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Santità eucaristica trevigiana/4: Maria Oliva Bonaldo

Dal 15 al 18 settembre si terrà a Genova il Congresso eucaristico nazionale. Ricordiamo una figura al giorno di trevigiani che hanno vissuto l'amore eucaristico e dall'Eucaristia sono stati trasformati. Ricordiamo la figura di Maria Oliva Bonaldo, che fondò le Figlie della Chiesa

Santità eucaristica trevigiana/4: Maria Oliva Bonaldo

L’amore per L’Eucaristia, che l’evento di Genova vuole evidenziare, si esprime, più che in riti, in esistenze eucaristiche. La Comunione con il Cristo sa trasformare la nostra vita a imitazione della sua: una vita donata. E’ significativo allora far memoria, nella recente storia della nostra Chiesa diocesana, di alcuni testimoni della fede che ancora ci interpellano con la loro santità eucaristica. Dopo San Pio X, il beato vescovo Andrea Giacinto Longhin, Lucia Schiavinato e suor Bertilla Boscardin, ricordiamo Maria Oliva Bonaldo, che fondò le Figlie della Chiesa.

Madre Maria Oliva Bonaldo
Attorno al vescovo Longhin si è formata una schiera di credenti che hanno assunto in modo radicale il loro impegno nella società e nella Chiesa. Sono audaci testimoni della fede che trovano nell’Eucaristia la sorgente del dono di sé. Pur nella diversità delle loro vicende personali Lucia Schiavinato e Oliva Bonaldo hanno fatto dell’amore all’Eucaristia non una pia devozione, ma il motore di tutto il loro impegno.
Era il 22 maggio 1922, “avevo vent’anni – racconta Oliva – quando in occasione della festa del Corpus Domini sentii l’ispirazione di andarci, ma al solo pensiero di affrontare la derisione di certe persone, il mio amor proprio non voleva assolutamente che io vi partecipassi”. Vinta la resistenza interiore, Oliva si trovò vestita di bianco dietro all’Eucaristia portata in processione. Fu in piazza Giorgione a Castelfranco Veneto che il Signore l’aspettava “per pagarmi da Signore” - dirà -. “Quando il sacerdote alzò l’Ostia Santa per benedire, io non so, capii Gesù, ebbi un’idea chiarissima del Corpo Mistico; mi sentivo cambiata... Ritornai a casa un’altra... scrissi sul mio libro di appunti che mi sarei fatta religiosa”. Fu lungo il cammino che Oliva compì per realizzare quell’ideale di vita consacrata che aveva intuito.

Fu, la sua, una storia eucaristica, quella del chicco di grano che, caduto a terra, muore per dare frutto. Il frutto fu la congregazione delle Figlie della Chiesa, anticipatrice del clima del Concilio Vaticano II, il cui carisma è quello di far conoscere, amare e vivere nella sua profondità e nelle molteplici implicazioni il mistero della Chiesa, segno e strumento di salvezza. Venti giorni prima di morire, il 17 giugno 1976, nella circolare per il Corpus Domini, festa del “Fondatore”, madre Oliva scriveva: “Io sarò in mezzo a voi nel ricordo di quella processione che mi ha indotto a vincere il rispetto umano, mi ha spinto alla conversione e mi ha procurato l’ineffabile ispirazione che la santa Chiesa ha approvato... Dal Corpo Eucaristico al Corpo Mistico è stato allora il nostro programma, dalla Vittima gloriosa dell’altare, cui cediamo corpo e anima, perché prolunghi in noi la sua salvifica passione, alla Chiesa, suo Corpo Mistico, per la salvezza di tutti gli uomini, perchè tutti si lascino salvare”. E’ significativo che l’amore eucaristico, vissuto dalle Figlie della Chiesa nell’adorazione della Presenza reale del Signore, le abbia condotte ad aprire spazi di preghiera in alcuni importanti luoghi delle fede come Lourdes e Fatima. Ma ancor più significativa è la loro presenza in Turchia, a Tarso, la città di San Paolo. A chi, durante un pellegrinaggio, chiedeva loro perché vi rimanessero, dal momento che non potevano fare attività religiosa, risposero: “Per tenere accesa la lampada del Santissimo Sacramento”. Grazie allo loro umile presenza il Cristo può essere realmente presente a Tarso, nel pane consacrato.

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