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Rifugiato a casa mia: prime disponibilità e corsi per “imparare" l'accoglienza

Dal 14 ottobre un percorso di formazione per le parrocchie e le famiglie che hanno dato la disponibilità ad accogliere i profughi dopo l'appello del Vescovo

Parole chiave: diocesi di Treviso (20), profughi (222), rifugiati (133), Caritas tarvisina (43)
Rifugiato a casa mia: prime disponibilità e corsi per “imparare" l'accoglienza

Sono già dodici le Collaborazioni pastorali, dieci le famiglie e due le comunità religiose della nostra diocesi che hanno risposto all’appello del vescovo Gianfranco Agostino Gardin per l’accoglienza diffusa dei profughi, un appello che lo stesso papa Francesco ha ribadito ai primi di settembre alle diocesi di tutta Europa. I referenti della Caritas stanno incontrando le parrocchie in appuntamenti promossi a livello di Collaborazione pastorale, per riflettere sulle possibili accoglienze. Le famiglie inizieranno mercoledì 14 ottobre un corso di 4 incontri in Casa della carità, soprattutto per confrontarsi con un modello di accoglienza già collaudato e per conoscere la normativa italiana in merito all’immigrazione e alla richiesta di asilo e protezione internazionale. Le altre date sono il 21 ottobre, il 31 ottobre (un sabato pomeriggio) e il 4 novembre. Agli incontri parteciperanno anche i referenti parrocchiali che saranno poi i riferimenti nel territorio per il progetto “Rifugiato a casa mia”. “Il corso stesso – sottolinea Erika Della Bella, di Caritas Tarvisina – può essere un’occasione per maturare ulteriori riflessioni e disponibilità. Le parrocchie e i referenti delle Collaborazioni pastorali continuano a telefonarci e a chiedere di incontrarci, ed è molto bella questa apertura che si sta registrando nelle nostre comunità cristiane”.

Il progetto “Rifugiato a casa mia", promosso da Caritas Italiana (in via sperimentale fin dal 2013), coinvolge le Caritas diocesane di tutta Italia per creare una forma di accoglienza diffusa in famiglia, di rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario, e richiedenti protezione internazionale. Nella consapevolezza che il sistema nazionale di accoglienza mostra diverse criticità, si vuole sperimentare un approccio innovativo attraverso il coinvolgimento della comunità cristiana, chiamata a vivere davvero il “coraggio del Vangelo”, come scrivevano i vescovi Gardin e Pizziolo, con scelte che nascano “dall’intelligenza e dal cuore”.
E i Vescovi italiani credono a tal punto in questo progetto da investire in modo straordinario, anche dal punto di vista economico. I fondi messi a disposizione, infatti, non arrivano dal contributo statale per l’accoglienza, ma da un apposito stanziamento della Conferenza episcopale italiana.

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