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Santissima Trinità: lo Spirito all’opera, mediatore d’amore

Il ritratto del volto di Dio che Gesù è venuto a consegnarci mediante il suo Spirito è ormai completo

Santissima Trinità: lo Spirito all’opera, mediatore d’amore

La solennità della Santissima Trinità raccoglie in un’unica celebrazione quanto è stato rivelato nei tempi forti della Quaresima e del Tempo pasquale: il ritratto del volto di Dio che Gesù è venuto a consegnarci mediante il suo Spirito è ormai completo.
    
Prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà
Quando Giovanni mette per iscritto il discorso fatto da Gesù durante l’ultima cena, con ogni probabilità, sono passati parecchi anni dai fatti raccontati, per cui egli ha potuto ampiamente constatare l’avverarsi delle promesse udite nel cenacolo: “Lo Spirito Santo vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (cf. Gv 14,26). Nella preghiera e nel dialogo con gli altri “testimoni” il Discepolo Amato, probabilmente, ha progressivamente ricordato e compreso le parole di Gesù, riportandole poi in un lungo testo, molto denso ed elaborato. Sono ben cinque, infatti (cf. Gv 13–17), i capitoli del suo Vangelo dedicati a raccogliere gli insegnamenti fondamentali lasciati dal Maestro.
Oggi la liturgia ci invita a soffermarci sulla “quinta promessa” dello Spirito Santo: “Vi guiderà a tutta la verità” (Gv 16,13); e lo farà fungendo da “interprete” delle parole di Gesù. Potrebbe sembrare strana questa affermazione: Gesù ha forse bisogno di un interprete? Il suo parlare non è chiaro e semplice, comprensibile a tutti? In realtà Gesù stesso afferma che lo Spirito “prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,15). E per quale motivo ci sia bisogno di questa mediazione, lo aveva già anticipato: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso” (Gv 16,12). Sarà compito dello Spirito Santo renderle disponibili nel momento più opportuno. Quello che è stato promesso ai primi testimoni privilegiati Giovanni lo ha sperimentato, e vale anche per i cristiani di ogni tempo.
L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori
Ma c’è un altro particolare che non dovrebbe essere tralasciato: “Tutto quello che il Padre possiede è mio” (Gv 16,15). Perciò quando lo Spirito si fa interprete di ciò che è stato annunciato e donato da Gesù, permette anche di accedere a tutto ciò che appartiene al Padre.
Con un linguaggio diverso san Paolo afferma qualcosa di simile in uno dei capitoli più belli del suo capolavoro: la Lettera ai Romani. Innanzitutto, nel primo versetto della seconda lettura, egli riassume in che cosa consista la novità realizzata dalla passione, morte e risurrezione di Gesù a favore dei credenti: “Noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (Rm 5,1). Questa rinnovata relazione con Dio, questo essere riportati a un corretto rapporto con Dio (ciò che Paolo chiama “giustificazione”), è il motivo fondamentale della speranza che abita il credente. È una speranza che non delude, anche quando il cristiano deve attraversare la tribolazione; non delude perché per mezzo dello Spirito “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (Rm 5,5).
È questo amore, innanzitutto, “tutto quello che il Padre possiede” e che appartiene al Figlio, il quale lo dona all’uomo mediante lo Spirito Santo. Lo Spirito imprime nel cuore dell’uomo questa profonda convinzione, questa certezza riguardo all’amore di Dio.
Giocavo sul globo terrestre
La prima lettura, tratta dal Libro dei Proverbi, fa parlare in prima persona la Sapienza di Dio. Nella tradizione cristiana questo testo è stato applicato tanto al Verbo incarnato quanto allo Spirito di sapienza. Ma quanto detto qui della sapienza può essere applicato solo per analogia al Figlio e allo Spirito. La Tradizione ha precisato che il Figlio è “generato, non creato”, per cui quanto qui espresso non si può dire in tutto e per tutto del Verbo e nemmeno dello Spirito. D’altra parte, il testo stesso alterna espressioni come “il Signore mi ha creato come inizio della sua attività” (Pr 8,22) ad altre che la sembrano controbilanciare: “Quando non esistevano gli abissi, io fui generata” (Pr 8,24).
In ogni caso, la sapienza di Dio, consegnata pienamente agli uomini in Gesù, e resa disponibile dallo Spirito Santo, qui è descritta con un linguaggio molto familiare: “giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo” (Pr 8,31). La sapienza è presentata come un fanciullo, o una fanciulla, che gioca con estrema familiarità mentre Dio sta creando il mondo. Ciò che di bello c’è nella creazione, fin dall’inizio, Dio lo ha realizzato con un sapiente disegno: l’opera dello Spirito consiste nel far conoscere e permettere di realizzare questo grande progetto.

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