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Sinodo per l'Amazzonia: le attese dei nostri missionari in Brasile e Perù

"Ora aspettiamo il rientro di tutti quelli che dalla nostra arcidiocesi hanno preso parte all’assemblea, c’è tanta attesa”, dice da Manaus don Roberto Bovolenta. "Una cosa rivoluzionaria", commenta dal Perù don Michele Piovesan.

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Sinodo per l'Amazzonia: le attese dei nostri missionari in Brasile e Perù

“In queste settimane abbiamo pregato molto per il Sinodo, assieme all’arcivescovo dom Sergio Castriani, che non ha potuto viaggiare fino a Roma per motivi di salute. E abbiamo fatto tanta attività informativa. Ora aspettiamo il rientro di tutti quelli che dalla nostra arcidiocesi hanno preso parte all’assemblea, c’è tanta attesa”. E’ il sacerdote trevigiano don Roberto Bovolenta, missionario fidei donum a Manaus, a raccontare come è stato vissuto il Sinodo per l’Amazzonia nella sua “strana” capitale. “Strana”, perché la città è in realtà una grande metropoli, con i problemi dei grandi centri brasiliani. Ma basta fare pochi chilometri e ci si trova in piena foresta. “In effetti - continua don Roberto - la fase preparatoria è stata vissuta con grande entusiasmo nei territori amazzonici, un po’ meno qui in città. Ma durante i lavori in Vaticano l’attenzione è cresciuta, ora stiamo promuovendo degli incontri nelle varie zone pastorali per presentare le conclusioni. Certo, il dibattito è stato animato qui in Brasile anche da gruppi che erano contro il Sinodo. Ora aspettiamo il ritorno dei vescovi e l’Esortazione del Papa”.

Tra i temi che interessano da vicino don Roberto, c’è quello relativo alla formazione dei sacerdoti, dato che egli presta servizio anche nel Seminario, a stretto contatto con candidati al presbiterato di diverse etnie indigene. “E’ un lavoro bello e difficile - spiega -. Un seminarista sta tentando di tradurre la Bibbia nella lingua del suo popolo Tukanu, mi spiegava la sua difficoltà a tradurre la parola «Spirito Santo». E’ un cammino lungo”.

L’Amazzonia, come è noto, si estende in 9 Paesi. Tra questi c’è il Perù, dove da decenni, nel vicariato apostolico di Puerto Maldonado (visitato dal Papa nel 2018) presta il suo servizio padre Michele Piovesan, sacerdote fidei donum.

“Per trovarmi ci vuole fortuna, spesso il segnale qui non arriva - ci dice mentre con la camionetta donata dalla nostra diocesi percorre l’enorme territorio affidato alle sue cure pastorali -. A settant’anni sono parroco di 50mila persone, distribuite in 200 paesi di tre diverse province. Sono qui da marzo”.

Padre Michele è entusiasta del Sinodo, “anche se qui le notizie arrivano a fatica, non abbiamo ancora molte informazioni. Ma ho letto il documento conclusivo, mi è sembrata una cosa rivoluzionaria, anche per la centralità data al mondo indigeno. Certo, la tradizione è un tesoro da custodire, ma i tempi cambiano e bisogna andare avanti”. 

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