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Studio teologico: guardare al passato per aprirsi al futuro

Lo scorso 12-13 ottobre si è tenuto il tradizionale Corso speciale che lo Studio Teologico Interdiocesano (Sti) organizza ogni anno per sviluppare temi monografici a integrazione dei corsi istituzionali. L’edizione di quest’anno, dal titolo “La formazione teologica dei seminaristi in una Chiesa che cambia” – originariamente programmata per lo scorso febbraio e rinviata per l’allora incipiente lockdown –, è stata particolare, poiché ha celebrato i cinquant’anni dello Sti, che ha iniziato la sua attività proprio con l’anno accademico 1970-71.

Parole chiave: studio teologico (7), teologia (14), seminario (93)
Studio teologico: guardare al passato per aprirsi al futuro

Lo scorso 12-13 ottobre si è tenuto il tradizionale Corso speciale che lo Studio Teologico Interdiocesano (Sti) organizza ogni anno per sviluppare temi monografici a integrazione dei corsi istituzionali. L’edizione di quest’anno, dal titolo “La formazione teologica dei seminaristi in una Chiesa che cambia” – originariamente programmata per lo scorso febbraio e rinviata per l’allora incipiente lockdown –, è stata particolare, poiché ha celebrato i cinquant’anni dello Sti, che ha iniziato la sua attività proprio con l’anno accademico 1970-71. La due giorni si è svolta tra Treviso (lunedì 12) e Vittorio Veneto (martedì 13) e ha visto la partecipazione degli studenti, di diversi tra i docenti attuali ed emeriti e dei vescovi delle due diocesi. Il numero necessariamente contingentato dei partecipanti non ha tuttavia pregiudicato il buon esito dell’iniziativa, in quanto non si trattato solamente di un evento commemorativo.

Due, infatti, gli intenti che hanno guidato l’organizzazione e lo svolgimento del Corso: ripercorrere l’esperienza di una riuscita collaborazione tra le diocesi e offrire un’occasione di riflessione sul ruolo dello studio della teologia all’interno del più ampio cammino di formazione dei futuri presbiteri.

Entrambe queste prospettive sono state toccate dal saluto del vescovo Tomasi in apertura della prima giornata. Il moderatore dello Sti ha infatti ricordato come lo sguardo sulla strada percorsa in mezzo secolo di collaborazione non è fine a se stesso, ma è necessario per pensare il futuro di entrambi i seminari e delle due diocesi. È, infatti – ha ricordato il Vescovo – la stessa duplice fedeltà a Gesù Cristo e alla storia, essenziale per la fede cristiana, a spingere alla ricerca di sempre nuove forme per educare i preti di domani in questo, e per questo tempo.

Il compito di guidare i partecipanti alla riscoperta delle origini dello Studio è stato affidato a mons. Stefano Chioatto, docente di Storia della Chiesa e direttore della Biblioteca diocesana del Seminario di Treviso, e a mons. Antonio Marangon, docente emerito di Sacra Scrittura e primo preside dello Sti, intervenuti durante la due giorni. Mons. Chioatto nella sua relazione – “Lo Studio Teologico Interdiocesano: cinquant’anni di cammino insieme” – ha contestualizzato all’interno della stagione post-conciliare il cammino che ha portato alla nascita e al consolidamento dello Sti, ordinando e rendendo accessibili una notevole quantità di dati e di informazioni di non immediata reperibilità, che hanno offerto un quadro dello sviluppo della collaborazione, dell’affiliazione alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano, e dei frutti che ne sono venuti in campo formativo per entrambe le diocesi. In particolare è stato ricordato come dallo Sti siano nate le Scuole di Formazione Teologica per i laici, tutt’ora attive, e l’Issr Giovanni Paolo I a servizio del Veneto Orientale. Mons. Marangon, con mons. Padoin uno dei maggiori artefici della nascita dello Studio, ha offerto un contributo dal sapore testimoniale, inquadrando il progetto dello Sti all’interno dell’evoluzione della teologia dopo il Vaticano II. L’ex-preside ha fatto emergere come la collaborazione, non sempre facile nei turbolenti anni Settanta, sia stata “un percorso” vissuto da parte dei docenti “da cercatori”, guidati dalla preoccupazione formativa di non essere tanto “persone di manuale”, che trasmettono nozioni, quanto piuttosto “testimoni della disciplina insegnata”.

