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Stiamo dalla parte della speranza - DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE

Possiamo già ora “camminare in una vita nuova”

Stiamo dalla parte della speranza - DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE

La Veglia Pasquale ripercorre tutta la storia della salvezza, dal momento in cui Dio crea il mondo con la sua Parola, fino all’annuncio profetico di Ezechiele: “Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36,26). Il mondo è stato creato come “cosa buona”, ma l’uomo, che continua a rimanere per Dio cosa “molto buona”, lo sta rovinando a causa del suo cuore indurito. Per realizzare il rinnovamento di cui l’uomo e il mondo hanno bisogno, Gesù sceglie di passare attraverso la morte: come questo annuncio pasquale può illuminare il tempo che stiamo vivendo?
    
Non temete!
La liturgia della parola, nella Veglia Pasquale, ha il suo vertice nel Vangelo di Matteo (Mt 28,1-10). Maria di Magdala e l’altra Maria vanno alla tomba, ma sono sconvolte da un fatto straordinario: un terremoto improvviso è seguito dalla visione di un angelo che rimuove la pietra che chiudeva il sepolcro; non entrano, ma rimangono intimorite, finché l’angelo non rivolge loro la parola: “Voi non abbiate paura!”.
Paura di che cosa? Del terremoto? Della visione di un angelo? O piuttosto di avere ormai perso per sempre colui che avevano seguito e amato? “So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto”. Solo dopo queste parole sono invitate a vedere “il luogo dove era stato deposto”. Ma non per rimanere lì: devono annunciare ai discepoli, senza ancora averlo visto, che l’appuntamento sarà “in Galilea”, nei luoghi della vita quotidiana.
Solo quando decidono di correre, pur piene di timore misto a gioia, incontrano finalmente il Signore. E ancora risuona forte l’invito: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea”. L’invito a tornare nella vita quotidiana forse si può meglio comprendere in questo tempo nel quale ciascuno è stato “costretto” a rimanere più a lungo nella propria “Galilea”.
Rallegratevi!
Ci mancherà la possibilità di celebrare in chiesa i riti della Pasqua, ma ciascuno potrà sentire questo invito come rivolto a sé: “Nella vostra Galilea mi vedrete”. Abbiamo l’occasione di riscoprire la presenza del Signore Risorto in famiglia, nell’ambiente in cui viviamo quotidianamente, addirittura nella solitudine scelta o, più spesso, patita con sofferenza. In qualsivoglia condizione di vita, Egli si rende disponibile per incontrarci e offrirci una nuova prospettiva di speranza: anche di fronte alla malattia e al lutto. Gesù dice alle donne: Chairete, che significa letteralmente “rallegratevi” (Mt 28,9). Lo dice a ciascuno di noi, anche oggi, e ci invita a portarlo a tutti, soprattutto a chi non vede motivi di rallegrarsi, per la paura, per la malattia, per i lutti che lo hanno toccato, o per il timore della perdita del posto di lavoro: con Lui e in Lui si possono spalancare davanti a ciascuno nuove e insperate possibilità di vita. Quali prospettive di novità riusciamo a intravedere oggi nella nostra vita? Quali vorremmo indicare alle persone che ci stanno a cuore?
Camminare in una vita nuova
L’apostolo Paolo, nel testo che si proclama dopo il canto del Gloria nella Veglia Pasquale (Rm 6,3-11), dice in che cosa consiste la “novità” portata da Cristo risorto e resa disponibile mediante il battesimo, che non è solo un “rito di iniziazione”, ma realizza un morire ed essere sepolti con Cristo. Gesù è morto veramente, mentre noi “partecipiamo” della sua morte; eppure siamo realmente “morti al peccato”: non siamo più schiavi del peccato, perché “chi è morto, è liberato dal peccato” (Rm 6,7). Non significa che non si possa più peccare; solo che non siamo più costretti a rimanere schiavi di scelte indotte dalla logica del peccato. “Come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Non possiamo “verificare” di persona il fatto della risurrezione di Cristo; d’altra parte, la nostra risurrezione la sperimenteremo solo dopo aver attraversato le porte della morte; la possibilità di “camminare in una vita nuova”, invece, la possiamo constatare già ora.
Nel dramma del Covid-19, visioni catastrofiste si alternano ad altre che sperano per l’umanità una presa di coscienza rispetto alle scelte sciagurate che sta compiendo, in vista di un cambiamento radicale. Come cristiani, pur con un sano realismo, stiamo dalla parte della speranza: il cambiamento del mondo può iniziare nella misura in cui daremo credito e continuità a quella “novità di vita” che sta germogliando in ciascuno di noi.

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