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Sacerdoti, siate uomini di contemplazione e preghiera

L'invito del Vescovo al rito di ordinazione di don Matteo Andretto, don Riccardo Camelin, Don Giovanni Marcon, don Samuele Tamai, don Andrea Toso sabato scorso in Cattedrale.

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Sacerdoti, siate uomini di contemplazione e preghiera

Contemplazione e preghiera sono i due atteggiamenti fondamentali che il vescovo Gianfranco Agostino ha indicato per non rischiare di restare spettatori di un rito, come quello dell’ordinazione di nuovi presbiteri, che si svolge davanti ai nostri occhi ma rispetto al quale la nostra vita potrebbe mantenersi ai margini.
L’ordinazione di don Matteo Andretto, don Riccardo Camelin, Don Giovanni Marcon, don Samuele Tamai, don Andrea Toso, è stata l’occasione, per tutta la Chiesa di Treviso, di rinnovare la fede che Dio chiama ancora, perché è capace di innamorare giovani cuori i quali, lasciandosi sedurre da Lui, imparano a riconoscerne interiormente la voce e a rispondere in modo sempre più pieno e impegnativo con il coraggio e la gioia che vengono da Dio stesso.
Contemplazione è l’atteggiamento di chi sa sorprendersi davanti ad un dono, non lo considera scontato e non cade nell’abitudine, ma vi entra con cuore grato perché, nelle trame della vicenda di colui che risponde, intuisce la bellezza di Colui che chiama; e così sorge la preghiera, con il tono della lode e dell’invocazione a Dio, assieme a tutta la Chiesa che si unisce in silenzio alla grande preghiera di ordinazione, quando il vescovo scandisce la richiesta: «Dona, Padre onnipotente, a questi tuoi figli la dignità del presbiterato».
Citando papa Francesco nel recente discorso all’assemblea generale della CEI, il vescovo ha ricordato che la risposta del prete alla chiamata si gioca nella sua capacità di donarsi senza resistenze anche in un contesto umano e sociale che spesso manifesta indifferenza a Dio e all’azione dei suoi discepoli, ma che egli percorre con rispetto e delicatezza, scalzo, come in un territorio santo, perché amato da Dio.
L’orizzonte è quello di una speranza che non delude perché, come ha detto il Papa, il prete «è uomo della Pasqua, dallo sguardo rivolto al Regno, verso cui sente che la storia umana cammina, nonostante i ritardi, le oscurità e le contraddizioni ».
Accogliamo con affetto questi cinque giovani che il Signore ci ha donato come fratelli nel sacerdozio, lieti che si inseriscano nel presbiterio insieme a noi che, pur con i nostri limiti, cerchiamo di stimarci, di volerci bene e di camminare insieme come discepoli di Cristo, in un tempo impegnativo e promettente che ci chiama sempre più a vivere e a promuovere comunione e corresponsabilità.

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