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“Signore, insegnaci a pregare” - XVII domenica del T.O.

Il segreto della preghiera di Gesù sta nella relazione vitale con il Padre, che lui vive con infinita tenerezza e fiducia

“Signore, insegnaci a pregare” - XVII domenica del T.O.

Lo stavano a osservare da tempo, ma non osavano interromperlo, perché a vederlo così immerso nella preghiera, ne rimanevano affascinati. Se il popolo diceva: “Nessuno mai ha parlato come lui”, loro, i suoi amici, potevano ben dire: “Nessuno prega come lui”.
Una preghiera che si vede…
“Quando ebbe finito” gli si avvicinarono, e uno di loro non seppe trattenere la richiesta, ciò che tutti avevano in cuore: “Signore, insegnaci a pregare!”. Perché capita proprio così: a pregare s’impara vedendo pregare. Ne saprà qualcosa una docente di filosofia non credente, Edith Stein, agli inizi della sua ricerca di fede, quando, entrata come turista nel duomo di Francoforte, osservò una popolana, con la borsa della spesa, raccolta in silenziosa preghiera. La futura martire di Auschwitz racconterà: “Ciò fu per me qualcosa di completamente nuovo. Nelle sinagoghe e nelle chiese protestanti, che ho frequentato, i credenti si recano alle funzioni. Qui, però, entrò una persona nella chiesa deserta, come se si recasse a un intimo colloquio. Non ho mai potuto dimenticare l’accaduto”.
Non lo dimenticarono neppure i discepoli di Gesù, perché ciò che traspariva in lui era una grande confidenza con Dio. Quanto avrebbero desiderato essere ammessi anche loro a quell’intimo colloquio! Non era una formula di preghiera che domandavano, ma come vivere la preghiera. Intanto non sapevano che avevano già iniziato a pregare, perché, come dirà un giorno Sant’Agostino: “Il tuo stesso desiderio è preghiera”.
Il segreto di ogni preghiera
Ora Gesù accoglie il desiderio profondo dei suoi amici e li introduce nel clima della sua preghiera: “Quando pregate dite: Abbà (Padre)!”. Il segreto della preghiera di Gesù sta nella relazione vitale con il Padre, che lui vive con infinita tenerezza e fiducia. La preghiera riallaccia la nostra vita alla fonte della vita.
Comunque tu ti rivolga a Dio, qualunque cosa tu voglia dirgli, o chiedergli, sappi che ti rivolgi sempre a Colui che è il tuo “Abbà” (papà). Puoi dirgli tutto, lo puoi importunare a qualunque ora, soprattutto quanto ti trovi nella mezzanotte della tua vita senza aver più nulla per te e per gli altri.
Pregare a mezzanotte…
Pregarlo come “Abbà” significa che la preghiera non è solo una relazione tra te e lui. Se è “Padre”, lo è non solo per te, ma per tutti. Non ci sarà giorno in cui “un amico che viene da un viaggio” (quei viaggi lunghi e faticosi dell’esistenza...) non ti domandi aiuto. Non ci sarà giorno in cui non ti troverai a mani vuote, incapace di donare quello che l’altro ti chiede, per soddisfare la fame della sua vita. Ti rendi conto di essere altrettanto povero come colui che vorresti aiutare.
Allora è il tempo di bussare con insistenza al cuore del Padre, e verrà l’ora in cui non sarai tu a fissare, in cui lui si alzerà a donare ciò che gli avrai chiesto. Accadrà, forse, proprio a mezzanotte, quando ti pare di aver perso ogni speranza.
don Antonio Guidolin

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