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Scout d’Europa: “Ho creduto, perciò ho parlato”, uscita di spiritualità a Venezia

Un centinaio di trevigiani alla due giorni dei capi Fse del Nord Italia, con le meditazioni di mons. Mazzocato

Scout d’Europa: “Ho creduto, perciò ho parlato”,  uscita di spiritualità a Venezia

Da Arma di Taggia a Trieste oltre 300 i responsabili della Fse Scout d’Europa che si sono incontrati a Venezia tra sabato 23 e domenica 24 marzo, tra di loro un centinaio i trevigiani. L’immagine finale dell’incontro, la fotografia scattata in piazza San Marco con lo sfondo della Basilica, dopo la partecipazione alla messa, mostra i visi sorridenti delle capo e dei capi. Felici perché hanno riscoperto che alla base della loro gioia è il diventare, giorno dopo giorno, pescatori di uomini.
Al centro della due giorni l’adorazione eucaristica guidata da mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine, alla quale si è giunti con un percorso sia spirituale che fisico. Per comprendere meglio la due giorni abbiamo posto qualche domanda a Marco Bertoldi, commissario regionale della regione Nord della Fse Scout d’Europa.

Come è nata l’idea di questa uscita?

L’uscita è partita da molto lontano, quando oltre un anno fa i commissari dei distretti che compongono la regione nord hanno definito che questo incontro, di cadenza triennale e incentrato sull’approfondimento spirituale, si sarebbe svolto secondo le modalità scout, facendo strada, con lo zaino in spalla e lo stretto indispensabile per dare spazio all’ascolto, alla preghiera e all’Eucarestia.

Quali sono stati il percorso fisico e le tappe salienti dell’uscita?

Prima tappa è stato l’incontro, nella chiesa di San Salvador a Venezia, con mons. Mazzocato, il quale ha incentrato il suo intervento, per delineare la figura dell’educatore cristiano, sul motto paolino “Ho creduto, perciò ho parlato”. Di seguito, pur nella movimentata città lagunare i capi e le capo, molti dei quali giovani ventenni, sono partiti “facendo silenzio” alla volta del Villaggio San Paolo al Cavallino cui si è giunti con uno suggestivo spostamento in motonave ed una marcia notturna di oltre un’ora e mezza lungo la battigia. Dopo una frugale cena consumata in silenzio, nella chiesa all’aperto l’adorazione eucaristica incentrata sulla credibilità dell’essere testimoni.

La domenica come è proseguita l’uscita di spiritualità?

Dopo le Lodi recitate tutti assieme i 300 partecipanti si sono suddivisi in vari gruppi eterogenei per provenienza ed hanno intrapreso la strada verso la Basilica di San Marco dove sarebbe stata celebrata l’Eucarestia. In questi gruppi di formazione c’è stato modo di condividere quanto raccolto da ognuno e di renderlo pratico per la vita di ciascuno nel rapporto educativo con i ragazzi affidati dalle famiglie. Alla messa siamo stati accolti dall’arciprete, mons. Orlando Barbaro, ha predicato per noi il nostro assistente regionale, don Daniele Fregonese. La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Giovanni Lajolo, che al termine ci ha regalato le speciali benedizioni di papa Benedetto e di papa Francesco.

Che cosa si sono “portati a casa” i responsabili?

Sono convinto che le capo e i capi abbiano riempito i loro zaini di entusiasmo e soprattutto chiarito che, pur nelle difficoltà della realtà contemporanea, è necessario porsi la domanda fondamentale “Che cosa faccio per credere?”, nella speranza che l’essere buoni educatori ci faccia diventare un po’ alla volta Santi.

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