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Si è spento in Cambogia p. Toni Vendramin, pioniere della presenza del Pime nel Paese

Fu il primo missionario del Pime ad arrivare in Cambogia nel 1990, dopo la fine del regime di Pol Pot. Padre Antonio Vendramin è morto a Phnom Penh lunedì 12 luglio, a 78 anni, in seguito a una polmonite batterica

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Si è spento in Cambogia p. Toni Vendramin, pioniere della presenza del Pime nel Paese

Nato a Badoere, frazione di Morgano, da Ottavio e Lea Spinazzè, Toni ha altri due fratelli e una sorella. Terminate le scuole elementari, viene ammesso nel Seminario minore del Pime a Treviso e da qui percorre tutto il cammino formativo che lo porta a emettere la promessa definitiva nel 1968; frequenta anche corsi di infermieristica e consegue il titolo di infermiere generico. Nel 1969 a Badoere viene ordinato presbitero dal vescovo Mistrorigo.

Assegnato alla Regione Italia Meridionale - si legge nel sito del Pime -, nel 1973 ottiene la Licenza in Sacra Teologia alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale; l’anno successivo raggiunge la sua prima missione di destinazione, il Bangladesh dove rimarrà per 15 anni, impegnato in servizi pastorali e nel dialogo interreligioso. Verso la fine degli anni ’80, durante un periodo sabbatico a Roma, consegue la Licenza in Missiologia alla Pontificia Università Gregoriana. Ed è proprio mentre prepara la tesi che offre la sua disponibilità a essere cappellano della prima comunità delle Missionarie della Carità (suore di Madre Teresa) in Cambogia, quando il governo dei khmer rossi aveva lanciato i primi segnali d’apertura. Raggiunta la nuova destinazione nel dicembre 1990 si impegna nel campo dell’educazione e della scuola. Dal 2006 è in Italia dove esplora le possibilità di una presenza Pime a Treviso e si rende disponibile per l’animazione missionaria. Nel 2009 ritorna in Cambogia.

In una delle sue prime lettere inviate ai confratelli dell’Istituto, raccontava con queste parole, i primi passi - suoi e del Pime -, in Cambogia. “Due settimane prima di Natale, è successo un avvenimento di portata storica per la Chiesa in Cambogia. Alla comunità cattolica è stato restituito un fabbricato dell’ex Seminario minore. Due piani con terreno circostante. Al piano superiore, un ampio salone - ex dormitorio del Seminario -, è destinato a essere la prima chiesa aperta in Cambogia dal lontano 1975, quando Pol Pot prese il potere. I militari che occupavano il fabbricato, avendo fatto il muro di cinta e i gabinetti, hanno chiesto il rimborso di 7.000 dollari… Due settimane di intenso lavoro, anche di notte, per pulire, riparare, imbiancare, tirare la linea elettrica in modo che l’ambiente fosse pronto per Natale.

Così dopo sedici anni di silenzio, la comunità cristiana ha potuto celebrare liberamente la festa della nascita del Redentore. In precedenza, la Messa veniva celebrata alla domenica nella residenza del direttore della Caritas. La prima volta che partecipai mi sembrò che la gente avesse ancora paura. Ma a Natale ho visto non solo la gioia, ma anche il coraggio ritrovato, la fierezza di avere la loro chiesa”. Negli ultimi anni p. Vendramin aveva guidato la parrocchia di San Pietro - racconta l’agenzia di stampa Asianews -, nella zona dell’aeroporto. Finché il Governo lo ha permesso, una volta al mese si recava anche in carcere a fare visita ai detenuti. “Venire qui - diceva l’anno scorso, tracciando un bilancio dei suoi 30 anni in Cambogia - è stata per me un’esperienza molto profonda. A Phnom Penh tutto è cambiato: dove c’erano solo due o tre strade asfaltate oggi ci sono grattacieli di 40 piani costruiti dai cinesi. Ma le ferite del passato restano, più o meno aperte o nascoste. Quanto alla presenza cattolica, in tutte le missioni oggi c’è l’asilo, a volte la scuola elementare. Insieme a strutture di base, case per i disabili, altre iniziative sociali sia a livello diocesano che nazionale. La città è cresciuta, ma a piccoli passi sta crescendo anche questa piccola nostra Chiesa”.

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