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"Servite la vita e il bene"

Domenica 22 novembre, solennità di Cristo Re, nella chiesa di San Nicolò, sette giovani e adulti della nostra diocesi sono diventati cristiani ricevendo dalle mani del Vescovo i sacramenti dell'iniziazione cristiana

"Servite la vita e il bene"

Un invito a camminare come “figli della luce”, perché “la speranza che viene da Dio illumini le vite di tutti coloro che soffrono per questi tempi difficili e complicati”: è quello che ha rivolto il vescovo Michele domenica pomeriggio, nella bella chiesa di San Nicolò, ad Alberto, Maria, Hervé, Tatiana, Maddalena, Lucia, Maria che sono diventati cristiani. Sette giovani e adulti di diverse parrocchie della nostra diocesi, che hanno ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana.
Insieme al vescovo hanno concelebrato i parroci delle comunità di origine dei catecumeni, alcuni sacerdoti che accompagnano le comunità di immigrati cattolici e don Federico Gumiero, responsabile del Servizio diocesano per il Catecumenato.

La ricca liturgia, inserita nella solennità di Cristo Re dell’Universo, ha sottolineato con molti segni il significato del Battesimo, “l’immersione nella vita senza fine del Figlio di Dio - ha ricordato il Vescovo ai catecumeni -. Vi rivestirete di Cristo, potrete cioè agire come Lui e diventerete Luce in Cristo”.
Il Signore non è un re distante, “ma partecipa alla sorte degli uomini, ne accompagna la storia, soprattutto: se ne prende cura - ha ricordato mons. Tomasi -. Si interessa cioè di tutti e di ciascuno, dei deboli e dei forti, perché vuole il bene del suo popolo, di ogni persona, e lo fa all’interno di un popolo, di una storia concreta. In Gesù Cristo tutta l’umanità è invitata a questa storia di salvezza e di cura. E la sua Chiesa è segno e strumento di questa universale cura di salvezza. Con Gesù Cristo, con la sua forza, siamo chiamati anche noi a partecipare a questa passione di Dio per il bene di ogni uomo, di ogni donna” ha detto il Vescovo rivolto ai catecumeni, accompagnati dai loro catechisti, padrini e madrine, e a tutti i presenti.

Gesù Cristo, dunque, regna “da Crocifisso Risorto”, dopo aver dato tutto se stesso per l’umanità, “vincendo il male con il bene”. I nemici da battere - ha ricordato il Vescovo -, con le armi della mitezza, della verità e della pace, sono l’egoismo, personale o di gruppo; la diseguaglianza e l’ingiustizia; la sopraffazione del piccolo, del debole, del senza voce, del bimbo non nato, della persona fragile e bisognosa, di chi non ha tutele, dell’anziano che viene scartato e abbandonato. E la Chiesa, della quale i neocristiani sono entrati a far parte in pienezza, ricevendo anche i sacramenti della Confermazione e della Comunione, “deve essere quella comunità, quella famiglia in cui il bene della vita, della relazione generativa e giusta, dello sviluppo autentico di ogni persona vengono attivamente ricercati, difesi e promossi, nella certezza che  Cristo ha vinto la morte, e con la sua opera paziente e forte, a cui ci chiede di collaborare e di cui ci chiede di fidarci, la sconfiggerà anche nelle nostre esistenze e nella storia dell’umanità”.

Commentando il grande affresco del giudizio finale presentato nel Vangelo di Matteo, il Vescovo ha ricordato che “l’unica distinzione sarà quella tra persone che hanno saputo vedere il bisogno degli altri e se ne saranno fatte carico ed altre che saranno invece rimaste indifferenti”. E la misura del premio sarà la cura nei confronti dei fratelli e nei confronti di Gesù: “Chi si fa incontro a un bisognoso e se ne prende cura incontra il re, si mette a servizio del re. Chiunque, che sia cristiano o meno. Ogni persona che si lasci chiamare dagli appelli dell’umanità incontra questo re della storia, nel quale i discepoli di Cristo sanno riconoscere Gesù, chiedendogli la forza di seguirlo fino in fondo. E’ questo il re che incontrate, carissimi fratelli e sorelle, è questo re che servite e amate. Ed è in Lui che ricevete vita nuova, è in Lui che rinascete oggi nella verità e nella gloria. Perché è Lui che vi è venuto incontro, buon pastore, e vi ha cercato per prendersi cura di voi”.

La celebrazione è stata quasi un “passaggio di testimone” tra i nuovi battezzati e quelli dell’anno scorso. Dopo la Comunione, infatti, i diciotto battezzati nella veglia di Pasqua del 2019, hanno deposto la veste bianca, al termine del loro cammino mistagogico, e sono stati invitati dal Vescovo a “ritornare nelle vostre comunità parrocchiali, nelle vostre famiglie e al lavoro quotidiano testimoniando la vostra fede”.

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