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San Charles de Foucauld: le voci di chi ha partecipato alla canonizzazione

In piazza San Pietro, domenica15 maggio, papa Francesco ha proclamato dieci nuovi santi, che hanno risposto con l’amore all’amore infinito di Dio

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San Charles de Foucauld: le voci di chi ha partecipato alla canonizzazione

“Non siamo state noi a cercare Charles de Foucauld, ma lui ci ha cercato!”. Con questo sguardo, a pochi giorni dalla bella festa per la canonizzazione, sorella Nazarena, una delle fondatrici delle Discepole del Vangelo, ricorda l’incontro con frère Charles agli inizi della fraternità: “Ci ha insegnato il quotidiano, lo spirito delle piccole cose vissute nel nascondimento, la vita vissuta da Gesù a Nazareth. Come Chiesa dovremmo riscoprire, insieme, la chiesa domestica, il valore della Parola, l’attenzione ai piccoli e la valorizzazione dei laici per poter diffondere il Vangelo”.

“E’ un uomo dinamico Charles - sottolinea don Stefano Bressan, assistente spirituale della Comunità delle Discepole del Vangelo -. Sono stato in missione e mi colpisce il suo immenso lavoro di traduzione: attraverso la lingua, si è presentato come fratello. Appropriarsi della lingua è uno dei segni più belli di amore verso una popolazione. Inoltre, questo testimone ha lasciato una grande quantità di scritti che permette di entrare nei particolari del suo cammino spirituale; di cogliere quei passaggi dell’ascolto della Parola, dell’incontro con le persone, del dialogo con il suo padre spirituale, che ci conducono alla sorgente della sua esperienza di fede: Gesù, il Modello unico. Infine, l’universalità è la sua capacità di entrare nel particolare. Si è incarnato in modo concreto: l’Islam, la cultura tuareg, la sua simpatia e il suo captare le vie per una relazione vera; pensando all’epoca in cui ha vissuto, tutto ciò è stato uno stile avanzato nella frontiera del dialogo”.

“La canonizzazione di San Charles de Foucauld - condivide Marco Giudolin - è stata un momento nel quale ho potuto toccare con mano la bellezza della fraternità, della quotidianità che diventa preghiera, del dono di poter amare il Padre nell’amore e nell’accoglienza dei fratelli. Abbiamo sperimentato che vivere in pienezza il Vangelo non è una prerogativa dei santi ma è concesso e donato a tutti, nei luoghi e nei contesti nei quali il Padre ci ha voluti. La condivisione di questo momento con persone provenienti da tutto il mondo, è stata un’esperienza di Chiesa in cammino unita nella lode e nel ringraziamento. Sono grato, perché abbiamo potuto gustare il dono e la gioia di sentirci accolti e amati come fratelli”.

“Abbiamo sperimentato la bellezza dell’universalità e della quotidianità”, raccontano Silvia, Cristina e Benedetta, alcune giovani che hanno partecipato alla canonizzazione. “Questi giorni ci hanno aiutato a ricentrare l’impegno quotidiano, a chiederci come e per che cosa impegnarci ogni giorno: il cuore e la croce di frère Charles riassumono ciò di cui c’è bisogno, portare avanti anche le difficoltà, rileggendole nella logica dell’amore. Abbiamo potuto toccare con mano che si può vivere come Charles ha vissuto, guardando le persone diverse da noi non come un ostacolo, ma come un’occasione per crescere e imparare qualcosa di nuovo. Ci siamo sentite accolte in una grande famiglia, come in un abbraccio che non vuole lasciare fuori nessuno, come voleva frère Charles”. (E.F.)

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