma è indubbio che qui l’evangelista voglia mostrare come Gesù desideri coinvolgere i discepoli nella sua stessa preghiera, nella quale esprime una relazione particolarissima con Dio, chiamandolo “Padre”. Nell’ebraismo, infatti, esistevano (ed esistono) preghiere nelle quali ci si rivolge a Dio come “nostro Padre”: ma solo il Figlio poteva introdurre chiunque vive in Lui a vivere con Dio una relazione di confidenza paragonabile a quella di un bimbo nei confronti del suo “papà”.

Chiedete e vi sarà dato

Ed è proprio con un invito alla fiducia e alla confidenza che Gesù prosegue il suo insegnamento sulla preghiera. La scena di quel tale che disturba in piena notte l’amico per chiedergli dei pani, sottolinea l’importanza di non stancarsi nel chiedere; ma il coraggio di perseverare nella richiesta si fonda sulla fiducia che la relazione di amicizia rimarrà comunque tale, nonostante il disturbo arrecato (Lc 11,5-8). I successivi inviti a chiedere, cercare, e bussare, finché non si ottenga risposta, finché non si trovi quel che si cerca e si apra qualche porta (Lc 11,9-10) si fondano ancora su tale fiducia: se voi, con tutte le vostre cattiverie, siete capaci di dare cose buone ai vostri figli, pensate che Dio, vostro Padre, non vi concederà cose buone? (Lc 11,11-13). In realtà, Gesù non completa in questo modo il paragone iniziato, ma vi apporta un piccolo “correttivo”: non sempre Dio concede agli uomini qualsiasi cosa gli chiedano; certamente, però, non farà mancare loro ciò che è veramente “buono”: lo Spirito Santo. Questo sarà donato senza dubbio a coloro che lo chiedono e permetterà di riconoscere, anche nelle situazioni più difficili, quando si ha l’impressione che il Padre non ascolti le richieste accorate dei suoi figli, quel “bene” che Dio sta offrendo.

Una preghiera inascoltata?

Ma può succedere che le preghiere non ottengano quanto richiesto? L’episodio di Abramo che intercede per le città di Sodoma e Gomorra lo conferma (Gen 18,29-32). Il patriarca è un esempio di coraggio e perseveranza nel cercare di trattenere Dio dal suo progetto di distruggere due città totalmente immerse nella corruzione e nel peccato. Con le sue insistenti richieste, riesce a ottenere che Dio si impegni a risparmiarle, a condizione che si trovino in città almeno “dieci giusti”. Purtroppo, però, in quelle città non si troveranno neanche “dieci giusti”: perciò saranno distrutte. Abramo, di per sé, ha ottenuto quanto chiedeva; d’altra parte, il Signore è rimasto fedele alla parola data; eppure, quelle città sono state distrutte! Le scelte sbagliate di quegli uomini hanno chiuso le porte all’intervento salvifico di Dio. Per una lettura continua del Vangelo di Luca si consiglia di leggere, nella prossima settimana, i brani che vanno da Lc 11,14 a 12,12.
 

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