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Santa Rita, la fede che muove le montagne

“L'uomo di fede non è lo spettatore del mondo, è l'attore di Dio: Non guarda le montagne, le sposta... La realtà non sta nelle montagne, ma nel loro spostamento... Anche l'impossibile fa parte del reale” Queste folgoranti affermazioni del filosofo, scienziato, Bernard Ronze (1927-2004) ci sferzano a vivere e pensare la fede come una forza che non tanto modifica il reale, ma lo rende tale. La fede crea una realtà nuova. 

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Santa Rita, la fede che muove le montagne

“L'uomo di fede non è lo spettatore del mondo, è l'attore di Dio: Non guarda le montagne, le sposta... La realtà non sta nelle montagne, ma nel loro spostamento... Anche l'impossibile fa parte del reale” Queste folgoranti affermazioni del filosofo, scienziato, Bernard Ronze (1927-2004) ci sferzano a vivere e pensare la fede come una forza che non tanto modifica il reale, ma lo rende tale. La fede crea una realtà nuova. Ciò che ti pare impossibile diventa ciò che di più reale esiste. A dircelo, non con parole e disquisizioni, è una santa che tutti conosciamo come “la santa delle cose impossibili”, Rita da Cascia, di cui oggi facciamo memoria. Il vero caso impossibile che la fede di Rita affrontò fu quello del perdono agli assassini del marito, mai individuati e processati, ma a cui fondati sospetti avevano dato un nome preciso. Rita si rifiutò di accreditare le voci, facendo di tutto perché i suoi due figli non vivessero con il desiderio di vendetta. La loro morte precoce, a causa della peste, fu vista da Rita come il segno che il Signore li aveva salvati da una morte più terribile, quella dell'odio. Volendo farsi monaca, Rita incontrò fortissimi ostacoli, perché non aveva voluto vendicare il marito, parente di alcune suore del monastero. Fu grazie all'aiuto ricevuto... da S. Giovanni Battista, S. Agostino e S. Nicola da Tolentino, che Rita si ritrovò inspiegabilmente all'interno del monastero anche se sbarrato. Accolta nel convento Rita visse un'obbedienza totale, così da accettare di innaffiare per lunghi mesi un vitigno ormai morto, che alla fine produsse grappoli di un'uva squisita. Vicina ai poveri e ai sofferenti che serviva uscendo dal monastero, ricevette per quindici anni sulla sua fronte una ferita sanguinante, segno della passione di Cristo. Durante la lunga malattia chiese, in pieno inverno, che le portassero dal giardino una rosa e dei fichi. Con grande stupore vennero raccolti una rosa rossa e due fichi maturi. Rita morì il 22 maggio 1447 all'età di 76 anni. Furono molti coloro che accanto al suo corpo, da cui emanava un soave profumo, trovarono guarigione.“Tutto è possibile a chi crede”  (Marco 9,23)   

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