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Scocca l'ora dei missionari della Misericordia. E' il Papa ad inviarli

Udienza con Francesco: “Essere confessore secondo il cuore di Cristo equivale a coprire il peccatore con la coperta della misericordia, perché non si vergogni più e possa recuperare la gioia della sua dignità filiale”. Questo, in sintesi, il ruolo del prete nel confessionale.

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Scocca l'ora dei missionari della Misericordia. E' il Papa ad inviarli

“Essere confessore secondo il cuore di Cristo equivale a coprire il peccatore con la coperta della misericordia, perché non si vergogni più e possa recuperare la gioia della sua dignità filiale”. Questo, in sintesi, il ruolo del prete nel confessionale. A riassumerlo è stato il Papa, che ricevendo in udienza i Missionari della Misericordia ha ricordato “una componente di cui non si parla molto, ma che è invece determinante: la vergogna“. “Non è facile porsi dinanzi a un altro uomo, pur sapendo che rappresenta Dio, e confessare il proprio peccato”, ha ammesso Francesco, per il quale “si prova vergogna sia per quanto si è compiuto, sia per doverlo confessare a un altro”. “La vergogna è un sentimento intimo che incide nella vita personale e richiede da parte del confessore un atteggiamento di rispetto e incoraggiamento”, il monito del Papa, che ha ricordato che “fin dalle prime pagine la Bibbia parla della vergogna”, come si legge nella Genesi non solo a proposito di Adamo ed Eva dopo il peccato, ma anche nell’episodio in cui Noè si ubriaca. “Noè nella Bibbia è considerato un uomo giusto, eppure non è senza peccato”, ha commentato Francesco. Di qui l’importanza del “ruolo” dei sacerdoti nella confessione: “Avanti a noi c’è una persona nuda, con la sua debolezza e i suoi limiti, con la vergogna di essere un peccatore. Non dimentichiamo: dinanzi a noi non c’è il peccato, ma il peccatore pentito. Una persona che sente il desiderio di essere accolta e perdonata. Un peccatore che promette di non voler più allontanarsi dalla casa del Padre e che, con le poche forze che si ritrova, vuole fare di tutto per vivere da figlio di Dio”. “Non siamo chiamati a giudicare, con un senso di superiorità, come se noi fossimo immuni dal peccato”, le parole del Papa. Al contrario, “siamo chiamati ad agire come Sem e Jafet, i figli di Noè, che presero una coperta per mettere il proprio padre al riparo dalla vergogna”.

Fonte: Sir
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