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Scienza, unire forze e saperi

Il dono della scienza aiuta a vivere il quotidiano cercando di conoscere approfonditamente la realtà, e sapendo che questo chiede fatica, e lavoro; è di guida nel riconoscimento e nel rispetto per le competenze altrui, per il sapere di chi ha impegnato tanti anni ad approfondire le cose per migliorare la vita propria e del prossimo. È dono umile, la scienza,  antidoto potente alla presunzione di essere onniscienti: uno solo è Dio, uno solo il Signore, solo lui ha uno sguardo capace di cogliere il tutto delle cose, e noi ne partecipiamo per grazia nella piccola parte che ci è stata affidata.

Parole chiave: scienza (17), doni spirito santo (5), pentecoste (16)
Scienza, unire forze e saperi

Alzi la mano chi di noi, al sentire la parola scienza, pensa subito a un dono dello Spirito Santo: non certo la maggioranza.

Quando parliamo di scienza ci riferiamo piuttosto a un insieme di saperi intorno a determinati fenomeni, e infatti abbiamo le scienze matematiche, biologiche, mediche, astronomiche… Tutte conoscenze che solo in parte sono frutto di un dono – l’intelligenza che ciascuno ha ricevuto, e di cui non ha merito – ma che hanno alle spalle lo studio, la ricerca e la fatica di intere generazioni di uomini e di donne, che da sempre hanno scrutato la realtà, per comprenderla e per governarla. L’etimologia della parola lo conferma: deriva dal latino scire, che significa sapere, conoscere.

Ma di cosa parliamo, allora, invocando lo Spirito di scienza? È san Paolo che ci aiuta a fare chiarezza. Rispondendo ai Corinzi che chiedevano se fosse possibile ai cristiani mangiare le carni immolate agli idoli, egli dice che questo è lecito per quelli che hanno scienza, ossia per coloro i quali riconoscono che «c’è un solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui; e un solo Signore Gesù Cristo, in virtù del quale esistono tutte le cose e noi esistiamo per lui» (1Cor 8,6). Paolo continua ricordando che «non tutti, però, hanno questa scienza», e quindi sono deboli, condizionati dalle apparenze, facilmente scandalizzabili: per rispetto alla loro debolezza, è opportuno trattenersi dal mangiarne.

Questa prospettiva è preziosa per noi, oggi. Il dono della scienza, infatti, aiuta a vivere il quotidiano cercando di conoscere approfonditamente la realtà, e sapendo che questo chiede fatica, e lavoro; è di guida nel riconoscimento e nel rispetto per le competenze altrui, per il sapere di chi ha impegnato tanti anni ad approfondire le cose per migliorare la vita propria e del prossimo. È dono umile, la scienza,  antidoto potente alla presunzione di essere onniscienti: uno solo è Dio, uno solo il Signore, solo lui ha uno sguardo capace di cogliere il tutto delle cose, e noi ne partecipiamo per grazia nella piccola parte che ci è stata affidata. Può trattarsi di arte culinaria o matematica, possiamo essere ottimi artigiani o ricamatrici, ma non saremo mai ottimi in tutto. Insieme a un sano senso del limite, invocando questo dono riceviamo l’aiuto necessario per non riporre esclusivamente la nostra speranza nelle scoperte dell’uomo: riconoscendone l’enorme valore, sappiamo però che raggiungono solo una parte della realtà, nemmeno loro sono onniscienti, né onnipotenti. Solo Dio salva.

Ma come lo Spirito di scienza può sostenerci nel migliorare il mondo, anche il nostro piccolo mondo quotidiano, per farlo crescere secondo il sogno di Dio? Sollecitandoci a mettere insieme le forze, le competenze, le potenzialità, a lavorare gli  uni per gli altri, gli uni con gli altri, perché la piccola o grande porzione di scienza che ci è stata in qualche modo donata, unita alle altre, sia sempre più feconda e ci aiuti a vivere da cristiani, a coltivare e custodire il giardino che Dio ci ha affidato (Gen 2,15).

Spirito Santo, donaci la scienza.

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