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"Siete la carezza di Dio per chi soffre". Messa del vescovo al San Camillo

“Siete sempre nelle mie preghiere. I vostri bisogni, le vostre fatiche, le vostre speranze e la vostra dedizione sono sull’altare. Diventano pane e vino, diventano presenza di Cristo in mezzo a noi. Grazie del vostro impegno”. Il vescovo Michele si è rivolto così, il lunedì dell’Angelo, alle suore, agli operatori sanitari e al personale tutto che lavora all’ospedale San Camillo di Treviso.

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"Siete la carezza di Dio per chi soffre". Messa del vescovo al San Camillo

“Siete sempre nelle mie preghiere. I vostri bisogni, le vostre fatiche, le vostre speranze e la vostra dedizione sono sull’altare. Diventano pane e vino, diventano presenza di Cristo in mezzo a noi. Grazie del vostro impegno. Siete la carezza di Dio per chi soffre”. Il vescovo Michele si è rivolto così, il lunedì dell’Angelo, alle suore, agli operatori sanitari e al personale tutto che lavora all’ospedale San Camillo di Treviso. Una visita semplice in un luogo di cura, vissuta in sicurezza, come quelle compiute all’ospedale Ca’ Foncello e nelle case di riposo cittadine.

Il Vescovo ha celebrato la messa nella chiesa dell’ospedale e poi ha rivolto un breve saluto e una benedizione, dal giardino interno, a medici e infermieri che si sono affacciati dalle finestre dei reparti.

“L’apostolo Pietro non parte nella sua predicazione davanti al popolo di Israele dalle sue competenze teologiche e bibliche - ha ricordato il Vescovo nell’omelia -. Era un pescatore di Galilea che non aveva gli studi di Paolo. Mi piace pensare che non avesse più competenze culturali di quelle del beato Enrico, quando venne da umile lavoratore da Bolzano a Treviso, tanti secoli fa. Ma Pietro ha vissuto con Gesù e, pur avendolo rinnegato, non ha mai cessato di amarlo, e a lui il Signore è apparso vivo, dopo la Risurrezione. Pietro parte da questo incontro reale con il Signore vivente. Per questo è in grado di rileggere anche la storia di Israele, di farsi sapiente predicatore, e coraggioso annunciatore di un fatto che rinnova la vita, che permette un incontro”.

“Anche io oggi non voglio convincervi su una teoria sul senso della vita e sul bene che ci può fare uno sguardo positivo sul mondo - ha aggiunto -. San Camillo non è partito da una teoria sul sistema sanitario per iniziare l’attività di fondazione di congregazioni dedicate agli ammalati, di ospedali e case di cura, ma ha fatto esperienza dell’incontro con l’amore del Risorto che gli ha permesso di guardare con cuore nuovo ai piccoli e agli ammalati. Quell’incontro e quella risposta hanno sfidato il tempo e hanno permesso a noi di potervi avere qui, con questo ospedale, con questa comunità di suore a servizio degli ammalati, con questa grande famiglia di competenti operatori sanitari”.

“Voi tutti, senza eccezione, che lavorate in questo ospedale come anche in tutti gli ospedali della diocesi, in tutto il sistema sanitario – ha sottolineato il Vescovo – siete la testimonianza viva dell’incontro tra cuore che sa amare, mente che pensa il meglio possibile, mani e piedi che si mettono in moto per una solidarietà concreta. Voi tutti ci mostrate che è possibile una vera carità intelligente, e ci ricordate, concretamente, che il bene va fatto bene. Come ci ricorda il Vangelo di Matteo, siamo chiamati a dare il nostro assenso all’annuncio della risurrezione. Possiamo essere come le donne, che dopo aver visto il sepolcro vuoto, con timore e gioia grande corrono a dare l’annuncio ai suoi discepoli e, incontrato sulla strada Gesù risorto si avvicinano, gli abbracciano i piedi e lo adorano. Possiamo, però, essere anche come i soldati e gli anziani del popolo, che non riescono o non vogliono accettare che sia successo qualcosa di così sconvolgente come la risurrezione dai morti, e inventano una scusa per non lasciarsi coinvolgere. Chiediamo anche noi la forza e la disponibilità di credere all’evento della Risurrezione per dare un fondamento alla speranza e un motivo grande per convertirci ogni giorno all’amore. E chiediamo anche che voi tutti possiate continuare a sentire la forza dell’amore che vi spinge alla grande generosità e al grande coraggio con il quale siete a servizio di noi tutti. Che anche per gli ammalati la forza della Risurrezione possa essere fondamento di salda speranza”.

“Nella giornata chiamata lunedì dell’angelo - ha concluso mons. Tomasi -, ricordo che ciascuno di noi ha ricevuto un angelo custode che continua a dire alla nostra coscienza che non siamo soli o abbandonati, che siamo amati da Dio con amore inesauribile. Il Signore ci dona anche degli angeli in carne ed ossa, magari senza ali, ma con un grande cuore, che si prendono cura di noi. Lodo il Signore per questo grande dono”.

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