La riflessione circa il ruolo dell’insegnamento della teologia all’interno della formazione globale offerta dai Seminari è stata, invece, introdotta da un primo intervento offerto via web da don Duilio Albarello, docente di Teologia Fondamentale alla Facoltà Teologica di Milano, che ha messo a fuoco lo specifico apporto che la teologia può offrire alla società civile sfidata da una tecnologia sempre più presente nella vita e da una fraternità da riscoprire come valore e costruire in un contesto pluralistico (vedi riquadro). Il vescovo Pizziolo nel suo intervento – “La prospettiva della pastoralità come chiave della formazione teologica di una Chiesa sinodale” – ha ricordato come sia il ministero pastorale l’orizzonte all’interno del quale pensare l’insegnamento della teologia nei seminari. Attingendo alla sue passate esperienze di formatore e docente, il Vescovo ha ripercorso i principali documenti che affrontano il tema della formazione intellettuale, mettendo in evidenza come la finalità pastorale della teologia “non significa una teologia meno dottrinale o addirittura destituita della sua scientificità; significa, invece, che essa abilita i futuri sacerdoti ad annunciare il messaggio evangelico attraverso i modi culturali del loro tempo e a impostare l’azione pastorale secondo un’autentica visione teologica”. Una visione che oggi non può prescindere, in particolare per un pastore, dalla “pratica dell’ascolto e del discernimento”, ma nemmeno dall’assunzione delle responsabilità che sono a lui proprie in una Chiesa che si riscopre sinodale. Mons. Pizziolo ha inoltre sottolineato come lo studio abbia anche un risvolto esistenziale-vocazionale non secondario, in quanto per il candidato al ministero sacerdotale, concorre al processo di conformazione a Cristo capo e sposo della Chiesa che avrà il suo apice nell’Ordinazione. Mons. Pizziolo ha presieduto, infine, la celebrazione eucaristica nella cappella del Seminario di Vittorio Veneto, a cui ha fatto seguito un momento di festa tra seminaristi, professori ed educatori. In questo modo si è voluto sottolineare come la riflessione teologica non possa essere pensata a prescindere dalla globalità dell’esperienza formativa e credente che è l’anima di entrambi i Seminari.

A un primo sguardo ciò che sembra emergere non è solo la vitalità dello Sti e dei due Seminari, frutto anche delle scelte fatte 50 anni fa, quanto piuttosto l’esistenza di una preziosa esperienza di collaborazione e di sinodalità che, nonostante il suo carattere particolare e “settoriale” può essere illuminante per le sfide che attendono le nostre Chiese locali, non solo per quanto riguarda il futuro dei rispettivi Seminari, ma l’intera azione pastorale. Il valore di questa esperienza – che rischia di essere messo in ombra dal fatto che dopo mezzo secolo è (per fortuna!) normale pensare l’insegnamento della teologia in Seminario e nelle altre istituzioni deputate come frutto della collaborazione tra diocesi, tra preti, laici e laiche – può maturare ulteriormente e continuare a portare frutto anche fuori dalle “mura del Seminario”, solo continuando con serietà il servizio dell’insegnamento, che porta con sé una riflessione previa e successiva alla singola lezione in classe e  rimanendo il dialogo con le varie istituzioni diocesane.  

Chi, in tempi non semplici, ha iniziato con prontezza l’esperienza che oggi compie mezzo secolo, probabilmente si spingeva verso orizzonti per allora inediti e forse anche ritenuti “pericolosi”. Oggi riconosciamo che è stata una scelta lungimirante e forse profetica. Questa consapevolezza, oltre a farci sentire debitori verso chi ha voluto lo Sti, ci deve sostenere nel cammino di rinnovamento delle nostre Chiese. *Segretario Studio teologico

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